A Firenze, il 22 febbraio prossimo, si terrà l’incontro intitolato “Non possiamo restare in silenzio. La società civile per la sanità pubblica”, organizzato per promuovere un primo confronto – in presenza – di tutte le organizzazioni che hanno aderito all’appello omonimo lanciato nel mese di novembre 2024.
Sarà l’occasione per confrontarsi su come interrompere il declino della sanità pubblica – anche alla luce della inadeguatezza e dei pericoli della legge di Bilancio 2025, e non solo – e su come procedere sull’autonomia differenziata dopo che la Consulta ha smontato la legge Calderoli.
L’evento è rivolto alle associazioni firmatarie dell’appello, ma è aperto a chiunque interessato (compatibilmente con la capienza della sala).
Per ragioni organizzative, è gradita l’iscrizione tramite il semplice modulo disponibile al link: https://forms.gle/zP5HuQ1kANQWL7EGA
Per chi non riuscisse a essere presente di persona, sarà possibile organizzare un collegamento Zoom.
Guarda il programma dell’evento
L’appello “Non possiamo restare in silenzio! La società civile per la sanità pubblica” è promosso da questo comitato promotore: Associazione Salute Diritto Fondamentale, Associazione Giovanni Bissoni, Laboratorio Salute e Sanità – LABOSS, Associazione Prima la Comunità, Associazione Alessandro Liberati, Salute internazionale, Cittadinanzattiva, Gruppo Abele, Forum Diseguaglianze e Diversità. Altre organizzazioni hanno aderito, come il Forum Terzo Settore.
La salute è un diritto fondamentale. Ma, spiegano le sigle firmatarie, “da troppo tempo il Servizio sanitario nazionale, un patrimonio fondamentale per un paese civile, non riceve la giusta attenzione” e, anzi, viene continuamente eroso e indebolito, nonostante fosse il fiore all’occhiello del nostro Paese e nonostante i grandi risultati conseguiti, sotto lo sguardo impotente dei cittadini e della società civile. L’appello lancia l’allarme sulla “profonda crisi del sistema” e avverte che, “dopo la pandemia, nonostante gli insegnamenti (troppo presto dimenticati) e le promesse (mai mantenute), la situazione è sempre più preoccupante”.

