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Edilizia scolastica, lettera aperta della rete educAzioni al governo

La preoccupazione del mondo della scuola e del terzo settore è di perdere un’occasione unica. L’allarme viene lanciato dalla rete educAzioni in vista della scadenza, a fine febbraio, dei 4 avvisi pubblici per la realizzazione e messa in sicurezza di asili nido e scuole per l’infanzia, per la costruzione di scuole nuove, per la creazione di mense e palestre, ai quali si aggiunge una prima tranche del Piano per la messa in sicurezza e la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico esistente. L’iter prevede la pubblicazione delle graduatorie dei progetti approvati e la loro dislocazione geografica e subito dopo la progettazione degli interventi finanziati.

Un momento cruciale in vista del quale educAzioni chiede che siano rispettati alcuni requisiti indispensabili sia nella progettazione che nella costruzione dei 195 nuovi edifici scolastici previsti, ma anche di tutti i nidi, le scuole dell’infanzia, i poli 0-6, le palestre e le mense che verranno riqualificati, messi in sicurezza, efficientati energeticamente o costruiti ex novo.

Queste le tre richieste della scuola e di una parte sostanziale del Terzo Settore che con la scuola e nella scuola lavora ogni giorno, soprattutto nei contesti più difficili e marginali:

1.

Sicurezza, sostenibilità, modernità e inclusività: negli interventi di edilizia scolastica sicurezza e sostenibilità ambientale devono andare di pari passo nel creare ambienti di apprendimento moderni e fortemente inclusivi, per permettere non solo una piena inclusione di alunne e alunni ma anche un forte rinnovamento della didattica.
Quindi non solo scuole sicure, ma potenziali comunità energetiche in grado di provvedere ai propri consumi e, a lungo termine, anche a una parte di quelli del territorio limitrofo; nuovi edifici con ambienti di apprendimento ispirati da una moderna visione pedagogica; recupero e ripensamento di tutti gli spazi utili all’innovazione didattica, soprattutto di quelli condivisi, nelle scuole che saranno oggetto di interventi di messa in sicurezza o efficientamento energetico, cioè la gran parte; inclusività degli spazi, da intendersi non solo come abbattimento delle barriere architettoniche, ma come dimensione di una pratica che enfatizza l’equità nell’accesso e nella partecipazione di tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze come aspetto imprescindibile della propria qualità. E, infine, gli arredi, considerati – a torto – spese non ammissibili negli Avvisi sopra indicati, e che invece sono fondamentali per connotare gli spazi di apprendimento e accompagnare l’adozione di nuove metodologie didattiche. Numerose le buone pratiche da seguire in questo ambito: dall’etichettatura degli spazi con applicazione della Comunicazione Aumentativa e Alternativa e braille ai percorsi sensoriali, dagli allarmi non solo sonori ma luminosi alla creazione di spazi immersivi per bisogni speciali, alla valorizzazione degli spazi esterni, ecc.

2.

Massima trasparenza: necessaria nella trasmissione dei dati sull’edilizia scolastica e chiarezza nel distinguere i nuovi finanziamenti da quelli già in essere, oltre che puntuali riferimenti ai vari capitoli di spesa per gli interventi autorizzati. Il rischio è di non riuscire a leggere correttamente la realtà e di realizzare progetti “vecchi”.
Sul portale Futura – La scuola per l’Italia di domani, che dovrebbe dare conto di tutti gli interventi previsti dal PNRR nel settore istruzione, infatti, si menzionano 30.040 progetti già approvati e finanziati, di cui 19.015 conclusi. Il rischio è di far confluire nel PNRR linee di finanziamento vecchie, piuttosto che concentrarsi su progetti nuovi a cui deve dare vita il Piano.
Inoltre, finora tutti gli Avvisi premiano progetti già inseriti nel programma triennale o in altri programmi, purché non oggetto di precedenti finanziamenti. Un indubbio vantaggio a rispettare le scadenze per le Amministrazioni (Comuni, Province e Città Metropolitane) ma probabilmente anche un incentivo a realizzare progetti “vecchi” o comunque non particolarmente innovativi dal punto di vista ambientale, dell’adeguatezza dell’organizzazione degli spazi e quindi di una didattica dinamica e inclusiva. Vanno pertanto introdotti subito elementi correttivi e/o di verifica, affinché ciò non avvenga, anche coinvolgendo gli stakeholders delle comunità locali.
Nell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica devono confluire tutti gli interventi finanziati con i vari capitoli di spesa (non solo PNRR); le informazioni riguardanti gli aspetti sismici (vulnerabilità, adeguamento/miglioramento sismico, ecc.) e, se presenti, i dati relativi alle dimensioni di tutti gli spazi, interni ed esterni di ciascun edificio, così da avere la fotografia, una volta per tutte, di quante siano le aule mancanti o inadeguate rispetto al numero degli studenti, quali gli spazi comuni da riutilizzare e dove non sia possibile prevederli, gli asili nido che via via verranno recuperati, messi in sicurezza o ricostruiti grazie ai fondi del PNRR, dal momento che i servizi 0-6, pur essendo a pieno titolo parte del sistema d’istruzione, non sono ancora censiti dall’Anagrafe.

3.

Coinvolgimento delle comunità educanti.
Le tempistiche di attuazione molto stringenti previste dal PNRR, la riproposizione di progetti preesistenti da parte degli enti locali, l’aver ignorato il coinvolgimento delle comunità come criterio essenziale (ad eccezione dell’Avviso relativo alle nuove scuole), hanno fortemente limitato le reali possibilità di partecipazione delle scuole e delle comunità educanti al processo di progettazione dei nuovi spazi scolastici e dei servizi 0-6 e di ristrutturazione di quelli esistenti.
Invece il coinvolgimento dell’intera comunità scolastica (dirigenti scolastici, insegnanti, studenti, famiglie) per rappresentare esigenze e fornire elementi utili alla progettazione o al ripensamento degli spazi è fondamentale e in linea con la necessità di metterne in primo piano il valore educativo e pedagogico. Inoltre, data l’importanza crescente del rapporto fra scuola e territorio con lo sviluppo delle comunità educanti e la diffusione dei patti educativi di comunità, il coinvolgimento di tutto il territorio nella figura dei diversi soggetti collettivi che vi operano va considerato elemento imprescindibile per la costruzione di una  scuola che sia davvero nuova, non solo strutturalmente.

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