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CNCA: ”Inutile colpire lavavetri e mendicanti, serve una nuova politica locale”

Le ragioni e le responsabilità delle paure sociali diffuse stanno in un mix di elementi che chiamano in causa anche le amministrazioni nazionali e locali. CNCA: “Inutile colpire lavavetri e mendicanti, serve una nuova politica locale”. Lettera aperta della Federazione a politici e giornalisti.

 

Roma – Il dibattito sulla sicurezza è “ipocrita, inconsistente e fuorviante”. Le paure sociali non si affrontano inventando e colpendo capri espiatori, ma amministrando diversamente le città. Perché il nodo vero, per la convivenza, non sono poche presenze marginali, ma la grave crisi in cui versano le aree urbane, lo sfrangiamento del tessuto sociale. L’unico modo per produrre sicurezza, dunque, è un nuovo patto sociale che richiede una nuova politica locale.

Sono queste le idee che il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime nella sua “Lettera aperta a politici e giornalisti” che porta come titolo “La sicurezza si crea con una nuova politica locale”.

L’esperienza di lavoro della Federazione nei più diversi contesti urbani “ci mette ogni giorno in contatto con il tema che più di ogni altro dovrebbe interessare la classe politica e i differenti attori sociali: la grave crisi in cui versano le nostre città in conseguenza di un tessuto sociale che si va disgregando, privando le persone di quella cornice di senso e di agire condiviso che sola è in grado di dare “sicurezza” a chi abita un territorio. Si tratta di un processo gravissimo, che riguarda non solo le aree meno “pregiate” delle città, i veri e propri angoli da terzo mondo che troviamo a Roma come a Milano, ma l’intero contesto urbano. Una crisi che, se non affrontata per tempo e con una vera e propria mobilitazione politica a livello nazionale e locale, potrebbe aprire in futuro scenari degni di Los Angeles o delle banlieues parigine.”

Il problema sicurezza, per la Federazione, trova origine non solo in un tessuto sociale che non regge più, ma anche in una gestione delle città inadeguata proprio rispetto alle paure presenti nel corpo sociale: “Una gestione dominata dai principi del “city marketing”, della competizione globale tra le grandi aree metropolitane del pianeta. Una gestione in cui appare assai più marcato, nel decidere priorità e indirizzi, il ruolo dei grandi gruppi economici che quello degli eletti dal popolo.Ma, sfortunatamente, con l’organizzazione delle Olimpiadi invernali si può forse rinfrescare l’immagine della città e far girare molti quattrini, ma non si ricostruisce il tessuto sociale.”

Il CNCA invita a tenere presente anche le insufficienze del nostro sistema di welfare, “fortemente sbilanciato su pensioni e sanità e che lascia meno delle briciole per le prestazioni socio-assistenziali. Investiamo poco, pochissimo, sulla sicurezza che nasce dalla costruzione di relazioni personali e sociali che diano un senso all’abitare, al condividere, al partecipare.” Così come rileva “l’entità pressoché risibile che lo Stato, le Regioni e i Comuni destinano alla categoria degli immigrati.”

“Dinanzi a questa mole di questioni – che il ministro dell’Interno ha definito qualche giorno fa, spregiativamente, come mera “filosofia”, abdicando così, come sempre sui temi della sicurezza, alla sua celebre reputazione di pensatore “sottile” –”, si legge nella Lettera, “i nostri amministratori e, parrebbe, il Governo hanno deciso di reagire dando la caccia ai poveri cristi. Deviando su alcuni capri espiatori assolutamente marginali, in tutti i sensi, responsabilità che i nostri amministratori condividono con gli altri soggetti economici e sociali.” L’approccio dovrebbe essere del tutto diverso: invece di “colpire la persona sfruttata o vittima di racket – che diventa così due volte vittima – dovremmo piuttosto favorire la rottura di quel patto criminale in cui l’illegalità e il bisogno costringono parte delle persone divenute, loro malgrado, protagoniste sui media.”

Anche per questo, “ci sembra davvero incomprensibile voler varare un piano sulla sicurezza, come sta facendo il nostro Governo, senza l’intervento del ministro della Solidarietà sociale e degli altri ministeri competenti per le materie sociali, con l’eccezione del ministero per le Pari Opportunità.”

“Ci rendiamo ben conto, d’altra parte,”, continua il testo, “che le dichiarazioni rese e i provvedimenti presi o annunciati in queste settimane sono – al contrario di quanto potrebbe sembrare – una chiara dichiarazione di impotenza da parte degli amministratori. Le questioni che ci permettiamo di porre in questa lettera sono a loro ben note, ma affrontarle richiederebbe un cambiamento radicale negli orientamenti politici, nelle scelte di governo, nei modi in cui tali scelte vengono decise e attuate, nelle destinazioni di bilancio. Una volta la politica coltivava grandi progetti di cambiamento sociale, oggi si fa dettare l’agenda dalla pancia della società, opportunamente indirizzata.”

Il CNCA invita la politica e gli altri attori sociali ed economici a un’alleanza per riqualificare le città: “Noi diciamo alla politica che siamo pronti a prendere sul serio il sentimento di insicurezza così diffuso tra i cittadini: dobbiamo stare dalla parte dell’anziano che ha paura quando va a prendere la pensione e della mamma che ha paura di mandare suo figlio a giocare in strada. Ma essere dalla loro parte non significa creare e colpire dei capri espiatori, ma costruire contesti sociali ed economici in cui tutte le persone che ne fanno parte siano protagoniste, partecipino, coltivino relazioni positive, abbiano una buona qualità della vita, vedano i propri diritti fondamentali garantiti. È per questo che proponiamo agli amministratori, alle istituzioni, alle imprese, ai sindacati, al terzo settore e al volontariato la formazione di tavoli locali in cui pensare, finalmente, insieme, un progetto di città che si proponga realmente di mettere al primo posto il benessere e la sicurezza delle persone. Sarebbe una rivoluzione, perché ben altre sono le priorità che muovono oggi gli attori principali a livello nazionale e locale. Abbiamo bisogno di un nuovo patto sociale che richiede a sua volta una nuova politica locale, fatta di partecipazione diffusa e dell’integrazione delle politiche economiche, urbanistiche, ambientali, sociali, sanitarie, del lavoro e dell’istruzione.”

Il CNCA avanza un invito anche ai mass media, di cui pure si critica il ruolo esercitato in questi mesi sui temi della sicurezza: “il ruolo della stampa non è quello di limitarsi a registrare le dichiarazioni di questo o quel politico e di riprendere, sic et simpliciter, le paure diffuse nel corpo sociale, amplificandole. Il primo compito dei mass media dovrebbe essere quello di interrogarsi su queste paure andando a vedere con i propri occhi e a sentire con le proprie orecchie cosa sta accadendo nelle città italiane, come vengono amministrate, perché questa paura è nata, come si vive nei quartieri e come questi ultimi cambiano in funzione di modificazioni sociali e scelte politiche e del mondo economico. Anche ai media facciamo, perciò, una proposta: ragioniamo insieme su cosa sono oggi le città italiane e proviamo a raccontarlo.”

Roma, 7 settembre 2007

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