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CNCA – Generazioni a confronto

Il 19 settembre si è tenuto un incontro per riflettere sulla storia della Federazione da punti di vista generazionali differenti

Il 19 settembre, a Marore di Parma, accolti dalla Comunità Betania di don Luigi Valentini, le diverse generazioni del CNCA si sono date appuntamento per riflettere insieme sulla storia della Federazione e sul suo futuro.

In occasione del Trentennale del CNCA, è parsa necessaria e stimolante una lettura del percorso della Federazione che mettesse insieme punti di vista diversi, anche per generazione di età.

Dopo l’introduzione di Angelo Cupini, e con il supporto di Vincenzo Castelli e Marina Galati, si sono così succeduti don Virginio Colmegna e don Giacomo Panizza, Teresa Marzocchi e Maria Stagnitta, Massimo Ruggeri e Alessia Pesci, in ideale rappresentanza di tre generazioni di aderenti al CNCA.

Presenti all’intera giornata tre presidenti della Federazione: l’attuale, don Armando Zappolini, e i due ex don Vinicio Albanesi e Lucio Babolin.

L’incontro ha cercato di far emergere alcune dimensioni che hanno caratterizzato il trentennio del CNCA – le storie delle persone e delle organizzazioni che ne fanno parte, il pensiero politico, la costruzione del lavoro sociale – nel più ampio contesto della storia del paese e dell’evoluzione delle politiche sociali.

È emerso un quadro che ha visto impegnata la prima generazione del CNCA soprattutto in un lavoro di carattere politico, a partire all’esperienza concreta della vita comunitaria, una seconda generazione che, a fianco all’impegno politico, si è invece concentrata sulla costruzione dei servizi e sull’innovazione dei modelli e delle metodologie di intervento e una terza generazione che sottolinea, a partire anche dalla situazione del mondo giovanile, l’importanza di ragionare sulle comunità deterritorializzate (on line e non solo) e sul grande tema dell’inclusione, che non riguarda solo i più marginali (vedi proprio i giovani).

Sono così venute fuori diverse indicazioni per il futuro del CNCA:

– L’importanza, oggi, di riflettere e attivarsi non solo sui diritti sociali, ma anche sui diritti civili (vedi, a tal proposito, la condizione dei migranti)

– Il continuare a mettere al centro del lavoro della federazione i temi della povertà e della marginalità, declinati ora in modi anche inediti, continuando a lasciare sullo sfondo le questioni della contrattazione, che non sono mai state lo specifico del CNCA

– Collegare, tuttavia, il tema della povertà e della marginalità più dura a quello più ampio dell’inclusione

– Aprire riflessioni e iniziare sperimentazioni sulle nuove comunità deterritorializzate, in cui si creano identità e pensiero

– Sviluppare maggiormente il protagonismo delle persone con cui si opera, creando processi attraverso cui siano in grado realmente di “prendere parola”, di co-decidere strategie e interventi.

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