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Relazione al Parlamento sulle dipendenze, impostazione troppo simile a quella del duo Giovanardi-Serpelloni

De Facci: “Chiediamo al Governo di aprire un dialogo per rivedere il sistema di raccolta ed elaborazione dei dati”

COMUNICATO STAMPA

Relazione al Parlamento sulle dipendenze,
impostazione ancora troppo simile a quella del duo Giovanardi-Serpelloni
Riccardo De Facci: “Chiediamo al Governo di aprire un dialogo
per rivedere il sistema di raccolta ed elaborazione dei dati”

Roma, 17 settembre 2014

“La relazione sulle dipendenze appena presentata al Parlamento ha un’impostazione che risente ancora troppo dell’approccio del duo Giovanardi-Serpelloni”, dichiara Riccardo De Facci, responsabile Dipendenze del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA). “A una prima lettura appare evidente che la repressione, più che l’analisi oggettiva dei fenomeni, è il fondamento su cui è costruito il documento. È il caso, ad esempio, del sistema di allerta precoce e risposta rapida, istituito in Europa per far fronte in tempi stretti ai rischi nuovi e più gravi nel consumo di sostanze, che in Italia è finalizzato principalmente al controllo e all’eventuale attivazione delle forze dell’ordine.”

“Inoltre,” continua De Facci, “i dati italiani continuano a divergere da quelli forniti dall’Osservatorio europeo sulle dipendenze di Lisbona per quanto riguarda il consumo di cannabis, cocaina, metanfetamine. Persiste un’enfasi del tutto ingiustificata sulla pericolosità della ‘cannabis sintetica’, ma si dimentica di precisare che la diffusione nel nostro paese di tale sostanza è bassissima: è certamente più presente nelle dichiarazioni di alcuni alla stampa che sulle strade. Mentre resta molto sottovalutato il forte abuso di psicofarmaci, soprattutto tra i giovani.”

“Tutto questo”, conclude il responsabile Dipendenze del CNCA, “dipende non soltanto dall’impostazione inutilmente repressiva che ha guidato il Dipartimento in questi ultimi anni, ma anche dal non aver voluto coinvolgere il sistema di intervento – le Regioni, i SerT pubblici, le organizzazioni del privato sociale – e anche gli altri centri di ricerca qualificati (il Cnr in primis, ma anche alcune università) nella raccolta dei dati e nella loro discussione in vista di una revisione di prassi organizzative e politiche. Chiediamo perciò al Governo e in modo specifico alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha conservato la delega sulle droghe, di aprire un dialogo con tutti i soggetti sopra citati per ridefinire i principi e gli attori che devono presiedere alla raccolta e all’elaborazione dei dati per missione istituzionale, e dunque con le modalità e la correttezza che questo comporta. L’obiettivo che dobbiamo darci è quello di definire, attraverso i dati, le tendenze e i suggerimenti necessari al sistema di intervento per aiutare davvero le persone.”

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