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Bus ribaltato, dolore per le vittime, rifiuto di ogni strumentalizzazione

Sanzioni per l’uso di cannabis, alcol e tabacco quando comportano effetti nocivi per terzi. E’ il momento di aprire un tavolo che riveda una legislazione inutilmente repressiva e distingua le sostanze dai comportamenti socialmente pericolosi

ROMA – Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime il suo più profondo dolore per la tragedia causata dal ribaltamento dell’autobus sulla bretella autostradale Santhià-Casale Monferrato. Nello stesso tempo, la Federazione invita a non strumentalizzare l’evento per rinnovare nel paese un clima di guerra ideologica in materia di droghe. La morte di due bambini sembra a noi un evento troppo grave per essere cavalcato strumentalmente.

La presenza di cannabis nel sangue del conducente del veicolo – che non comporta affatto, automaticamente, l’assunzione della sostanza in un tempo immediatamente precedente il viaggio – può essere l’occasione per ragionare su quei comportamenti, associati all’uso di sostanze, che possono causare danni agli altri. Come la nostra Federazione ha sempre dichiarato – in accordo con la stragrande maggioranza degli operatori del settore – il legislatore dovrebbe punire esclusivamente quei comportamenti, come la guida sotto effetto di sostanze psicotrope (alcol o cannabis che siano), che rischiano di compromettere la salute di terzi e non, invece, accanirsi solo su alcune sostanze, e non su altre, a prescindere oltretutto dal fatto che tale consumo comporti o meno conseguenze nocive per terzi. La Federazione ribadisce, perciò, l’urgenza una legislazione che individui alcuni comportamenti connessi all’uso di determinate sostanze (alcol, tabacco, cannabis) come socialmente pericolosi e stabilisca le sanzioni in merito.

Il CNCA, dunque, chiede che sia aperto al più presto un tavolo che si proponga di rivedere radicalmente l’impostazione della legge Fini-Giovanardi in materia di droghe, connetta gli aspetti penali e punitivi esclusivamente agli aspetti di pericolosità per gli altri e, dunque, distingua – come è ragionevole fare – le sostanze in sé da tali comportamenti.

Roma, 10 maggio 2007

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