Comunicato dell’Alleanza per l’articolo 27
Non era mai accaduto nella storia recente penitenziaria italiana che associazioni, laiche e cattoliche, responsabili delle istituzioni territoriali, esponenti della società civile, attori e scrittrici, dirigenti di banca, sacerdoti, politici di varie forze politiche, garanti regionali e comunali si sentissero chiamati a difendere l’articolo 27 della Costituzione. È stata una giornata dall’altissimo valore simbolico e si ringrazia l’amministrazione penitenziaria per la disponibilità. Il carcere si è aperto al mondo esterno. Questo è il senso della neonata Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. In ben 36 carceri, oltre 350 persone si sono mobilitate in tutta Italia per vedere con i propri occhi le condizioni di detenzione e per chiedere di intervenire urgentemente nel nome della dignità delle persone detenute, oltre che dello stesso personale penitenziario. Una gran parte degli istituti penitenziari visitati ha mostrato condizioni di sovraffollamento insostenibile, che in alcuni casi è giunto addirittura al 250%, ed estreme carenze in termini di qualità degli ambienti, spazio minimo, caldo senza respiro, celle con letti a tre piani, aree aperte senza possibilità di proteggersi dal sole, assenza di frigo e ventilatori nelle celle.
Le delegazioni hanno raccolto la voce delle direzioni e degli operatori carcerari ma soprattutto, dove possibile, ascoltato anche le voci dal profondo della marginalità sociale che affolla i nostri istituti. Voci che lamentano non solo condizioni di vita difficilissime, ma soprattutto la mancanza di prospettive. Come rete ci siamo presi l’impegno di presentare un rapporto dettagliato di quello che abbiamo visto e vissuto, ma soprattutto quello di promuovere iniziative per una riforma delle pene e per un carcere diverso da quello attuale, che è spesso solo un ricovero della marginalità sociale.
116 morti dall’inizio dell’anno, di cui 33 per suicidio. Si pensi alle tragedie del carcere di Lecce con i suoi cinque morti suicidi negli ultimi sei mesi. Un numero impressionante che richiederebbe una commissione di inchiesta. Oggi, mentre attraversavamo tanti muri di cinta in tutta la penisola, i detenuti reclusi nelle carceri italiane erano 64.695. I posti realmente disponibili, al netto delle sezioni chiuse perché bisognose di ristrutturazioni mai effettuate, erano 46.228, con un tasso di affollamento su base nazionale del 140%. Molte singole situazioni – anche tra quelle da noi oggi visitate – presentano percentuali ben più elevate, che si traducono in mancanza di spazio vitale e di aria per respirare. Siamo stati ad esempio nel carcere milanese di San Vittore, dove l’affollamento è del 225%; a Foggia, dove è del 220%; a Regina Coeli, dove è del 189%.
L’estate è arrivata da oltre un mese e arriva tutti gli anni, sempre più calda. In alcune carceri i detenuti urlavano ‘Acqua’ dalle grate. Umanità, aperture, visione moderna della pena: è quello che vorremmo da subito e da subito sulle seguenti proposte la nostra Alleanza si mette a disposizione degli interlocutori politici e amministrativi:
- Apertura estiva del carcere alla società civile, al volontariato, al mondo esterno. Ogni giorno i detenuti devono potere trascorrere, anche d’estate, almeno 8 ore fuori dalla cella in attività sensate. Dappertutto. Si tratta di elaborare un grande piano d’intervento per l’estate per prevenire i suicidi.
- Consentire telefonate quotidiane per tutti i detenuti presenti nella media sicurezza in modo da non interrompere i legami con l’esterno ed evitare solitudine e disperazione che in estate sono pericolose per il rischio aumentato di favorire scelte di suicidio.
- Prevedere la presenza di frigo e ventilatori in tutte le celle per rendere tollerabile il caldo estivo. Dotare le aree all’aperto di spazi ombrati con acqua a disposizione.
- Chiudere tutti i reparti non abitabili dal punto di vista igienico/sanitario.
- Convocare subito i gruppi di osservazione e trattamento e prevedere un grande piano concordato di invio in misura alternativa di almeno 10 mila persone nei prossimi due mesi.
- Rinunciare alla costituzione di gruppi infiltrati di Polizia penitenziaria nelle carceri. Si tratta di una scelta che rende torbido un clima già teso.
- Infine chiediamo al Parlamento di non approvare nuove norme penali sino alla fine della legislatura nonché prevedere provvedimenti di clemenza che riportino il carcere nella legalità costituzionale.
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