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Solidarietà per le tossicodipendenti bruciate vive in una clinica russa

Sostegno all’appello lanciato dalla Lila CNCA: “Un fax di solidarietà per le tossicodipendenti bruciate vive in una clinica-carcere russa”. La Federazione invita tutti gli addetti ai lavori – e il Governo italiano in primis – ad aiutare i paesi dell’Est Europa nel ridefinire una politica per le dipendenze non repressiva

 

ROMA – Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) aderisce all’appello lanciato dalla LILA affinché il tragico incendio avvenuto nella più importante clinica russa per tossicodipendenti e alcoldipendenti in cui hanno perso la vita 43 donne tossicodipendenti – più due infermiere – non venga archiviato e sia, invece, modificata la politica russa nei confronti delle persone affette da dipendenza da sostanze psicoattive. Nella notte tra l’8 e il 9 dicembre 2006, infatti, tali donne sono decedute a causa delle sbarre e dei lucchetti che ne hanno impedito la fuga dai locali in cui erano di fatto recluse, in barba – oltretutto – alle più elementari norme di sicurezza. L’esito terribile dell’incendio è stato anche determinato dal comportamento degli operatori sanitari/carcerieri, che – davanti alle fiamme – hanno pensato solo a salvare loro stessi abbandonando alla morte le pazienti e chiamando i vigili del fuoco con mezz’ora di ritardo.

Nello stesso tempo, la nostra Federazione invita tutti gli addetti ai lavori – e il Governo italiano in primis – ad adoperarsi per sostenere i paesi dell’Est Europa in un processo di ridefinizione delle politiche sociali che garantisca il rispetto della dignità e della libertà delle persone tossicodipendenti.

La presenza in Russia di un elevato numero di tossicodipendenti – secondo alcuni vi sarebbero un milione di consumatori di eroina nell’ex Urss -non può essere affrontata privilegiando risposte di tipo autoritario e sanitario-contenitivo, di cui abbiamo conosciuto già, nel nostro paese, gli esiti devastanti, anche in termini di sofferenza e tragedie. Il CNCA ritiene, invece, che occorra stare accanto a chi soffre aiutandolo a costruire il proprio progetto di vita nella massima autonomia possibile.

Anche per questo invitiamo i nostri associati a sostenere l’appello della Lila, che riprende a livello italiano l’azione promossa dal Russian Harm Reduction Network e dalla sezione russa dell’International Treatment Preparedness Coalition. Sul sito www.lila.it si possono leggere il comunicato stampa e la lettera di protesta redatti da queste due organizzazioni.

Concretamente, la Lila chiede di mandare un fax di solidarietà o firmare on-line (http://itpcru.org/en/moscow_tragedy) perché sia fatta giustizia e sia cambiata la politica russa nel trattamento delle tossicodipendenze introducendo il principio della riduzione del danno. Il testo per i fax che si suggerisce di inviare è:

“Al Ministro della Salute e dello Sviluppo sociale della federazione Russa

All’Ambasciatore russo in Italia

Con riferimento all’incendio della clinica moscovita in cui hanno perso la vita 45 donne noi

– Esigiamo un’indagine equa e non inficiata dal pregiudizio

– Chiediamo di non scaricare ogni responsabilità su una donna che si trovava in stato di enorme sofferenza, anche se l’incendio fosse divampato ad opera sua

– Richiediamo che sia aperta un’indagine sui motivi per cui è stata rifiutata assistenza medica alla paziente in crisi di astinenza

– Chiediamo spiegazioni al governo russo e alle autorità moscovite sulle spaventose condizioni in cui vivono i pazienti ricoverati per la disintossicazione dalle sostanze stupefacenti, più simili a quelle di un carcere che di un ambiente medico.

Nome Cognome – Città”

I riferimenti a cui inviare il suddetto fax sono:

Ambasciata della Federazione Russa in Italia : fax 06/491031; e-mail: ambrus@ambrussia.it

Mikhail Zurabov, Ministero della Salute, 7095 504 4446, + 7095 959 8356 or +7095 628 50 58.

Roma, 21 dicembre 2006

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