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Elezioni regionali, un risultato del quale fare tesoro

Anche gli osservatori più interessati e più di parte hanno unanimemente riconosciuto che il centrosinistra ha vinto le elezioni regionali non solo perché - oltre a confermare la propria leadership nelle Regioni ove già governava - ha allargato a Puglia, Piemonte e Lazio le Regioni con governatore di centrosinistra, ma anche perché lo premia la stessa somma totale dei voti ottenuti (quelli sui quali anche per Berlusconi si doveva misurare l'esito elettorale), con uno scarto di oltre due milioni di preferenze.

 

Non possiamo che dichiarare la nostra soddisfazione: abbiamo sostenuto che non era più possibile per una organizzazione sociale che predica e tenta di praticare la solidarietà, la legalità, l'eguaglianza, il ruolo attivo dello Stato nella garanzia dei diritti di cittadinanza chiamarsi fuori dal diritto-dovere di esercitare una opzione tra i due schieramenti in campo.

Noi la nostra opzione l'abbiamo fatta dichiarando di collocarci nell'area politica del centrosinistra, non per una scelta ideologica e precostituita, ma sulla base di una attenta valutazione delle culture e delle politiche a confronto.

Ora ci aspettiamo una grande capacità di trasformare una serie di sperimentazioni e di buone prassi in un modello di governo locale condiviso, in una cornice di orientamenti e di impegni comunemente assunti da tutte le Regioni governate dal centrosinistra.

Ci aspettiamo la capacità di operare concordemente, anche se con metodologie e azioni cadenzate e pensate sulla dimensione delle caratteristiche locali, una rivoluzione ed una inversione di tendenza soprattutto sui temi della lotta alla povertà, della garanzia dei diritti di cittadinanza per tutti a prescindere dal luogo di residenza, dell'universalismo selettivo, delle politiche pubbliche della scuola, della sanità, della casa e del lavoro.

E ci aspettiamo una rivisitazione del concetto di sussidiarietà che rilegittimi la funzione pubblica e la pari dignità del privato sociale e del terzo settore senza che questo significhi liberalizzazione e privatizzazione dei servizi alle persone, stato minimo, parti eguali tra diseguali, iniqua distribuzione territoriale delle opportunità.

Crediamo che le positive esperienze dei Piani di Zona, della programmazione condivisa dei servizi all'infanzia e all'adolescenza, dei piani triennali di intervento nel settore delle dipendenze, di Piano regolatore del Sociale, vadano messi a regime dando applicazione, anche attraverso opportune iniziative legislative regionali, supplettive delle inadempienze del governo, alla legge sulla riforma dell'assistenza a partire dai Livelli Essenziali di Assistenza Sociale e dalla individuazioni dei profili delle professioni sociali.

Azioni che potranno consentire di sperimentare localmente un possibile progetto di governo nazionale in tempo reale e contemporaneamente alla stesura del programma in vista dell'appuntamento elettorale delle politiche 2006.

Noi, con le nostre strutture nazionali e regionali, siamo pronti e disponibili a fare la nostra parte: quella di un soggetto collettivo impegnato da oltre vent’anni nei territori a difendere i diritti degli esclusi, dei senza voce, con la responsabilità che ci deriva dal sentirci soggetto politico a dimensione pubblica e con la libertà garantitaci dall’aver scelto il lavoro sociale come strumento di affermazione del nostro dovere di cittadinanza attiva.

Non possiamo permetterci di perdere questa occasione che potrebbe diventare storicamente rilevante.


Lucio Babolin
Presidente Nazionale CNCA

 
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