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“Solidali con gli operatori sociali campani in lotta per sopravvivere”

La Federazione sostiene la mobilitazione del comitato “Il welfare non èun lusso”

COMUNICATO STAMPA

Oggi manifestazione fino a piazza Plebiscito e inizio dello sciopero della fame

CNCA: “Solidali con gli operatori sociali campani
in lotta per poter sopravvivere”
Servizi sociali al collasso: 33 euro la spesa pro capite contro una media nel Mezzogiorno di 65.
Insostenibili i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione


Roma, 14 dicembre 2010

“Oggi gli operatori sociali campani sono stati costretti, ancora una volta, a scendere in piazza per chiedere di poter sopravvivere. È una vergogna. Le istituzioni non si assumono le loro responsabilità”, afferma Lucio Babolin, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA). “La nostra Federazione esprime piena solidarietà al comitato ‘Il welfare non è un lusso’, che ha organizzato una manifestazione a cui sono intervenuti i rappresentanti di oltre 200 organizzazioni sociali e uno sciopero della fame a cui aderiscono una ventina di operatori sociali. Le condizioni in cui versano associazioni e cooperative sociali a Napoli e nell’intera regione sono impressionanti per lo stesso Mezzogiorno. Basti pensare che la spesa pro capite annua per i servizi sociali in Campania è di soli 33 euro, contro una media nel Sud di 65. In Valle d’Aosta si spende dieci volte tanto. È come vivere in paesi diversi.”

“Ma il problema”, continua il presidente del CNCA, “non è solo il basso livello degli investimenti per il sociale, ma anche i ritardi nei pagamenti. Il terzo settore vanta un credito di 60 milioni di euro nei confronti del solo Comune di Napoli. I soldi non arrivano, cooperative e associazioni sono costrette a indebitarsi, a ritardare il pagamento degli stipendi, ad abbassare la qualità degli interventi. La Regione Campania ha deliberato il blocco totale dei pagamenti e la Asl Na1 sta facendo chiudere tanti servizi per gli anziani, le persone con problemi psichici, quelle tossicodipendenti. I crediti, poi, non vengono certificati, una mancanza che impedisce alle organizzazioni sociali di farli valere presso le banche. Nessuna garanzia, dunque, né sugli investimenti né sui debiti. E nessuna volontà di dialogo con la società civile organizzata, che è ora costretta a rivolgersi al prefetto affinché si apra un tavolo interistituzionale.”

“Siamo molto preoccupati”, conclude Babolin, “perché la situazione incredibile di Napoli e della regione Campania rischia di essere solo la punta di un iceberg che dall’anno prossimo potrebbe espandersi a macchia d’olio. I tagli ai bilanci di Regioni ed Enti locali non potranno non scaricarsi anche sui servizi sociali, già oggi insufficienti in buona parte del paese. Una situazione che, con l’aumento inarrestabile della disoccupazione, finirà per mettere a rischio la stessa coesione sociale. Per questo invitiamo le istituzioni nazionali e locali a riflettere bene prima di prendere decisioni improvvide e ingiuste.”

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