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Verità e giustizia per Cucchi, Aldrovandi, Bianzino e gli altri

Due giorni di riflessione sui crimini e gli abusi comessi da personale dello stato si sono tenute a Perugia il 25 e 26 giugno

Le due giornate di incontri e riflessioni sul tema “Libertà e sicurezza: ma per chi?”, promosse dal Comitato Verità e Giustizia per Aldo, si sono aperte venerdì 25 giugno, alle ore 17.00, in una Sala della Vaccara (Palazzo dei Priori, sede del Comune di Perugia) gremita di gente. Erano presenti i familiari di Aldo Bianzino, di Stefano Cucchi, di Luca Gambini e di Alberto Mercuriali, nonché il Comitato “Amici di Stefano Frapporti” e il Comitato “Amici di Alberto”, oltre, naturalmente, al Comitato “Verità e Giustizia per Aldo”. L’incontro è iniziato con la lettura della lettera inviata dai familiari di Federico Aldrovandi, che non potevano essere fisicamente presenti.

Dai racconti dei familiari e degli amici sono emerse le figure di persone “normali”, assurdamente e ferocemente uccise in nome di una legge che diventa arbitrio e per conto di uno Stato che non tutela né garantisce quei diritti fondamentali (la vita, la dignità, il rispetto, l’uguaglianza, la giustizia) per i quali da sempre dovrebbe esistere. L’altro aspetto sottolineato da tutti i partecipanti è che per ottenere verità e giustizia e, prima ancora, affinché non sia coperta e insabbiata ogni cosa, c’è stato bisogno di costituire dei comitati, fornire foto “macabre”, vedere il proprio dolore stampato sui giornali, altrimenti non c’è più nemmeno “un giudice a Berlino”.

Infatti, anche in questa circostanza, non è intervenuta alcuna forza né politica, né sindacale, né alcuna rappresentanza istituzionale. C’è dunque bisogno di creare una rete nazionale, altrimenti la società civile non ha interlocuzione né sui diritti, né sulla loro esigibilità.

È stato infine ricordato che purtroppo queste storie, sia pure così tragiche, sono solo la punta di un iceberg fatto di violenze, soprusi e sopraffazioni che ogni giorno migliaia di persone vivono e soffrono sulla propria pelle, nelle carceri che scoppiano, nelle camere di sicurezza, vere e proprie anticamere dell’inferno, e nei reparti psichiatrici, che sempre più spesso stanno facendo velocemente piazza pulita della Riforma Basaglia. Francesco Mastrogiovanni, infatti, è morto, nell’agosto 2009, per edema polmonare sopraggiunto in seguito al fatto di essere stato legato per giorni a un letto di contenzione nella struttura psichiatrica di Vallo della Lucania.

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