Marco Tuggia
È finita l'educazione?
Il CNCA organizza un importante seminario, a settembre, per ragionare sul senso dell'educare oggi. Uno spazio "aperto" a diversi punti di vista
Il tema dell'educare è sempre stato una parte costitutiva del pensiero, dell'azione, del metodo del CNCA e del suo dibattito interno. Da diversi anni lo stiamo periodicamente collocando al centro delle nostre riflessioni, anche con una diversificata esigenza di ricollocarne il pensiero e di metterne in discussione principi e approcci.
Forse ultimamente, però, sentiamo di essere sempre meno soli a porci interrogativi, ad affrontare dubbi, a non trovare facili soluzioni su questo argomento. E percepiamo l'importanza che può assumere un momento così incerto; un momento culturale e sociale che sta ridefinendo a 360 gradi riferimenti, ruoli, metodi, significati, prospettive dell'educare.
Letture, incontri più o meno casuali, pensieri raccolti in convegni o in percorsi formativi, ci hanno convinti che è tempo di allargare il confronto, di aprire spazi perché tesi diverse o simili generino pensieri nuovi, importanti per tutti: perché questo non è solo "un tema"; esso è un modo di essere e di stare nel sociale.
Siamo infatti convinti che coloro che a vario titolo si occupano di educazione si trovano costantemente a fare i conti con varie criticità e paradossi che l'agire educativo presenta. Alcuni di questi sono strettamente congeniti all'atto educativo e di per sé insolubili perché ne costituiscono l'anima; altri invece sono legati al contesto storico e sociale del tempo.
Le profonde trasformazioni che hanno e stanno caratterizzando l'attuale momento storico stanno interrogando gli educatori e, non solo, così profondamente da far sorgere in loro la domanda se sia arrivato il tempo della fine dell'educazione. Si tratta di una domanda la cui risposta presenta un tale livello di "drammaticità" che spesso è negata o appena sussurrata da chi la sente nascere dentro di sé.
È evidente che questa intensità deriva dal fatto che tale questione investe l'uomo nella sua essenza e nel suo futuro, tanto che si comincia a parlare di "post-umano" (vedi "Cem Mondialità", giugno-luglio 2007) e, di conseguenza, ci si interroga sulla possibilità di educare questo umano.
Con il seminario "È finita l'educazione?", che si terrà a Levico Terme (Tn) dall'11 al 13 settembre prossimi, il CNCA intende invece creare uno spazio di pensiero "aperto" dove si possa accogliere e coltivare questa domanda senza timore, con responsabilità, rinnovando l'accettazione del rischio e del senso di precarietà dell'atto educativo, con tutte le conseguenze epistemologiche, ma anche etico-antropologiche.
Ci sembra questa una novità nel confronto all'interno del mondo di chi lavora e s'impegna nel sociale, sia per il contenuto, sia per il metodo proposto che cerca di approfondire il tema con apporti provenienti da diverse discipline e di sviluppare un dialogo tra diversi interlocutori che a vario titolo si occupano di educazione.
Con questa proposta si cerca di raggiungere due principali obiettivi: da un lato promuovere il confronto tra i diversi punti di vista, valorizzando le diverse esperienze, e dall'altro contribuire alla costruzione di un pensiero sull'argomento, aprendo ad eventuali nuovo approfondimenti.
Abbiamo voluto così rivolgerci a quelle organizzazioni che in questi anni, come CNCA, abbiamo incrociato nei nostri percorsi e con i quali si sono condivisi dei pezzi di strada, chiedendo di inviare come partecipanti coloro che si prendono cura della riflessione sul "pensiero pedagogico" delle proprie proposte.
Il seminario inizierà giovedì pomeriggio 11 settembre 2008 con una relazione d'apertura di Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia interculturale all'Università Bicocca di Milano, che avrà per titolo "L'importante è finire. Le mille morti dell'educazione".
