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Audizione in Senato delle organizzazioni impegnate su tratta e prostituzione

Il CNCA rappresentato da don Armando Zappolini, vicepresidente della Federazione

Oggi audizione con le Commissioni Affari costituzionali e Giustizia

Arrivano in Senato le proposte delle associazioni su prostituzione e tratta

Approdano in Senato le proposte avanzate dalle associazioni che nel luglio 2008 hanno promosso il documento Prostituzione e Tratta, Diritti e Cittadinanza – Le proposte di chi opera sul campo, poi sottoscritto da 116 enti pubblici e non profit (di cui 86 enti non profit, 4 Regioni, 2 Direzioni Sanitarie Regionali, 8 Province, 14 Comuni, 1 Sindacato nazionale, 1 istituzione provinciale).

Oggi le commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato, riunite in seduta congiunta, hanno ascoltato i rappresentanti delle organizzazioni Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), Comune di Venezia, Consorzio Nova, Cooperativa Sociale Dedalus, Save the Children. Assente solo il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute per problemi dei mezzi di trasporto.

L’audizione ha rappresentato la prima occasione per esprimere valutazioni sul “Ddl Carfagna” e per portare all’attenzione dei parlamentari i buoni risultati del lavoro svolto da chi da anni opera sul campo, tenendo conto della complessità di un fenomeno che spesso si intreccia con i problemi dell’immigrazione, dello sfruttamento e della tratta di esseri umani.

Le organizzazioni Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), Comune di Venezia, Consorzio Nova, Cooperativa Sociale Dedalus e Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute sottolineano che, insieme alle proposte sottoscritte nel documento, sono state avanzate nel corso dell’audizione diverse critiche al disegno di legge Carfagna, che non convince gli operatori perché “penalizzando chi si prostituisce in strada colpisce donne e minori spesso vittime di sfruttamento, non considera che chi si prostituisce, anche per libera scelta, in genere non commette reati, semmai ne subisce, e non tiene conto del fatto che, già oggi, la violenza, lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù sono ampiamente praticati nei luoghi dove viene esercitata la prostituzione al chiuso”.

I rappresentanti delle organizzazioni sopra citate sono concordi nel sostenere che “spingere ancora di più la prostituzione verso luoghi chiusi significherebbe rendere le donne sfruttate irraggiungibili dagli operatori sociali e dalle stesse forze dell’ordine” e rilevano come, proprio dall’esperienza degli operatori, emerga “il rischio che l’applicazione di provvedimenti come quello proposto dal Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna (e di tante ordinanze che ad esso si ispirano) possa ripercuotersi contro le stesse persone che il Ddl dice di voler tutelare, peraltro distogliendo le forze dell’ordine e gli apparati giudiziari dal contrasto alle reti criminali”.

Il fenomeno non può comunque essere affrontato solo dal punto di vista dell’ordine pubblico. “Manca una visione di governo del fenomeno”, notano gli enti nominati, “ed è innegabile che in termini culturali, far passare l’idea che la prostituzione sia un male da nascondere, comporta un danno. Una simile impostazione va ad aumentare i pregiudizi e anche l’aggressività della gente verso gli attori di questo fenomeno, che quasi sempre sono dei soggetti deboli”.

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A rappresentare la nostra Federazione ha partecipato all’incontro don Armando Zappolini, vicepresidente del CNCA.

Scarica il testo del suo intervento

Vai alla pagina web di Radio Radicale dove è possibile ascoltare la registrazione audio dell’audizione

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