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Gianfranco Marocchi sulla Biennale della Prossimità 2022

La Biennale della Prossimità 2022
Intervento di Gianfranco Marocchi, co-direttore della manifestazione

Di fronte a disastri ambientali, crisi economica e disuguaglianze crescenti, siamo consapevoli che avremo un futuro se sapremo sviluppare economia, ambiente e coesione sociale in un’ottica di sostenibilità integrata; e questo richiede un nuovo protagonismo delle comunità, da valorizzare e sostenere in ottica di prossimità.

La prossimità è stata la risorsa che ci ha permesso di sopravvivere quando il nostro sistema sanitario si dimostrava incapace di reggere l’impatto del Covid e quando almeno una parte dei servizi istituzionali era disorientato di fronte ad una situazione che richiedeva di agire in modo non convenzionale, di uscire da schemi predefiniti.

In un mondo in cui norme, istituzioni, servizi, compresi quelli rivolti alle persone, adottano approcci sempre più burocratici, asettici e spersonalizzati, la prossimità rivolge una sfida rivoluzionaria costruendo e reclamando, con la propria forza generatrice e creativa, spazi di incontro e di relazione oltre i tecnicismi e le standardizzazioni.

Di fronte a questa prospettiva, emergono le ambivalenze del nostro tempo.

Il protagonismo delle comunità è esaltato nei discorsi e nei proclami politici, ma le norme costruiscono un mondo sempre più regolato e in cui lo spazio per l’azione autonoma dei cittadini si restringe.

Si auspica la cooperazione, la costruzione di reti e di sistemi collaborativi e inclusivi, ma spesso si pensa poi alla competizione di mercato come l’unico strumento per assicurare il benessere, con una concezione antropologica che ci vede tutti isolati, ostili, concorrenti.

Si è celebrato il ruolo della prossimità nell’Italia stravolta dal Covid, ma si è pronti a dimenticarlo ad emergenza finita.

Anche il PNRR, un investimento senza precedenti per il rilancio del nostro Paese e dell’Europa, non è esente da questo rischio, in bilico tra l’auspicio di un’Italia diversa e l’esito riduttivo della costruzione di sole strutture fisiche, destinate a rimanere desolatamente vuote di socialità.

Nelle scorse edizioni, la Biennale della Prossimità ha accompagnato la progressiva affermazione della prossimità, prima termine poco conosciuto, ora evocato diffusamente. Abbiamo fatto incontrare e riconoscere reciprocamente i protagonisti delle azioni di prossimità, li abbiamo aiutati a sentirsi parte di un movimento che si stava sviluppando.

Oggi, diversamente da dieci anni fa quando questo percorso è iniziato, molte cose sono definite “di prossimità”: vi sono servizi di prossimità, operatori di prossimità, commercio di prossimità, trasporti di prossimità, turismo di prossimità, giustizia di prossimità e molto altro. È segno della consapevolezza di quanto questa dimensione sia centrale per il benessere delle persone e delle comunità.

Ma il nostro lavoro non è finito e per questo ha senso pensare ad un’altra Biennale della Prossimità.

Da una parte va affermato che la prossimità non è solo minore distanza fisica, decentramento dei servizi. Prossimità è imprescindibilmente relazione, persone che si parlano, si confrontano, scambiano, costruiscono insieme prodotti collettivi, si mettono in gioco; e su questo ancora molto vi è da fare. La prossimità può aiutarci a ripensare sia il modo con cui rispondiamo ai bisogni – la salute, il cibo, la casa, le relazioni – sia a costruire comunità diverse basate sulla partecipazione e la cittadinanza attiva. La prossimità non può rimanere estranea alle politiche, al modo di operare delle istituzioni, alle norme e alle strategie del nostro Paese che devono includere la prossimità, considerarla come risorsa sociale preziosa dal coltivare e valorizzare.

Pensiamo alla prossimità come patrimonio da consegnare alle nuove generazioni, affinché la sviluppino con i propri linguaggi nelle relazioni fisiche e digitali, considerandola risorsa per affrontare le questioni che più stanno a cuore: l’ambiente e il mutamento climatico, il lavoro così difficile da raggiungere, i percorsi formativi che spesso sembrano inadatti, la voglia di essere cittadini italiani ed europei portando i propri valori e modi di vivere. La Biennale dedicherà ai giovani uno spazio specifico con il coinvolgimento delle scuole durante tutto l’anno di preparazione dell’evento.

Eccoci quindi a Brescia, il 10, 11 e 12 giugno 2022. Brescia, città simbolo insieme a Bergamo della sofferenza del Covid, delle nostre fragilità, ma anche della capacità di reagire e di unirsi, dando vita ad un laboratorio di innovazione sociale che vede all’opera cittadini, terzo settore, istituzioni pubbliche, imprese, mondo della ricerca all’opera per rispondere ai bisogni emergenti. La Biennale racconterà tutto questo.

La Biennale è al tempo stesso evento nazionale che farà convergere a Brescia esperienze, persone, idee per immaginare risposte ai nuovi bisogni emergenti ambientali, sociali ed economici nel segno della prossimità. A Brescia ci riuniremo da tutta l’Italia con un obiettivo ambizioso: elaborare, a partire dalle esperienze e dal contributo di esperti di massimo livello, idee e proposte per cambiare società e istituzioni nel senso della prossimità.

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