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“I.Ri.D.E.”, un progetto sui rischi di trasmissione di Hiv e altre infezioni nelle carceri italiane

In corso una ricerca intervento che coinvolge gli istituti penali di nove città italiane

Nel 2013 UNODC e OMS hanno pubblicato le Linee Guida “HIV prevention, treatment and care in prisons and other closed settings: a comprehensive package of interventions”, partendo dal dato che nel mondo la prevalenza di Hiv e Mst, Hbv e Hcv tra la popolazione detenuta è almeno doppia rispetto a quella tra la popolazione generale, per cui sono state definite 15 raccomandazioni per interventi da intraprendere nelle carceri al fine di contrastare la diffusione dell’Hiv e delle Mst (http://www.who.int/hiv/pub/prisons/interventions_package/en/).

Nel 2014 il progetto finanziato dall’Unione Europea “Pride Europe” ha analizzato l’applicazione delle 15 raccomandazioni nelle carceri di Italia, Austria, Belgio, Danimarca e Francia. L’Italia risulta essere il paese con minore offerta di questi interventi, ottenendo il punteggio più basso. In generale, le misure più applicate sono i trattamenti con antiretrovirali per l’Hiv e il trattamento farmacologico con metadone (prevalentemente per disintossicazione) per le persone dipendenti da oppiacei. La misura più negletta è lo scambio di siringhe, in quanto non esiste in alcun carcere dei paesi oggetto di studio, ma è bassa anche l’offerta e la disponibilità di preservativi. Da ricordare che, tra i 5 paesi partecipanti allo studio, l’Italia è l’unico in cui i preservativi non sono forniti in alcun carcere.

Nell’ottobre 2015 il Ministero della Salute, con fondi dedicati all’Aids/Hiv, pubblica un avviso pubblico su “Prevenzione dell’HIV in carcere”. Il Bando prevede che il progetto sia presentato da un istituto di ricerca in collaborazione con associazioni con esperienza comprovata sul tema Hiv/Aids. Il CNCA insieme ad altre associazioni partecipa al gruppo di redazione del progetto “I.Ri.D.E.: Interventi di Riduzione del Danno Efficaci secondo le Linee Guida Internazionali 2013. Una ricerca intervento nelle carceri italiane”, che viene successivamente presentato e assegnato all’Università di Torino, che ha l’ambizioso obiettivo generale di sperimentare azioni di riduzione del danno e dei rischi di trasmissione di Hiv e di altre Infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) nella popolazione carceraria, in base alle Linee Guida Internazionali 2013, attualmente quasi totalmente non applicate in Italia, nella consapevolezza al tempo stesso delle difficoltà sia normative che di prassi, e individuando le azioni possibili e attuabili al fine di favorire l’applicazione delle suddette Linee Guida. Le altre associazioni che partecipano sono Anlaids, Antigone, Arcigay, Circolo Mario Mieli, Gruppo Abele, LILA e MIT (Movimento Identità Transessuale).

Il progetto ha formalmente avuto avvio a fine febbraio 2016 e ha una durata di 18 mesi. I.Ri.D.E. consiste in tre macroazioni:

1. Conduzione di una ricerca di tipo qualitativo nelle carceri di Torino, Milano Bollate, Bologna, Padova, Firenze Solliciano, Perugia, Roma Rebibbia, Napoli Poggioreale e Lecce con l’obiettivo di rilevare il livello di applicazione di tutti e 15 gli interventi raccomandati, con particolare attenzione ai temi della informazione, trattamento e prevenzione. Prevede la somministrazione, da parte dei ricercatori dell’Università di Torino di almeno 50 interviste semi-strutturate ad operatori sanitari (dirigenti sanitari, medici, infermieri) e penitenziari (direttori d’istituto, polizia penitenziaria, operatori del trattamentale), nonché la realizzazione di almeno 9 focus group rivolti alle persone detenute ristrette nei suddetti istituti penitenziari.

2. Attivazione di una rete di organismi al fine di facilitare la sperimentazione di interventi nelle carceri atti a ridurre i rischi di trasmissione Hiv e Ist. Le associazioni partecipanti, attive anche nell’azione precedente quali facilitatori dell’attività di ricerca, a partire dalla situazione interna e l’attenzione rilevata in ciascun carcere coinvolto, attiveranno in merito alla promozione alla salute e alla prevenzione dell’Hiv un percorso virtuoso che coinvolga i vari attori (soggetti istituzionali e del terzo settore operanti nelle carceri), promotori della salute e della prevenzione Hiv all’interno delle carceri, sia per aumentare il grado di fattibilità del progetto stesso sia per mettere le basi concrete per una sua sostenibilità futura.

3. Infine, in base ai risultati raccolti dalla ricerca e dall’attivazione delle reti suddette, si avvierà la sperimentazione di interventi per prevenire la diffusione dell’Hiv e Mst, secondo quanto raccomandato dalle Linee Guida.

Attualmente si sta realizzando la prima macroazione.

(articolo di Maria Stagnitta)

 

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