Nella giornata del 12 settembre sono stati invitati quattro esperti a presentare la loro tesi rispetto alla tematica proposta. Si tratta di Carlo Buzzi, docente di Metodologia delle scienze sociali all'Università degli studi di Trento, coordinatore scientifico dell'Istituto IARD; Franca Pinto Minerva, professore ordinario di Pedagogia generale, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Foggia; Corinna Cristiani, assistente ordinario di Psicologia dinamica che insegna Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari presso la Facoltà di Psicologia di Milano Bicocca; Igor Salomone, consulente pedagogico e docente presso la Facoltà di Scienze della formazione, Università Bicocca di Milano.
Al termine dei quattro interventi si insedieranno quattro laboratori in cui i partecipanti al seminario avranno la possibilità di discutere le tesi proposte.
Il seminario si concluderà nella mattinata di sabato 13 settembre in cui, dopo una illustrazione di quanto emerso dai laboratori, ci saranno due interventi di chiusura del percorso. Il primo a cura di Leopoldo Grosso, vice presidente dell'Associazione Gruppo Abele di Torino e responsabile dell'Università della Strada, il secondo di Lucio Babolin, presidente del CNCA.
Alla realizzazione del seminario contribuisce la rivista "Animazione Sociale", che riprenderà nelle sue pagine i materiali che verranno prodotti.
Don Giacomo Panizza
"Stasera mi butto: scenari di leadership nei gruppi d'intervento nel sociale"
Un laboratorio formativo attivato del CNCA Calabria
A fine primavera 2008 il CNCA Calabria ha gestito un laboratorio formativo con lo scopo di approfondire il tema del ricambio delle leadership delle sue associazioni, cooperative, organizzazioni. Sentiamo infatti il bisogno di sollecitare in più modi alcuni passaggi di mano costruttivi da parte dei "vecchi" leader e incoraggiare ulteriori prese di responsabilità più globali da parte dei "nuovi", parecchi dei quali hanno partecipato intenzionati a "buttarsi" in un futuro da leader a loro volta. Abbiamo dedicato quattro giornate ad esplorare tanti come e perché impegnarsi a rigenerare leadership nei nostri gruppi e nei nostri disparati interventi sociali.
La prima sessione, condotta da Giorgio Marcello, ha messo a fuoco alcune figure di fondatori, presidenti, capigruppo, leader carismatici, per "discuterci sopra", per capirne le storie, le motivazioni e le scelte, le modalità di decisioni, ma anche il loro attuale promuovere o ostacolare processi sociali e culturali, allargamenti di corresponsabilità. Così abbiamo scoperto tipi di leadership generatori di capacità di futuro nei propri gruppi, insieme a tipologie di leadership apportatrici di entropia organizzativa e di risorse, deleterie al gruppo e perfino dannose alla solidarietà sociale.
Pensiamo che in ogni organizzazione sia apprezzabile attendersi di veder crescere maschi e femmine che si buttano a prendersi cura del gruppo, dei servizi e delle iniziative gestite, della mission di utilità e di cambiamento sociale e culturale. Pensiamo che in ogni gruppo ci siano maschi e femmine capaci di questo.
Marina Galati ha animato la seconda sessione, finalizzata ad esaminare di quali conoscenze e abilità possano aver bisogno i gruppi sociali per fare "storia", cultura, movimento e non solo cronaca di interventi e di prestazioni sociali. Le figure leader mostrano sguardi interessati verso l'interezza del gruppo, e diventare leader significa avere in cima ai pensieri il gruppo e la sua crescita, il suo lavoro e le sue idealità, e per di più le persone, il lavoro di ognuna e le idee, le attese e i grandi desideri, la felicità. Significa saper vagliare le "presenze" nel gruppo, capendo se si collocano sul registro del posto di lavoro e delle semplici prestazioni, oppure su quello del lavoro al posto giusto, della riflessività, dell'operatività vitalizzante.
