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Emergenza lavoro sociale. Diritti e dignità non possono essere precari

Rendiamo noto il testo diffuso oggi dal CNCA Lazio in una manifestazione di protesta che chiama in causa la Regione Lazio.

 


Emergenza lavoro sociale. Diritti e dignità non possono essere precari

In questi ultimi anni pezzi importanti del nostro Welfare sono stati demoliti.

L’iniziativa di oggi testimonia il ritardo con il quale si sta affrontando la realizzazione di un nuovo welfare. Siamo stanchi degli interventi di emergenza, tappabuchi, la misura è ormai colma.

Il lavoro sociale ha una dignità che oggi è assolutamente maltrattata. Dignità del lavoro sociale significa far uscire definitivamente dall’incertezza questo settore, superare la precarietà degli interventi a tempo, dei progetti a breve scadenza, dei servizi instabili e mal pagati. Significa riconoscere ai lavoratori del sociale nella propria professionalità, garantendo migliori condizioni contrattuali.

Uscire dalla precarietà in cui versa tutto il settore sociale, soprattutto per chi si occupa di nuove povertà, delle fasce sociali più deboli, dai tossicodipendenti ai minori a rischio, vuol dire consolidare e rafforzare concretamente le organizzazioni di lavoro sociale del terzo settore. Non possiamo permettere che associazioni, comunità, cooperative, diventino supersfruttatori di se stessi per sanare le casse dello Stato. Non ci piace essere ridotti a compensatori, a controllori sociali. Rappresentiamo ben altro, un lavoro di relazione, capace di elaborare, sperimentare nuovi interventi, costruire reti sociali, promuovere il protagonismo delle persone, diffondere la partecipazione democratica, essere attivi e propositivi nella difesa dei diritti, soprattutto dei più deboli.

Costruire un nuovo Welfare dei diritti di tutti significa in primo luogo consolidare il sistema di interventi e servizi in modo diffuso e capillare in tutti i territori, superando una visione caritatevole ed emergenziale dello Stato Sociale.

Tutto questo dimostra l’assenza di una programmazione: non c’è un Piano Sociale Regionale, non c’è una spesa sociale dignitosa.

Per uscire dall’emergenza

· Affermare un sistema di qualità sociale degli interventi che permetta la valutazione delle azioni e dei risultati, in grado di supportare la scelta/selezione delle proposte progettuali e degli affidamenti di servizi.

· Costruire un sistema integrato di interventi e servizi stabili sui territori.

· Rispettare la puntualità dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione per consentire la regolarità delle retribuzioni dei lavoratori.

· Adeguare le tariffe per superare la precarietà dei contratti di lavoro e garantire l’effettiva copertura dei costi sostenuti per l’erogazione dei servizi.

· Abolire le gare a ribasso e i bandi che vedono le cooperative trasformate in agenzie interinali.

· Definire le professioni sociali con la parallela istituzione di percorsi formativi, anche a sanatoria delle professionalità esistenti.

· Sospendere immediatamente la Delibera di Giunta sulla utilizzazione del Fondo sociale quota nazionale, esempio emblematico di una gestione incapace di programmare le risorse disponibili per le politiche sociali.

Le Organizzazioni del CNCA Lazio

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