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Bimbo prelevato a scuola: “Vicenda da non strumentalizzare”

Il commento di Liviana Marelli, referente nazionale del gruppo infanzia, adolescenza e famiglie, intervistata da Redattore Sociale 

La vicenda del bambino prelevato a Padova evidenzia un problema generale: “I bambini spesso diventano oggetti del contendere per due genitori che non riescono a separare le loro divergenze di coppia dal loro diritto-dovere di essere genitori”, commenta Liviana Marelli, referente nazionale del Gruppo Infanzia, adolescenza e famiglie del CNCA. “Prima di giudicare una situazione come questa, però, bisognerebbe riflettere e ascoltare”, aggiunge. Al contrario, sull’episodio si è già detto e scritto troppo. La strumentalizzazione dei minori, il loro utilizzo come mezzo per un “ricatto affettivo”, inoltre, fa perdere quello che è il loro bene e interesse. “Per quanto si vede nel video – precisa Marelli – le modalità dell’allontanamento coatto sono state inadeguate, è una questione di buonsenso. Le forze dell’ordine hanno modo e modo di intervenire”. La sentenza della Corte d’appello del Tribunale di Venezia poteva essere applicata in modo migliore. “In ogni caso, la vicenda non va strumentalizzata, non bisogna lanciare accuse che vanno oltre il caso”, prosegue Marelli.

Per esempio, è falso dire che non c’è parità nel trattamento di madri e padri separati. “Dal ’75 siamo in un contesto di potestà parentale, dove i genitori vengono giudicati in modo paritetico”, precisa la referente del CNCA. Semmai, il problema sta a chi spetta la sentenza: tribunale ordinario in caso di famiglie sposate, tribunale dei minori in caso di “famiglie di fatto”: “Sono ancora una bestemmia in Italia”, dice. E questo doppio binario è stato molto criticato dal CNCA. “Credo che la riforma del Tribunale dei minori debba unificare in un unico organo autonomo il tribunale che si occupa delle questioni familiari” a prescindere dall’ufficialità o meno del legame familiare. Chi nasce fuori dalla famiglia, infatti, ancora oggi subisce discriminazioni: i figli “naturali”, fuori dalla famiglia, non hanno cugini né zii né nonni. Eppure tutte le proposte di legge presentate finora, conclude Marelli, non vanno in questa direzione.

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