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No all’emendamento che riduce a 19 anni l’età massima per il sostegno per i neomaggiorenni migranti soli

Comunicato stampa

Decreto legge Patto europeo migrazione e asilo,
un forte no all’emendamento che intende ridurre da 21 a 19 anni
l’età massima per il sostegno sociale e educativo
per i neomaggiorenni migranti soli
Sarebbe una norma discriminatoria che vanificherebbe gli investimenti sociali fatti,
aumentando il rischio di caduta in circuiti di sfruttamento
e producendo insicurezza sociale

29 luglio 2026

Il CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti rivolge un forte appello al Parlamento perché non venga approvato l’emendamento al decreto legge n. 100/2026 sul Patto europeo migrazione e asilo che intende ridurre dai 21 ai 19 anni l’età massima in cui i neomaggiorenni  migranti soli possono godere delle misure di accompagnamento e sostegno sociale, relazionale e educativo per favorire il loro pieno inserimento nella società.

Attualmente, infatti, i ragazzi e le ragazze presi in carico dal sistema di intervento nella minore età continuano a usufruire di un accompagnamento da parte dei servizi preposti fino ai 21 anni (è il cosiddetto “prosieguo amministrativo”). Questo per permettere loro di integrarsi pienamente nel contesto sociale, costruire il proprio progetto di vita, trovare una soluzione alloggiativa e un lavoro adeguati. L’emendamento prevede, solo per i neomaggiorenni migranti soli, un abbassamento della soglia di età per tutti gli interventi di sostegno all’età adulta e al futuro.

“Si tratterebbe di una norma discriminatoria”, dichiara Liviana Marelli, coordinatrice dell’Area Nuove generazioni e famiglie del CNCA, “perché introdurrebbe un trattamento differenziato proprio per ragazzi e ragazze che hanno vissuto percorsi di vita difficili, che non possono contare sul supporto della rete familiare e che hanno bisogni educativi, sociali e relazionali complessi. Inoltre, questa modifica vanificherebbe l’enorme lavoro che enti locali, servizi sociali, scuole e terzo settore portano avanti per aiutare questi giovani a inserirsi nella nostra società. Infine, appare surreale che proprio chi invoca più sicurezza per giustificare provvedimenti che colpiscono determinate e non casuali categorie di persone, poi si adoperi per minare i percorsi di integrazione dei ragazzi e delle ragazze migranti, con la conseguenza di aumentare l’insicurezza sociale e la marginalità, intaccare la coesione sociale e accrescere l’attrattività dei circuiti criminali per chi vede precluso il proprio progetto di vita. Un vero capolavoro.”

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