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Ti piace vincere facile? Gioco d’azzardo e pubblicità ingannevole

Ieri il seminario promosso dalla campagna Mettiamoci in gioco e dalla Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza Università di Roma

Il 27 giugno Mettimoci in gioco, campagna contro i rischi del gioco d’azzardo ha organizzato ha organizzato insieme alla Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza Università di Roma, il seminario “Ti piace vincere facile? Gioco d’azzardo e pubblicità (ingannevole?)”, per riflettere sulle strategie di comunicazione con cui il gioco d’azzardo viene promosso, sul carattere illusorio di molti messaggi pubblicitari e sul rischio che corrono soprattutto le fasce più deboli. Tre le relazioni previste: Matteo Iori, presidente del Conagga, Vanna Pizzi, vicepresidente di Federconsumatori e Michele Marangi, media educator.

La campagna Mettiamoci in gioco è promossa da: ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Uisp. Obiettivo dell’iniziativa è quello di limitare la crescita forsennata del gioco d’azzardo, aumentare le tutele per la collettività e i giocatori, favorire gli interventi a favore dei giocatori “patologici”.

 

Vedi qui sotto l’articolo apparso sull’agenzia di stampa Redattore sociale sull’intervento di Matteo Iori:

Gioco d’azzardo, in 11 anni in Italia spesa quintuplicata. E nel 2012 si potrebbe arrivare a 100 miliardi

Dai presentati oggi dalla campagna “Mettiamoci in gioco”. Iori (Conagga): “Dal 2009 al 2011 fatturato aumentato del 47%. Nel 2011 si sono spesi oltre 106 milioni di euro per pubblicizzare i giochi d’azzardo”

Roma, 27 giugno 2012 – La spesa per il gioco d’azzardo in Italia negli ultimi undici anni è più che quintuplicata, passando dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, ai 79,9 miliardi del 2011. E per il 2012 la tendenza non cambia. Nel primo trimestre sono stati spesi 22,756 miliardi di euro con un aumento del 26,7% rispetto al primo trimestre del 2011e una proiezione sull’anno fra i 90 e i 100 miliardi di euro. Un mercato che va a gonfie vele, nonostante la crisi, quello emerso dal primo seminario “Ti piace vincere facile? Gioco d’azzardo e pubblicità (ingannevole?)” tenutosi questa mattina presso l’università Sapienza di Roma e organizzato dalla Campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo, “Mettiamoci in gioco”. Una iniziativa promossa da una ventina di associazioni, tra cui le Acli, l’Anci, l’Auser, il Cnca, la Cgil, il Conagga, l’Arci, la Fict, Libera e altre ancora.

“Negli ultimi 15 anni si è passati dalla possibilità di fare tre giochi alla settimana in giorni prestabiliti, alla possibilità di farne alcune decine – ha spiegato Matteo Iori, pesidente del Conagga (Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo) e dell’associazione Centro sociale Papa Giovanni XXIII –. La maggior parte dei quali praticamente a tutte le ore della giornata”. Cresce anche il fatturato. “Dal 2009 al 2011 è aumentato del 47% – ha aggiunto Iori – e ritenendo che questo possa essere successo anche per la spesa in marketing, questo significa che nel 2011 si sono spesi oltre 106 milioni di euro per pubblicizzare i giochi d’azzardo”. Una proliferazione “voluta da specifiche scelte governative”, ha affermato Iori, a cui è seguita una crescita dei messaggi pubblicitari. “La spesa investita in questo settore dalle industrie del gioco è certamente di tutto rispetto: nel 2009 risultavano investiti oltre 72,3 milioni di euro, con la Lottomatica che primeggiava con i suoi 36 milioni, seguita a ruota dalla Sisal con altri 29,5 milioni”.

Tuttavia, mentre aumentano gli investimenti nella pubblicità, non sempre questa si rivela del tutto corretta. “Osservando i messaggi promozionali dei giochi d’azzardo notiamo un filo conduttore: tutti sono tesi a far credere ai giocatori che la vincita sia a portata di mano, che sia facile vincere”, ha spiegato Iori. Ma la realtà è diversa. “Le probabilità di vincere i grandi premi sono una su parecchi milioni a seconda dei giochi – ha specificato –, ma le persone sono comunque attratte dal canto delle sirene che rischia di farli naufragare”.

Secondo Iori, è difficile comprendere appieno i numeri delle basse probabilità di vincita. Come accade per esempio con il Miliardario, il gratta e vinci da 5 euro, dove le probabilità di vincere il primo premio sono una su sei milioni, cioè lo 0,000016%. “Per comprendere cosa significa, basta disporre i biglietti del Miliardario per terra – ha spiegato –, uno affianco all’altro. Per trovarne uno che vinca il premio massimo, occorre coprire una distanza che va da Milano a Potenza, per oltre 900 chilometri. In tutto questo spazio, di biglietto vincente il primo premio ce n’è solo uno”. Non si salvano neanche i biglietti ‘sfortunati’. Dietro ognuno di questi, ha aggiunto Iori, possono celarsi dei veri e propri trabocchetti. Da una ricerca condotta dall’associazione Centro sociale Papa Giovanni XXIII è emerso come “nel 40% dei casi i biglietti perdenti avevano un solo numero di differenza dal biglietto che avrebbe permesso al giocatore di vincere il premio massimo da mezzo milione di euro. Anche questo per la mente del giocatore diventa un rinforzo a riprovare e perseverare nel gioco”.

Nel mondo. A livello mondiale, ha spiegato Iori, il mercato regolamentato dei giochi ha registrato, nel 2009 una raccolta complessiva di circa 335 miliardi di dollari. Ma se l’Europa ha un terzo del mercato mondiale, l’Italia spicca su tutti i paesi confinanti. “Se analizziamo le nazioni a noi più vicine, scopriamo che l’Italia nel 2009 ha fatturato 54,4 miliardi di euro – ha aggiunto Iori –, mentre Spagna e Francia (che hanno anch’esse una lunga tradizione di gioco d’azzardo) hanno fatturato17 miliardi di euro e 19,3 miliardi”. Il primato dell’Italia è nel mondo delle lotterie istantanee. “I nostri Gratta e Vinci hanno raccolto 12,3 miliardi di dollari nel solo 2010, il 19% per mercato mondiale. Al secondo posto il mercato francese che vale appena 5,6 miliardi, mentre il terzo in classifica è il mercato cinese”. Per quanto riguarda il gioco online, invece, l’Italia ha il 23% del mercato mondiale, pur rappresentando solo l’1% della popolazione mondiale. “Gli italiani sono tra i più assidui frequentatori di poker room, siti di scommesse sportive e di casinò online e contribuiscono per quasi un quarto al mercato mondiale del gioco online”. Stilando una classifica nazionale, invece, si nota come le regioni sul podio per spesa pro capite siano il Lazio, la Campania e l’Abruzzo, seguite da Lombardia, Emilia Romagna e Trentino. Agli ultimi posti Sardegna, Sicilia, Basilicata e Calabria. A giocare, sono maggiormente le persone che hanno un lavoro precario o i cassintegrati. “Secondo il Censis – ha spiegato Iori –, se il 70,8% di chi ha un lavoro a tempo indeterminato dichiara di giocare d’azzardo, sono l’80,2% dei lavoratori saltuari o precari che dichiarano di giocare e l’86,7% dei cassintegrati”. 

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