E’ scomparso don Angelo Maria Fanucci

Il 3 novembre scorso è scomparso don Angelo Maria Fanucci, che è stato autorevole esponente della nostra federazione. Si è spento all’età di 82 anni a Gubbio. Nato a Scheggia e Pascelupo, comune italiano della provincia di Perugia, sacerdote della Diocesi di Gubbio, è stato presidente della Comunità di Capodarco dell’Umbria sin dalla sua nascita. Chiamata inizialmente Comunità di San Girolamo, poi Centro Lavoro Cultura, la realtà umbra è nata nel 1966 per combattere il fenomeno dell’emarginazione, indirizzandosi ai gruppi sociali considerati più emarginati: tossicodipendenti, disabili, ragazze madri, anziani. Il modello di Capodarco era stato portato da don Angelo dopo un’esperienza nella storica “Villa” a Capodarco di Fermo.

Il CNCA esprime il proprio cordoglio e commozione per la sua scomparsa.

Qui sotto il testo diffuso da don Vinicio Albanesi in ricordo dell’amico Angelo

Il saluto fraterno
del presidente delle Comunità di Capodarco
don Vinicio Albanesi

 Stamattina 3 Novembre se n’è andato don Angelo Maria Fanucci.

La data della sua scomparsa sembra aver ricordato che la Comunità, trascorsi i cinquant’anni dalla sua nascita, è invecchiata.

Aveva infatti ottantadue anni.

La sua storia fa parte di quel periodo (anni ‘70) durante il quale ci fu il risveglio di una società troppo ferma, prima che l’evento del ’68 permettesse il superamento di un equilibrio sociale e culturale non più sopportabile.

Così fu: anche nella coscienza cristiana.

Papa Giovanni aveva dato un grande impulso al rinnovamento nella Chiesa con il Concilio, seguito da Paolo VI, il Pontefice che dovette affrontare il cambiamento con grande sofferenza e coraggio. Don Angelo, venuto a contatto con la Comunità, abbracciò quell’ideale di attenzione e aiuto a quanti allora erano rimasti troppo indietro.

Insegnante di lettere al Liceo classico di Gubbio, andò appena possibile in pensione.

Si vergognava quasi di appartenere ai baby pensionati, cosciente di aver sottratto allo Stato – lui ricordava – molte risorse.

Si mise a disposizione della Comunità “La Buona novella” di Fabriano”, appena sorta, per far recuperare gli studi a disabili capaci e intelligenti che non avevano potuto ottenere istruzione.

Furono molti coloro che terminarono gli studi fino ad arrivare alla laurea.

Accarezzò da subito il sogno di ritornare alla sua Gubbio, città nel quale era vissuto ed aveva operato.

Si trascinò dietro una schiera di ragazzi suoi alunni.

Con loro individuò il convento di san Girolamo, ridotto in macerie.

Per anni, pietra dopo pietra, la città comprese lo sforzo.

Il convento diventò la sede della Comunità, luogo offerto in comodato per venticinque anni dai frati di Assisi.

A distanza di decenni, quei giovani liceali ricordano con affetto e nostalgia il clima vissuto, valori compresi: alcuni di loro fanno oggi parte del Consiglio di amministrazione della Comunità.

Il modo di essere di don Angelo era particolare: limpido e coraggioso, rasentando l’ingenuità.

Era rimasto folgorato da don Milani, del quale conosceva la storia e gli scritti. Continuò la sua vita in comunità senza rimpianti: eppure aveva frequentato l’Università statale e lateranense e molti dei suoi compagni di studi avrebbero fatto “carriera”.

La sua vita ha continuato implementando i sogni di dare dignità a chiunque, con l’istruzione o con il lavoro.

Fondò le cooperative di lavoro: era orgoglioso che alcuni disabili avessero ottenuto la pensione da lavoro.

Si portò dietro la capacità di essere istruito con la scrittura diretta, pungente e spesso ironica.

Fu a contatto dei molti preti che avevano inventato le comunità di accoglienza, evento rimasto in ombra nella storiografia ufficiale, nonostante avesse radici cristiane autentiche.

Fu allora che, in ambito cattolico, fu riscoperta la parola “condivisione”.

Ha dato ascolto a quanto scrive san Paolo nella Lettera ai Tessalonicesi: “Tenete presente l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità, la fermezza della vostra speranza”.

Ha interpretato la missione dedicata a chi ne aveva bisogno, sicuro di interpretare autenticamente il suo essere prete.

Un saluto fraterno, ringraziandoti di quanto hai testimoniato: Dio sia con te.

A presto.

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