COMUNICATO STAMPA
UNA LEGGE PER LO STOP AL COMMERCIO CON GLI INSEDIAMENTI ILLEGALI
L’Italia ogni anno importa oltre 1 miliardo di beni e servizi da Israele,
alimentando l’occupazione illegale della Cisgiordania tra sfollamenti,
espropri, demolizioni, uccisioni. Depositata alla Camera una nuova proposta di legge
firmata dai leader di Alleanza Verdi e Sinistra,
Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: Angelo Bonelli, Giuseppe Conte,
Nicola Fratoianni ed Elly Schlein.
L’iniziativa nasce dall’impegno di oltre 20 organizzazioni promotrici
della campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali
Roma, 14 maggio 2026 – Arrivare ad un impegno dell’Italia, sull’esempio di altri paesi europei, per il divieto all’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, impedendo una sistematica violazione di diritti e la distruzione dell’economia palestinese, tra espropri, sfollamenti e violenza.
Con questo scopo è stata depositata una nuova proposta di legge, che ha come primi firmatari i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein.
Un’iniziativa nata grazie all’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni della società civile, che a settembre 2025 hanno lanciato la campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali.
“Si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare – in Italia e negli stati dell’Unione europea – all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est). Scambi illegali secondo il diritto internazionale che costano miliardi di dollari all’economia palestinese ogni anno, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture. – spiega Paolo Pezzati, coordinatore della campagna e portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Paesi come Spagna e Slovenia hanno già adottato legislazioni analoghe, mentre sono vicini a fare altrettanto Olanda, Irlanda e Belgio. Segnali decisivi per una svolta a livello comunitario”.
“È fondamentale che il Governo italiano accolga questa proposta a livello nazionale, allineandosi con quanto richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia. – continua Pezzati – E contemporaneamente cambi posizione a favore della sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, fino a quando non saranno rispettati i diritti umani. Del resto la proposta franco-svedese di un aumento delle tariffe sulle importazioni delle merci da Israele nel mercato Ue – su cui il Ministro degli Esteri Tajani ha dimostrato apertura – sarebbe priva di efficacia. La misura verrebbe infatti immediatamente compensata da nuove sovvenzioni del Governo israeliano alle aziende che operano negli insediamenti illegali”.
L’IMPATTO DISTRUTTIVO DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA IN CISGIORDANIA
Nel 2024 il valore delle importazioni in Italia di beni e servizi da Israele è stato di circa 1 miliardo di euro, principalmente di prodotti agricoli e manifatturieri, di servizi legati alla sicurezza e alla sorveglianza digitale.
Difficilissimo stabilire quanta parte di questi scambi sia ascrivibile ad aziende che operano nel Territorio occupato, data la possibilità di aggirare le politiche europee di etichettatura e differenziazione territoriale, mentre più che evidenti sono le conseguenze per l’economia e per la popolazione palestinese: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, un aumento del tasso di povertà dal 12% al 28% negli ultimi 2 anni, disoccupazione raddoppiata da ottobre 2023 e arrivata al 35%.
Stiamo inoltre assistendo a un’accelerazione degli espropri di aree sempre più vaste, demolizioni, sfollamenti forzati che compromettono l’esistenza stessa delle comunità palestinesi e finiscono per svuotare vaste aree di territorio prontamente occupate dai coloni più violenti.
Solo a marzo una brusca e organizzata escalation della violenza dei coloni israeliani, sostenuti dalle forze militari in tutta la Cisgiordania, ha causato perdite agricole per oltre 4,2 milioni di dollari, dovute alla distruzione di più di 8.000 ulivi, al furto e all’abbattimento di oltre 686 capi di bestiame e alla confisca di oltre 3.441 dunum di terra (pari a 344 ettari).
Nel corso del 2025 sono state inoltre demolite oltre 1.600 strutture, causando migliaia di sfollamenti nelle comunità palestinesi e altre centinaia di abitazioni sono state distrutte da gennaio. Sempre l’anno scorso si sono registrate 240 vittime, di cui 55 minori. Nel 2026 si sono già verificati oltre 700 attacchi che hanno provocato 44 morti, di cui 11 bambini.
Alla luce di tutto questo è evidente come l’esito del Consiglio degli Affari Esteri di lunedì scorso, pur riconoscendo la rilevanza delle organizzazioni israeliane colpite dalle sanzioni, non scalfisca il quadro di illegalità generale. Il tema infatti non è colpire solamente i coloni violenti, ma smettere di sostenere dal punto di vista economico e finanziario l’intero progetto coloniale di Israele.