Nella terza sessione Antonio Samà ha considerato il tema della leadership in movimento e in apprendimento nel farsi della "storia" di gruppi organizzati: una leadership attenta, consapevole dei confini che deve presidiare, capace di fare e far fare "passaggi significativi" alle persone e ai gruppi stessi. Si sono inoltre messe a tema alcune doti personali di leader, le predisposizioni e le capacità - in atto e in potenza - di rapportarsi alla vita ordinaria dei gruppi di impegno sociale e agli incessanti bisogni di trasformazione e di rilancio organizzativo. Doti o talenti di leader si esprimono nel farsi associativo. Egli o ella vede e promuove i bisogni, i desideri, l'organizzarsi, le risorse dei singoli e del gruppo, e vede e promuove anche il "contesto", il territorio e la società.
Con Massimo Campedelli, nell'ultima sessione, abbiamo spostato lo sguardo sullo scenario sociale e culturale, politico ed economico, cercando di ritrovare e reinventare in esso spazi d'impegno e di senso al futuro del terzo settore. Ci siamo interrogati su cosa stia avvenendo in Italia, al Sud in particolare. Ci siamo chiesti quale peso abbia oggi la dignità umana, l'idealità, l'equità, il diritto. Dove si spostano gli interessi? E i poteri? Cosa ci sta domandando una società in cui sembra profilarsi una fase in cui le logiche della "sicurezza" risultano soverchianti la fiducia sociale? Quando a gran voce si chiedono interventi discordanti con la "sicurezza sociale" e coi diritti delle persone, quali spazi ci rimangono? Il lavoro coi deboli si tramuta in lavoro debole, indebolendo anche le nostre professioni. In un tempo di "società liquida" soffriamo la difficoltà a fare gruppo e a progettarci come società accoglienti e solidali.
Alle analisi e agli interrogativi scaturiti nelle quattro sessioni del "laboratorio" hanno fatto riscontro molte risposte e proposte. Una miniera! E ci siamo resi conto che la crisi di avvicendamento di leadership nei nostri gruppi non è un problemino ma un grosso problema, non è un dettaglio ma una grossa scommessa. Più ne parlavamo e più scoprivamo il bisogno di avvicendamenti di responsabilità nei gruppi; più analizzavamo e più ci tremavano le gambe a "vedere" il cammino pericoloso di non mettersi in gioco abbastanza sui nodi fondamentali dell'essere organizzazioni, e come tali bisognose di nuovi protagonisti propensi a ruoli "alti" nelle nostre realtà complesse. Ma fortunatamente è ancora calda la voglia di lottare per il cambiamento. Anche quello nostro.
Simona Bruschini
L'inclusione ai tempi dell'insicurezza
Le iniziativa organizzate dal CNCA Umbria in occasione della Giornata mondiale sulla droga
In occasione della Giornata Mondiale sulla droga, istituita dall'Onu il 26 giugno, il CNCA Umbria ha inteso partecipare con una propria iniziativa per favorire ed ampliare il dibattito, al fine di intendere tale giornata non solo come momento celebrativo, quanto piuttosto come occasione per ribadire, soprattutto in questo momento, la posizione di chi da anni lotta ogni giorno per restituire dignità ad una problematica trasversale all'intera società.
Non è stato casuale, dunque, il titolo: "In-dipendenze culturali", né tanto meno l'argomento: "L'inclusione ai tempi dell'insicurezza".
L'iniziativa, che ha avuto nell'assessorato regionale alle Politiche Sociali e Abitative il principale interlocutore, ma che ha registrato l'adesione convinta e fattiva dei Comuni di Perugia e Terni, nonché delle Asl 2 e 4 della regione dell'Umbria, si è svolta nell'arco di tre giornate, dal 25 al 27 giugno scorsi, ed ha interessato le città di Perugia e Terni.
