Carte d'identità – di Costanza Schiaroli
Ogni volta che l'uomo ha incontrato l'Altro,
si è trovato di fronte a tre possibilità:
poteva scegliere la guerra,
poteva circondarsi con un muro,
poteva instaurare un dialogo.
- Ryszard Kapuscinski
Trento ha alzato la voce in nome della convivenza con una marcia lungo le vie della città per testimoniare e promuovere il tempo del dialogo e dell'accoglienza. Venerdì 6 giugno dietro lo slogan “uguali diritti, uguali doveri”, il CNCA c'era, sottoscrivendo l'appello e schierandosi con migliaia di persone: trentini, stranieri, gay, lesbiche, rom, uniti, a testimoniare che vivere insieme è possibile ed è un desiderio di molti. Eppure Trento non può risolvere in un pomeriggio di giugno i problemi di politiche troppo spesso dell'esclusione, della paura, dell'intolleranza. La conoscenza, che sta alla base di ogni rapporto, incontro, dialogo, ha bisogno di tempo e di volontà di mettersi in gioco. La città deve vivere non sporadicamente, ma con convinzione e impegno, la partecipazione reale e autentica alla convivenza. Oggi più che mai, in un'Italia dilaniata da un clima pesante, di “caccia alle streghe”, di razzismo sfrenato, di paura e ostilità, oggi che si punta il dito contro lo straniero, l'immigrato, il rom, il “diverso”, i nostri territori devono ritrovare il senso dell'integrazione. Riaffermando i valori della fratellanza, dell'uguaglianza e della solidarietà possiamo salvare questa deriva a cui siamo chiamati a reagire. Insieme, per un Trentino della convivenza, per vivere la città con la partecipazione che cambia i quartieri e cancella la paura, senza delegare la responsabilità del mettersi in gioco per conoscere e accogliere. C'erano anche i giovani del Centro Sociale Bruno quel venerdì pomeriggio, partiti dal quartiere San Martino. Al collo appeso un foglio con il loro nome e la loro identità: rom, migranti, clandestini, lesbiche, gay. Schierati dalla parte degli emarginati, delle vittime, camminando accanto a queste stesse persone che, come loro, la città la abitano, la vivono, la trasformano, si sono uniti al corteo. Come dare progettualità alle parole che per un pomeriggio hanno davvero fatto sperare nel cambiamento? E' tempo di farsi carico delle storie e delle vite degli altri, di dare valore all'incontro, di ascoltare e proteggere. A chi deve fuggire dal suo paese perché perseguitato dalla guerra, a chi arriva dalla fame rischiando la vita per un sogno, a chi vive per strada e a chi è costretto a lavorarci, a chi è solo, a chi è emarginato perché omosessuale, a chi è nomade, ai bambini sfruttati, a chi è costretto a vivere nascosto, a chi non può accedere ad una casa. Agli altri. Garantire i diritti per vedere rispettati i doveri. Lo straniero non è il diverso, ma l'altro. Una persona da conoscere e comprendere. E' la nostra comunità: il venditore di kebab, il raccoglitore di mele, il lavoratore della fabbrica, la mamma premurosa. E' uno di noi. Trento prova a testimoniare l'impegno alla convivenza, al dialogo, al rispetto aprendo le strade ad un corteo unito non da slogan politici ma dai tanti colori delle culture che vivono la città. Insieme. Unica carta di identità: il volto, che come dice lo scrittore cileno Luis Sepulveda, è l'unico luogo in cui sono raccolti i paesaggi che ognuno di noi ha attraversato. Ora non aspettiamo più. Vogliamo camminare ancora.





