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CNCA: ”La lotta alla povertà è il metro su cui valutare l’azione del Governo”

Oggi a Roma il convegno finale del progetto “Sostanze senza dimora”. CNCA: “La lotta alla povertà è il metro
su cui valutare l’azione del Governo”. Sulle forme più gravi di emarginazione occorrono attenzione politica, fondi, riforma del sistema di intervento

 

ROMA – Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) chiede al Governo e alla maggioranza parlamentare di affrontare urgentemente e incisivamente il tema della povertà e, in particolare, quello delle marginalità estreme: “A nostro avviso”, afferma Lucio Babolin, presidente della Federazione, “è questo il metro su cui andrà valutata l’azione del Governo.”
L’occasione per riprendere la questione è stata offerta dal convegno finale del progetto “Sostanze senza dimora”, attivato dalla Federazione con un finanziamento della legge 45/99. Tale progetto – avviato nel giugno 2003 – si è posto l’obiettivo di promuovere e verificare l’efficacia dei modelli operativi volti alla tutela della salute e al reinserimento di persone tossicodipendenti senza dimora. Proprio l’azione di ricerca e i numerosi incontri di formazione e riflessione rivolti agli operatori del settore hanno permesso di mettere a fuoco le criticità che si riscontrano in quest’ambito: scarsa attenzione dell’opinione pubblica e della politica, finanziamenti del tutto insufficienti, servizi che vanno sia incentivati in termini quantitativi sia riqualificati sul piano della strategia.
“Con questo progetto”, spiega Babolin, “abbiamo riaffermato l’impegno del CNCA in favore degli ultimi, proprio di quelli che vivono ai margini, sulla strada, e che sono il frutto di processi di esclusione pesanti e difficili da aggredire. Si tratta di una battaglia di civiltà: il numero dei poveri è in aumento e, come è stato ribadito in questo convegno, dobbiamo parlare di persone “ammalate di povertà”, che possono essere recuperate se c’è la volontà politica e di tutti i soggetti in gioco di agire per limitare le cause che conducono all’esclusione e per sostenere chi già si trova in tale condizione. Non vorremmo che la politica si limitasse a difendere i diritti di chi già ha diritto.”
A tal proposito il CNCA sostiene:
– E’ ormai assodato che un intervento preventivo o anticipatorio nei confronti delle gravi marginalità comporta un risparmio economico per lo Stato, in quanto la persona emarginata si ammala, spesso seriamente, di patologie che costano molto alle casse pubbliche.
– Il fenomeno delle gravi marginalità è estremamente complesso: vi ritroviamo emarginazione, disoccupazione, assenza di legami o relazioni minime e conflittuali, dipendenza da droghe e alcol, disagio psichico, condizione di irregolarità per i migranti. E’ necessario mettere a punto un nuovo approccio che integri servizi sociali e sanitari: ogni servizio, da solo, è come se volesse guardare un vasto panorama attraverso il buco di una serratura.
– Occorre che a tutte le persone immigrate – indipendentemente dal permesso di soggiorno – sia garantito l’accesso ai servizi che ne assicurano la salute. Il diritto esiste sulla carta, ma spesso non è realmente godibile.
– Bisogna che nei piani sociali territoriali sia assicurato un fondo specifico per le gravi marginalità.
– Dobbiamo creare un sistema integrato socio-sanitario che assicuri non solo la sporadica accoglienza, l’intervento di emergenza, ma che sia in grado di accompagnare la persona emarginata in un percorso di reale autonomia.
“E’ questa una delle domande più forti che ha di fronte la politica”, ribadisce Babolin, “e ci attendiamo che il Governo voglia raccoglierla”.

Roma, 6 dicembre 2006

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