I PUNTI CHIAVE DELLA PROPOSTA
La proposta di legge chiede quindi in sintesi:
- di vietare l’importazione e la pubblicizzazione in Italia di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato (sia le merci prodotte interamente o parzialmente negli insediamenti, ovvero che lì hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione significativa; che qualsiasi servizio, derivante da attività svolte in tutto o in parte negli insediamenti);
- di definire l’applicazione del divieto attraverso un decreto del Ministro degli Esteri che, in accordo con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, stabilisca i criteri e le modalità di verifica dell’origine dei prodotti importati da Israele per identificare quelli provenienti dagli insediamenti;
- di dare mandato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di vigilare sul rispetto del divieto e di verificare l’origine delle merci;
- che siano gli esportatori israeliani a dimostrare che i loro beni non sono prodotti nel Territorio Palestinese Occupato, contrariamente a quanto avviene ora, prevedendo la possibilità di sequestrare e confiscare i beni in caso di false dichiarazioni.
Le associazioni italiane aderenti alla campagna:
ACLI, ACS-NGO, Amnesty International Italia, ANPI, AOI, ARCI, CISS, CNCA, COSPE, CRIC, Emmaus Italia, First Social Life, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Gruppo Abele, Libera, Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente, Oxfam Italia, Pax Christi, Rete HUMUS, Rete Italiana Pace e Disarmo, Un Ponte Per, Vento di Terra.
LE DICHIARAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI
“Questa proposta di legge nasce dal lavoro unitario delle associazioni della società civile, che hanno costruito un testo concreto e lo hanno affidato alla responsabilità delle forze parlamentari. Si tratta di associazioni che lavorano con la società civile palestinese e con quella israeliana che rifiuta l’occupazione e chiede di fermare il genocidio in corso. La deriva messianica e razzista che spinge il Governo israeliano a superare ogni linea rossa al fine di realizzare l’espulsione dalle loro terre dei civili e ‘depalestinizzare’ la Palestina in modo da annetterla alla ‘grande Israele’, può essere fermata solo da una forte iniziativa della comunità internazionale. Chiediamo all’Italia di smettere di essere muta e complice verso le iniziative illegali del Governo israeliano nel Territorio palestinese occupato verso il massacro della popolazione civile palestinese e i progetti di deportazione in corso” – Alfio Nicotra, Coordinatore dell’Esecutivo della Rete Italiana Pace Disarmo.
“Anziché tappeti rossi, a Israele l’Italia dovrebbe imporre linee rosse: come, ad esempio, il divieto d’importare beni e servizi prodotti, attraverso l’apartheid e l’occupazione illegale, nel territorio palestinese, grazie alla violenza sempre più mortale dei coloni sostenuti dallo stato e agli espropri di terra, acqua e altre risorse fondamentali per la vita della popolazione della Cisgiordania occupata. Se l’occupazione è illegale, come stabilito dal diritto internazionale e ribadito dalla Corte internazionale di giustizia, allora è illegale anche l’economia che ne deriva. L’Italia non deve contribuire ai profitti illegali dello stato israeliano“. – Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
“Abbiamo visto coi nostri occhi i danni del colonialismo israeliano, l’assedio di Gaza, continuando a raccontarlo per portare alla luce i crimini del Governo israeliano ai danni della popolazione palestinese. Tentiamo con i nostri partner palestinesi di arginare i danni ambientali ed educativi, attraverso il nostro lavoro in Palestina. Ma è dalle nostre istituzioni che vogliamo un segnale: vietare il commercio con gli insediamenti significa non solo dare un segnale politico, ma soprattutto rispettare i diritti umani e le leggi della storia recente, a cominciare dalla nostra Costituzione Italiana, che sulla guerra non ha nessun messaggio ambiguo: la ripudia.” – Giulia Torrini Co-presidente nazionale di Un Ponte Per.
