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Tossicodipendenze e marginalità urbane: il progetto del CNCA

Sempre più sfaccettata la realtà sulla strada, fa notare Vincenzo Castelli (consulente di politiche sociali): gli homeless sono anche "tossicodipendenti, alcolisti, hanno problemi psichiatrici; sono stranieri e italiani emarginati, ma anche persone ‘normali’ diventate povere per la precarizzazione della vita. Anche le badanti sono a rischio prostituzione".

 

Castelli è intervenuto il 21 ottobre alla Sala Tevere della Regione Lazio durante il seminario promosso dal Cnca sul tema "Tossicodipendenze e marginalità urbane: dall’emergenza all’intervento di comunità".

"Le politiche e la sensibilità delle istituzioni sono lontane dalle esigenze sui territori, mentre l’esclusione sociale avanza, crescono le difficoltà di carattere economico e culturale, e si moltiplicano interventi assistenziali e buonisti", ha rilevato Castelli, riferendo i dati di una ricerca sugli homeless della Regione Veneto: su 144 persone rilevate, 80 nei dormitori e gli altri in strada, il 45% erano italiane. "Assistiamo a un percorso graduale di pauperizzazione che porta sulla strada persone ‘normali’ a causa della perdita del lavoro o della morte del coniuge – ha evidenziato -. La marginalità estrema coinvolge anche chi ha fatto una vita normale e ha perso progressivamente casa, lavoro, relazioni". Importante è anche il "processo identitario della persona senza dimora e relazioni affettive: alcuni non vogliono dare il loro nome o si fanno chiamare con un numero; avviene una destrutturazione dell’identità personale, che diventa un’indicazione per gli operatori, chiamati a stabilire un rapporto affettivo con queste persone". Un altro elemento costante è la cronicità della condizione degli homeless: dura dai 4 ai 12 anni, ha osservato Castelli, ed è fortissima "l’incapacità a uscirne". Altro aspetto ancora poco indagato è quello della dimensione femminile delle nuove povertà.

"Continua l’impegno del Cnca sulla strada e nella riduzione del danno, attraverso la sperimentazione sul campo. Dopo i progetti già realizzati dei servizi a bassa soglia, è arrivato il momento di ragionare sul senso politico di quello che abbiamo fatto", ha rilevato Teresa Marzocchi, vicepresidente del Coordinamento nazionale. E Duccio Scatolero, docente di Criminologia all’Università degli Studi di Torino, ha osservato: "Come parlare di accoglienza e inclusione in una società incapace di relazionarsi con persone diverse? Diventa una questione e un problema di tipo estetico: non si vogliono vedere gli esclusi; la questione etica non si pone più. Dobbiamo imparare, invece, a gestire la contiguità e vicinanza tra normali ed esclusi. Le persone dicono che si sentono al sicuro nel quartiere ma insicure in città: è il fattore relazionale che dà sicurezza, non quello economico". D’altra parte – ha concluso il criminologo – "insistere sull’efficacia repressiva è un’illusione; ci si preoccupa di allungare le pene e non di dar luogo a sanzioni recuperative, con l’implementazione del controllo della vita quotidiana. Invece è importante l’equilibrio tra gestione di carattere sociale e controllo pubblico del territorio, lavoro deputato alle forze dell’ordine. È in crisi (perché diminuisce il legame sociale) la regolazione sociale e informale dei conflitti: il 90% è gestito dalla gente senza passare per le istituzioni; diventa quindi attraente la risposta illegale ai conflitti".

L'assessore capitolino alle Politiche sociali e Promozione della salute, Raffaela Milano, ha confermato il taglio del Fondo nazionale delle politiche sociali 2005: "Sono soldi che i Comuni hanno già spesi,ì; l’anno prossimo non ci sarà un abbassamento del Fondo rispetto a questo taglio. Assistiamo a due attacchi al sistema di welfare, dal fronte delle risorse e dal punto di vista culturale: si sta tornando indietro, passando dal costruire una rete di servizi che risponde ai bisogni della collettività a una logica dell’assegno e del buono".

(Fonte: Redattore Sociale)

 
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