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Accattonaggio, basta dichiarazioni estemporanee e interventi spot

Oggi a Roma la conferenza finale del progetto europeo “Il terzo settore contro l’accattonaggio forzato”

COMUNICATO STAMPA

Accattonaggio, basta dichiarazioni estemporanee e interventi spot
Oggi a Roma la conferenza finale del progetto europeo “Il terzo settore contro l’accattonaggio forzato”.
Presentati i dati di una ricerca sul fenomeno

Roma, 26 giugno 2015

L’accattonaggio è un fenomeno complesso e delicato, connesso anche a casi di sfruttamento e tratta, che non può essere affrontato con dichiarazioni estemporanee e interventi spot. È questo il messaggio che arriva dalla conferenza finale del progetto “Il terzo settore contro l’accattonaggio forzato”, un’iniziativa europea promossa dal Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) in collaborazione con Tampep Onlus, EAPN Portugal, Anti Poverty International Center (APIC) – EAPN Bulgaria, Nobody’s Children Foundation (Polonia), ARAS (Romania). Il progetto si è proposto di aumentare la conoscenza dei soggetti istituzionali e del privato sociale sul fenomeno della tratta di esseri umani a scopo di accattonaggio forzato, attraverso l’acquisizione di informazioni e dati che aiutino a sperimentare azioni finalizzate al contrasto del fenomeno e al supporto alle vittime.

La ricerca. Il progetto ha promosso, prima di tutto, una ricerca sul fenomeno in ogni paese. Per l’Italia l’indagine si è concentrata sui comuni di Firenze, Pisa e Perugia. Sono state censite, in totale, 484 persone, di cui 360 maschi e 124 femmine. Solo a Firenze le persone dedite all’accattonaggio sono 354. I minorenni rilevati sono soltanto 6, mentre sono 446 le persone tra i 18 e i 45 anni; solo 32 gli over 46. La maggior parte delle persone incontrate opera nelle strade del centro della città (45%), ma se ne trovano anche nelle altre strade (23,55%), in luoghi di transito (10,74%), centri commerciali e supermercati (9,5%), luoghi di culto (3,31%), ristoranti e bar (3,31%), centri sanitari (3,1%), mercati (1,24%) e mezzi pubblici (0,21%). Quasi la metà delle persone censite si limita a chiedere soldi, ma l’altra metà offre qualcosa in cambio: vendita ambulante di oggetti (191 casi), richiesta moneta del carrello (27), vendita rose e fiori (18), lavavetri (6), suonatore (3), parcheggiatore abusivo (2). Per quanto riguarda le aree geografiche di provenienza, per l’86% dei casi si tratta dell’Europa dell’Est (tra cui 80 dalla Romania, 42 rom rumeni, 8 rom del Kossovo, 18 rom di altra provenienza, 17 croati), nel 7,63% di italiani e nel 6,36% di altri continenti.

Gli interventi sperimentali. All’azione di ricerca è seguita poi la sperimentazione di alcuni interventi in favore delle persone dedite all’accattonaggio. Sono stati realizzati interventi direttamente in strada, con finalità di supporto, informazione, orientamento e conoscenza delle normative in materia di tratta per i casi in cui si è riscontrata questa problematica. Con i Comuni di Firenze e Perugia e con la Provincia di Arezzo sono stati aperti dei tavoli sull’accattonaggio e la tratta, tuttora attivi, per progettare insieme percorsi condivisi di intervento sui diversi territori. È stato, poi, organizzato un percorso di formazione sul fenomeno rivolto a operatori di tutta Italia.

Le proposte. A fronte di questa situazione, appare necessario costruire un sistema integrato di assistenza e protezione delle persone vittime di tratta a fini di accattonaggio, ma anche un modello di intervento sociale specifico, che coniughi il lavoro in strada con servizi di prossimità dedicati (drop in/help center), spazi di accoglienza leggera (piccoli appartamenti di autonomia) e formazione professionale, favorendo la nascita di “imprese di strada”. In secondo luogo, occorre attivare progetti ad hoc di cooperazione internazionale e decentrata, per operare direttamente nei paesi da cui provengono le vittime. È essenziale che i diversi soggetti pubblici e del privato sociale interessati elaborino una strategia condivisa, che fissi linee guida e procedure per l’emersione, l’identificazione, l’assistenza e l’inclusione sociale delle vittime di tratta e grave sfruttamento.

I risultati del progetto e le raccomandazioni politiche e operative sono state raccolte in un manuale delle buone prassi.

“Sia la ricerca italiana che quelle degli altri paesi”, dichiara don Armando Zappolini, presidente del CNCA, “ci dicono chiaramente che il fenomeno dell’accattonaggio è molto sottostimato e, probabilmente, in forte crescita. Si tratta di un fenomeno che incrocia altre questioni e dinamiche come la tratta e lo sfruttamento, e coinvolge sia italiani che stranieri. Mancano ricerche adeguate sia a livello nazionale che internazionale. Per questo le dichiarazioni di diversi politici sull’accattonaggio così come alcune delibere di Comuni improntate alla conquista di un facile consenso sono inutili o dannose. Chiediamo alle istituzioni di iniziare, finalmente, un percorso serio di indagine e di intervento, d’intesa con il terzo settore.”

Scarica il manuale

Vai al sito del progetto, dove sono disponibili i rapporti di ricerca nazionali

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