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Un patto sociale per favorire l’integrazione

Oggi a Roma convegno finale di due progetti della Federazione. Enti pubblici, cooperazione sociale, imprese e sindacati potrebbero costituire “spazi pubblici” per integrare politiche sociali, sanitarie e politiche attive del lavoro. L’occasione dei Fondi Strutturali europei 2007-2013

 

ROMA – Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) ha presentato oggi la sua proposta per innovare le politiche in favore dell’integrazione dei cosiddetti “soggetti svantaggiati”: costituire in tutti i territori “spazi pubblici” in cui cooperazione sociale, Enti pubblici, imprese e sindacati elaborano insieme politiche sociali, sanitarie e per il lavoro in modo integrato.

La Federazione si propone agli altri soggetti nazionali e locali come un interlocutore in grado non solo di portare riflessioni sul tema e attuare interventi, ma anche come soggetto competente nel co-definire e co-realizzare i processi di partecipazione attiva che dovrebbero coinvolgere i diversi attori del sistema.

L’occasione per illustrare la proposta è stata il convegno finale, svoltosi a Roma, di due importanti progetti – “Dai Centri ai Servizi per l’impiego” e “Commessa” – che hanno visto il CNCA protagonista, in diversi territori di tutta Italia, di azioni di ricerca e di sperimentazione sul tema dell’inserimento lavorativo delle persone (ex) tossicodipendenti e dei “soggetti svantaggiati” in genere.

Proprio le attività di ricerca previste nei due progetti hanno fatto emergere questioni che ostacolano gravemente l’integrazione delle fasce deboli: forti differenziazioni territoriali nello sviluppo delle esperienze locali di inclusione sociale basate sull’inserimento lavorativo; mancato decollo dell’integrazione, sia a livello locale sia a livello nazionale, tra le politiche attive del lavoro e le politiche sociali e sanitarie rivolte alle persone svantaggiate; un’ottica ancora diffusa che considera le persone più “deboli” non come dei lavoratori veri e propri, ma come meri destinatari di interventi assistenziali e limitati comunque alla precarietà; un ruolo della cooperazione sociale di tipo B (quella dedicata proprio all’inserimento lavorativo dei “soggetti svantaggiati”) marginale e subordinato, troppo spesso funzionale ad un utilizzo strumentale.

“E’ arrivato il momento”, ha affermato Lucio Babolin, presidente del CNCA, “che tutti i soggetti politici, economici e sociali facciano, insieme, un passo avanti. Agli Enti locali chiediamo di destinare maggiori risorse per interventi di workfare, in modo da trasformare il maggior numero possibile di persone da destinatari di interventi socio-assistenziali a produttori di reddito. Per questo proponiamo che siano istituiti, in tutti i territori dove non esistono ancora, i Servizi Inserimento Lavorativo preposti a supportare tutte le categorie di svantaggio sociale. Alle Regioni, alle Province e ai Comuni chiediamo di assumere un preciso ruolo di promozione della cooperazione sociale di tipo B, attraverso la leva delle forniture pubbliche. Alla parte più matura delle imprese e ai sindacati rivolgiamo una forte sollecitazione perché colgano il tema come elemento essenziale della Responsabilità sociale delle imprese e della qualità totale.”

Ma anche alle cooperative sociali di tipo B è chiesta un’assunzione di responsabilità: “Devono interpretare in modo compiuto”, ha precisato Babolin, “il loro doppio ruolo di imprese e di soggetti che realizzano una funzione pubblica, approdando a una piena dimensione imprenditoriale.”

La grande opportunità di cambiamento sarà offerta dai Fondi Strutturali europei 2007-2013, che potrebbero essere usati – ad avviso del CNCA – proprio per favorire questa trasformazione dei sistemi locali di risposta ai bisogni sociali. “Noi siamo pronti ad agire un nuovo ruolo,” ha concluso Babolin, “ad assumere il compito di costituire, con altri, uno spazio pubblico condiviso, capace di coinvolgere servizi sociali, sanitari, servizi per le politiche attive, associazionismo, cooperazione sociale, aziende pubbliche e private, sindacati. Ci attendiamo che anche gli altri soggetti comprendano l’opportunità e il valore di questa visione strategica.”

Roma, 30 maggio 2007

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