“Crediamo necessario e urgente che gli Stati si attivino con ogni strumento diplomatico e di pressione per porre fine all’ingiustificabile e illegale invasione del Territorio palestinese da parte di Israele. È chiaro a tutti che le gravissime e continue violenze in Cisgiordania non hanno nulla a che fare con la sicurezza di Israele, ma solo con mire espansionistiche che né il diritto né la politica internazionali possono tollerare. Anche lo Stato italiano deve fare la sua parte, per non accettare de facto insediamenti che non dovrebbero esistere e per non incentivare la nascita di nuovi insediamenti, con il loro enorme carico di sofferenze.” – Caterina Pozzi, Presidente del CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti.
“Bisogna condannare gli insediamenti illegali, è necessario isolare la loro economia e le imprese che cooperano con essi.” – Giacinto Palladino – Presidente First Social Life.
“Questa proposta di legge rappresenta un passaggio importante per riportare coerenza tra i principi del diritto internazionale e le scelte economiche e commerciali dell’Italia. Gli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato sono illegali e costituiscono una violazione riconosciuta da numerose risoluzioni internazionali e richiami delle istituzioni competenti. Continuare a consentire scambi commerciali con tali realtà significa contribuire, anche indirettamente, a un sistema che alimenta espropri, sfollamenti e una progressiva erosione delle condizioni di vita della popolazione palestinese. Per questo chiediamo un impegno chiaro del Governo italiano affinché venga introdotto un divieto effettivo, in linea con quanto già avviato in altri Paesi europei. Non si tratta di una misura simbolica, ma di un atto di responsabilità politica e giuridica, necessario per non rendere l’Italia complice di una situazione di occupazione che da troppo tempo nega diritti fondamentali e prospettive di pace”. – Giovanni Lattanzi, Presidente di AOI.
“Dobbiamo scardinare con forza la logica secondo cui le crisi internazionali si risolvono soltanto attraverso le armi. È esattamente il contrario: dove prevale la guerra si alimentano odio, occupazione, violenza e nuove ingiustizie. Per questo sostenere una proposta che interrompa ogni complicità economica con gli insediamenti illegali significa affermare un’altra idea di sicurezza, fondata sul diritto internazionale, sulla dignità delle persone e sulla pace. In queste settimane gli occhi del mondo sono giustamente rivolti alla tragedia di Gaza e al Libano, ma non possiamo dimenticare la Cisgiordania, dove continua un processo sistematico di espropriazione, espulsione e violenza contro la popolazione palestinese. Anche lì si consuma ogni giorno una ferita gravissima ai diritti umani e alla convivenza tra i popoli.” – Italo Sandrini, Vicepresidente ACLI.
“Questo primo risultato della campagna è un grosso passo in avanti che accogliamo con favore: una legge che vieti il commercio con gli insediamenti illegali è un atto dovuto di giustizia e di rispetto del diritto internazionale. Ci auguriamo ora che il Governo emani a breve un decreto che blocchi concretamente l’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani. Allo stesso tempo ribadiamo che questo non basta: laddove l’occupazione cancella diritti, terre e futuro, è fondamentale sostenere l’economia di resistenza delle comunità palestinesi attraverso progetti che promuovano agricoltura comunitaria, imprese sociali e cooperative. Il nostro impegno, quindi, non si limiterà a denunciare ciò che è illegale: continueremo a investire e a difendere queste pratiche che rappresentano resistenza nonviolenta, giustizia e autodeterminazione per il popolo palestinese.” – Anna Meli, Presidente COSPE.
Ufficio stampa Oxfam Italia
Mariateresa Alvino – 348.9803541 – mariateresa.alvino@oxfam.it
David Mattesini – 349.4417723 – david.mattesini@oxfam.it
Ufficio stampa Amnesty International Italia
Carolina Bruni – c.bruni@amnesty.it | press@amnesty.it
NOTE:
- Il report di lancio della campagna è consultabile QUI
- I dati riferiti a marzo 2026 sull’impatto dell’azione dei coloni in Cisgiordania sulle comunità palestinesi sono tratti dal report della Palestinian Farmer Union, disponibile QUI
- I dati riferiti all’import italiano sono disponibili QUi
- I dati sulle violenze dei coloni in Cisgiordania sono dell’OCHA dal Rapporto 2026 sui diritti umani di Amnesty International QUI
- Secondo il gruppo per i diritti civili israeliano HaMoked, alla fine del 2025 nelle carceri israeliane erano detenuti senza accusa o processo equo circa 4.622 palestinesi, di cui 3.385 sotto ordini di detenzione amministrativa e 1.237 erano in detenzione arbitraria, ai sensi della legge sui combattenti illegali.

