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Più tasse, meno donazioni: così la manovra colpisce il non profit

TERZO SETTORE
Più tasse, meno donazioni: così la manovra colpisce il non profit
Il taglio delle agevolazioni fiscali sugli utili delle associazioni che gestiscono strutture di accoglienza e sulle donazioni a volontariato e terzo settore rischia di incidere pesantemente su bilanci e servizi.
“Si tassa il lavoro dei volontari”

CAPODARCO DI FERMO – La manovra finanziaria e il mondo del non profit. A pochi giorni dall’approvazione del testo da parte del Parlamento (il 15 luglio scorso), operatori e tecnici fanno i conti e cercano di capire la reale portata della manovra e la sua incidenza sulle casse e, di conseguenza, sull’attività del terzo settore italiano.
A far notizia è, ovviamente, il taglio alle agevolazioni, che incidono sull’attività delle associazioni sia per quel che riguarda le agevolazioni fiscali dirette e sia per quel che concerne le erogazioni liberali, vale a dire le donazioni di cui le stesse associazioni possono usufruire e che, a regime, diventeranno assai meno convenienti per chi le eroga (persone fisiche e aziende). Cerchiamo di capirne di più.

Imposta sul reddito. Per ciò che concerne le agevolazioni in materia di enti non commerciali, i minori introiti per lo Stato si assestano oggi a oltre i 403 milioni di euro. La manovra finanziaria prevede di tagliarne un 20% tra il 2013 e il 2014, vale a dire circa 81 milioni. Una prima voce è quella relativa all’Ires (Imposta sul reddito delle società) nei confronti di enti e istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti di assistenza e beneficenza ecc. Una voce che incide per ben 168,6 milioni di euro (lo Stato applica la riduzione del 50% dell’agevolazione, fissata per gli enti non commerciali al 27,5%). In questo caso, dunque, un effetto diretto di + 33 milioni di euro sotto forma di imposta.

Utili tassati
. Altro blocco è quello relativo ai regimi speciali di cui gli enti non commerciali possono usufruire. Anche qui si tratta di ripercussioni dirette. Parliamo della non commerciabilità delle attività svolte dagli enti associativi e dei proventi derivanti delle attività direttamente connesse. In altre parole: ci sono enti non commerciali, onlus, associazioni che gestiscono magari attività interne, bar, ecc… La manovra dispone che sui proventi di queste attività si dovranno pagare ora l’Iva e le altre tasse. Non solo: le associazioni e le comunità che agiscono in convenzione con gli enti pubblici per l’accoglienza di minori, recupero di tossicodipendenti ecc., adesso vedranno il proprio utile tassato. Anche in questo caso lo Stato prevede un risparmio che dovrebbe aggirarsi attorno agli 11-12 milioni di euro.
“Una scelta strana e ingiusta – afferma Sergio Carducci, commercialista, consigliere d’amministrazione della comunità “La Speranza”, che nelle Marche si occupa del recupero di persone tossicodipendenti -. Queste somme non si possono definire ‘utili’ in senso proprio, essendo relativi ad associazioni ‘senza scopo di lucro’ che quindi devono reinvestire il denaro a scopi sociali coerenti con le proprie attività. Ma non solo: molte associazioni riescono a fare utili perché possono contare sul lavoro dei volontari. Tassarli significa tassare proprio il lavoro dei volontari. Un fatto anche concettualmente assurdo”.

Donazioni. L’ultimo blocco è quello della deducibilità delle erogazioni liberali in denaro delle aziende, vale a dire le donazioni agli enti non profit. Sono toccate praticamente tutte le voci. In questo caso lo Stato prevede un risparmio di circa 17 milioni di euro, come conseguenza della minore possibilità delle imprese di dedurre le somme donate. Ma non è solo questo che preoccupa. A destare allarme è il possibile effetto perverso che questa riduzione potrebbe innescare. Un effetto “moltiplicatore”, per cui i soggetti potrebbero decidere di donare meno, o non donare, e questo comporterebbe un danno enorme per gli enti del sociale, con pesanti ripercussioni sulle loro attività.
Il problema si pone anche per le erogazioni liberali al terzo settore ad opera delle persone fisiche. Il regime è ancora quello della deducibilità e della detraibilità, per un risparmio previsto di 27 milioni di euro.
“L’effetto moltiplicatore è devastante – conclude Carducci -. Stando al risparmio fiscale previsto, si potrebbe ipotizzare una diminuzione corposa delle donazioni! Dunque la manovra incide sull’agevolazione fiscale per le persone, ma non prende in considerazione le conseguenze di questa minore convenienza delle agevolazioni! Che, anzi, rappresentano il volano per l’innesco di un effetto perverso”. Un vero e proprio colpo per il terzo settore, “neanche compensato dal 5 per mille. Anzi, l’impressione è che molti perderanno così quello che ottengono proprio con il 5 per mille”, precisa Carducci. (da.iac)

Fonte: Redattore Sociale

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