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Stretta sulla protezione umanitaria, un atto contro l'integrazione

Don Zappolini: "Colpiti soggetti vulnerabili e persone che, spesso, hanno già compiuto un percorso positivo nel nostro paese"

COMUNICATO STAMPA

Stretta sulla protezione umanitaria,
un atto contro l'integrazione
Zappolini: "La circolare del ministero dell'Interno colpisce, di fatto, soggetti vulnerabili
e persone che, spesso, hanno già compiuto un percorso positivo nel nostro paese"

Roma, 6 luglio 2018

"La circolare del ministero dell'Interno che invita, di fatto, le autorità preposte a ridurre le concessioni della protezione umanitaria alle persone straniere che ne fanno richiesta", dichiara don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), "è un atto grave per più ragioni. In primo luogo perché pare adombrare l'idea che la protezione umanitaria sia stata concessa, fino a oggi, con eccessiva e immotivata larghezza. Niente di più sbagliato. Tutti gli addetti ai lavori sanno che tale protezione è stata accordata in casi di effettiva e significativa vulnerabilità e che, anzi, ad avviso di molti operatori – tra cui noi stessi – avrebbe potuto essere riconosciuta in un numero di casi ben più alto."

"In secondo luogo", continua il presidente del CNCA, "con tale atto si colpisce un istituto che ha favorito percorsi di integrazione già avviati con successo, cosa di cui il ministero pare essere consapevole nel passaggio della circolare in cui si afferma 'per arrivare ad essere uno strumento premiale dell'integrazione'. Ed è proprio questo il punto: dovremmo essere lieti di aver trovato uno strumento che favorisce l'integrazione, no? Oppure dobbiamo pensare che l'integrazione stessa è un problema? In verità, si pensa solo a espellere – nel senso ampio del termine, non riferito solo all'atto burocratico-giudiziario di espulsione – e non vi è alcuna proposta per rendere più efficiente e corretto il sistema di accoglienza e per favorire la convivenza delle persone italiane e straniere sui territori. L'annuncio dello spostamento di 42 milioni di euro dall'accoglienza ai rimpatri va in questa direzione. Un approccio che non produrrà nulla di buono, prima di tutto per 'gli italiani'."

 

 
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