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Il vento che soffia dal Sud

Assemblea/laboratorio interregionale promosso dal CNCA e dalla Caritas diocesana di Adria e Rovigo (23 maggio)

CNCA                                       Caritas diocesana di Adria e Rovigo

Il vento che soffia dal Sud
Assemblea-laboratorio interregionale

Rovigo, 23 maggio

Gli eventi ai quali abbiamo assistito nell'anno appena trascorso e nei primi mesi del 2012 in Medio Oriente e Nord Africa hanno colto tutti di sorpresa, forse anche gli stessi protagonisti. Le centinaia di migliaia di persone scese nelle piazze e nelle strade, in gran parte giovani perché giovani sono queste società, sono state mosse da sentimenti non così diversi da quelli che animano chi protesta e reclama giustizia e diritti in qualsiasi parte nel resto del mondo. Persone che aspirano ad essere cittadini a pieno titolo visto che nelle dittature ci sono, invece, sudditi.
Un movimento di massa simbolicamente contro anche chi aveva sempre sostenuto, che era più sensato, come migliore scommessa per il futuro, il sostegno a dittatori funzionali ai nostri interessi economici e strategici. Ma ciò al quale abbiamo assistito rappresenta anche una parziale sconfitta del radicalismo violento, sempre in agguato ma sicuramente ridimensionato nei fatti: sono state le moltitudini non violente e non gli attentati o le guerre a far cadere dittatori ritenuti invincibili fino al giorno prima. Per la prima volta è stata messa in scena l'indignazione verso regimi indecenti ed è stata data voce a una forte domanda di libertà e giustizia capendo che il nemico da abbattere era soprattutto interno, pur in molti casi appoggiato dai "grandi della terra".
Il processo è ancora in corso e l'esito è sicuramente incerto perché, da sempre, chi detiene il potere cerca in tutti i modi di mantenerlo in diverse forme e sembianze. Questi fatti, però, sono di una portata enorme per le evidenti conseguenze interne nei paesi coinvolti ma anche per le ricadute che stanno provocando nel contesto europeo ed internazionale. La "primavera" araba interpella la "sponda" nord del Mediterraneo.
Con le immagini sono arrivate le persone, prima quelle scappate dalla Tunisia, poi quelle fuggite o deportate dalla Libia. Donne, uomini e bambini che hanno affrontato il Mediterraneo su vecchie imbarcazioni non sempre riuscendo a toccare terra. L'Alto Commissariato Onu per i rifugiati stima che nel corso del 2011 almeno 1.500 persone siano morte nel tentativo di raggiungere le coste europee, un dato solo stimato ma che rende la dimensione di ciò che accade alle nostre porte. La ricerca di protezione, tuttavia, è un fenomeno tutt'altro che nuovo e che si incrocia con le altre migrazioni, talvolta distinguendosi, altre volte confondendosi con loro. I flussi migratori sono un fenomeno globale e strutturale che coinvolge ogni anno circa 200milioni di persone, solo una piccola parte delle quali dirette verso il cosiddetto primo mondo. Eppure noi ne parliamo quasi esclusivamente in termini emergenziali e locali, abbinandovi spesso forti strumentalizzazioni politiche: una condizione che non ci consente di andare oltre l'analisi superficiale e di comprendere le trasformazioni che porta con sé, ma soprattutto di pensare e attuare adeguate politiche di governo.
Forse siamo difronte ad una stagione che, in un certo senso, "presenta il conto" per alcune conseguenze non volute di scelte che abbiamo contribuito a fare in questi anni di storia anche recente. In ogni caso, nulla sarà più come prima perché abbiamo a che fare con una spinta forte alla conquista dei diritti democratici fondamentali.
Possiamo guardare agli accadimenti con occhi preoccupati e ancora soprattutto attenti a non "perdere" quello che abbiamo o, invece, cogliere l'occasione che ci viene per provare a guardare al futuro con una prospettiva diversa.
Forse è quello di cui abbiamo più bisogno!

Scarica:
- il programma dell'evento
- la scheda di iscrizione

 

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