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”Educatori ridotti al ruolo di ruota di scorta delle forze dell’ordine”

Denuncia del CNCA Lombardia contro alcune ordinanze e avvisi del Comune di Milano

Ordinanze contestate a Milano: l’assessore non si presenta

Le ordinanze su droga, prostituzione e alcol del comune di Milano non funzionano secondo il Cnca della Lombardia. Don Gino Rigoldi: ”L’approccio solo punitivo non paga”. L’assessore Moioli assente all’incontro di oggi per discuterne

Milano – Volevano discutere con lei su quello che non sta funzionando delle ordinanze su prostituzione, droga e alcol, ma, nonostante avessero concordato l’appuntamento, alla fine Mariolina Moioli, assessore ai servizi sociali del Comune di Milano, non si è presentata all’incontro organizzato per oggi dal Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza della Lombardia. Gli enti che aderiscono al Cnca Lombardia (30 gruppi di associazioni e cooperative) hanno più di un dente avvelenato contro il Comune e le sue ordinanze sulla sicurezza: sono solo punitive e non garantiscono un approccio educativo e riabilitativo. “Siamo delusi dal comportamento dell’assessore -afferma Claudio Figini, presidente del Cnca Lombardia-. Domani le scriverò una lettera in cui riassumiamo quanto emerso dall’incontro di oggi”.

Gli enti del Cnca Lombardia non hanno accettato di collaborare con il Comune, che chiedeva di creare pattuglie miste (vigili urbani ed educatori), che sarebbero dovute scendere in strada per contrastare prostituzione, consumo di droghe e alcol. Ai vigili il compito di sanzionare e all’educatore quello di proporre contemporaneamente un percorso di uscita dalla droga o dalla prostituzione. “È una metodologia che non ha nessun fondamento scientifico -spiega Claudio Figini- e relega gli educatori a ruote di scorta delle forze dell’ordine”. Non si convince un giovane ad abbandonare l’uso di droghe con una multa e le divise di vigili o polizia, dicono gli operatori del Cnca. Il Comune nel bando per la creazione delle pattuglie miste poneva come condizione che gli enti esprimessero una “totale condivisione” ai principi sanzionatori delle ordinanze. “È trent’anni che ci occupiamo di questi temi e non esiste un unico approccio, tanto meno se è solo quello punitivo -sottolinea don Gino Rigoldi, presidente di Comunità nuova-. Il Comune non deve chiedere agli enti un atto di fede, ma valorizzare i diversi metodi che rispondono alle diverse esigenze o situazioni in cui si trovano le persone che hanno bisogno di aiuto”.

(19-5-2009/Fonte: Redattore Sociale)

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