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Basta con i campi rom

Il CNCA chiede una nuova politica di integrazione. Ieri incontro al campo rom di via dei Gordiani, a Roma

COMUNICATO STAMPA

 Basta con i campi rom

Il CNCA chiede una nuova politica di integrazione.
A Roma il Comune ha fallito, sperperando ingenti risorse in attività di vigilanza e sicurezza.
Ieri incontro al campo rom di via dei Gordiani

Roma, 5 giugno 2013

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) chiede di superare la logica dei campi per la popolazione rom e di attuare, finalmente, una nuova politica di integrazione. Ieri la Federazione ha organizzato un incontro al campo rom di via dei Gordiani, a Roma, per verificare direttamente le condizioni di vita nel campo e per ragionare, più in generale, sulla situazione del popolo rom nella capitale e nel nostro paese. All’incontro hanno partecipato esponenti di Caritas romana e Arci e delle organizzazioni del CNCA Lazio.

“Ieri, al campo rom di via dei Gordiani,” dichiara don Armando Zappolini, presidente del CNCA, “abbiamo visto i risultati di una politica demagogica e incapace di governare i fenomeni, oltre che di rispettare i diritti delle persone. A fronte degli oltre 30 milioni di euro di cui l’amministrazione comunale ha potuto disporre, se ne sono spesi ben 3milioni 800mila, all’anno, per pagare i vigilantes all’ingresso dei campi e gli impianti di videosorveglianza, mentre gli interventi sociali e di integrazione sono stati tagliati del 50%. La dichiarazione dello stato di emergenza, del tutto ingiustificata, ha poi permesso di derogare ad ogni procedura trasparente di assegnazione delle risorse destinate al cosiddetto ‘piano nomadi’.”

“Il caso di Roma,” conclude il presidente del CNCA, “è emblematico di un approccio fallimentare che va cambiato radicalmente, mettendo fine – una volta per tutte – alla logica dei campi, coinvolgendo tutti i soggetti interessati in un tavolo comune di riflessione, favorendo un processo di reale rappresentatività della comunità rom, garantendo la scolarizzazione dei bimbi rom e interventi sociali fondamentali, come quelli per la promozione della salute. È poi cruciale attivare percorsi di inserimento lavorativo che puntino sull’autoimprenditorialità, sui tirocini mirati per il collocamento nelle imprese e su un rafforzamento delle cooperative sociali di tipo B. Solo in questo modo potremo creare le condizioni per soluzioni abitative differenti.”

pdfLeggi il documento preparato per l’evento, intitolato “Il fallimento del ‘Piano Nomadi’ di Alemanno e Belviso”

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