Il 25 giugno, alla Sala della Partecipazione della Regione Umbria, si è tenuto un seminario regionale coordinato da Leopoldo Grosso, vice presidente del Gruppo Abele, che ha visto, fra gli altri, la partecipazione di Joli Ghibaudi, esponente del CNCA nazionale.
Il tema - quale inclusione ai tempi dell'insicurezza? - veniva declinato di volta in volta rispetto all'interlocutore, politico o tecnico, istituzione o servizio, così da evitare, in primis, discorsi vuoti, e da rendere possibile, poi, la stesura di un documento che, se da un lato riporta i bisogni, dall'altro aiuta tutti "gli uomini di buona volontà" a delineare un modello di intervento reale, efficace e verificabile.
Il seminario, durato l'intera giornata, ha vissuto il suo momento maggiormente proficuo proprio nel pomeriggio, quando, alla ripresa dei lavori, il dibattito è stato aperto anche a quelle componenti della società civile, quali i sindacati, non identificabili certo come "addetti ai lavori".
Le giornate del 26 e del 27 giugno hanno avuto altri momenti importanti e significativi: il 26 mattina, il CNCA Umbria ha aderito all'iniziativa promossa dal CNCA nazionale a Roma con il sottosegretario Carlo Giovanardi, a cui ha partecipato il presidente Massimo Costantini. Poi, alle 17.00, a Terni, abbiamo presentato il libro di Monica Brandoli e Susanna Ronconi Città, droghe e sicurezza; la tavola rotonda che ne è seguita ha visto la partecipazione non solo dell'autrice Susanna Ronconi, ma anche dell'assessore alla Cultura del Comune di Terni, nonché del capo dipartimento per le Dipendenze della Asl 4 dell'Umbria.
Alle 21.30, a Perugia, c'è stata la proiezione del film Fuorivena, vincitore del Festival di Locarno 2006, alla quale avrebbe partecipato anche la regista Tekla Taidelli, se non l'avesse messa "fuori gioco"... la varicella! L'iniziativa, comunque, ha registrato la partecipazione di oltre 100 spettatori paganti!
Il 27 giugno, infine, al Salone d'Onore della Giunta regionale dell'Umbria, si è tenuto il seminario "Prossimità e sicurezza", che, partendo dai dieci anni di attività dell'Unità di Strada di Perugia, ha affrontato il tema così attuale della sicurezza, offrendo la metodologia del lavoro di prossimità quale possibile risposta. Ha coordinato i lavori Riccardo De Facci, responsabile Dipendenze del CNCA.
Nel pomeriggio abbiamo presentato, anche a Perugia, il libro di Monica Brandoli e Susanna Ronconi; alla tavola rotonda hanno partecipato gli assessori alla Cultura e all'Urbanistica del Comune di Perugia, nonché Paolo Bartoli, dell'Università degli Studi di Perugia.
Va detto, infine, che la partecipazione all'intera iniziativa è risultata - nonostante il livello di qualità sia stato, secondo noi, più che buono - abbastanza scarsa; la cosa, però, va imputata, innanzitutto, ai nostri limiti organizzativi, soprattutto riguardo alla capacità di comunicazione, che, per così dire, ha fatto acqua più di un canestro sfondato.
Questo, però, ci ha permesso di capire due cose fondamentali: 1) l'iniziativa è valida e intendiamo riproporla sia il prossimo anno che quelli a venire, così da farla diventare un sicuro e valido appuntamento fisso; 2) la nostra capacità organizzativa può e deve crescere, soprattutto dobbiamo calibrare meglio i tempi. In pratica, nel 2009 inizieremo ad organizzare "In-dipendenze culturali" subito dopo la Befana. Chiunque abbia idee e disponibilità ci può contattare a partire dal 7.1.2009... noi ci saremo.
Francesco Di Giovanni
"Onestamente non ce la faccio più"
Al Giffoni Film Festival la "prima" del documentario realizzato da dieci ragazzi inseriti nel progetto "Giovani, legalità... Iammonline"
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