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Giustizia minorile, sbagliato lasciare un giudice da solo

Nella riforma della giustizia fatta a tempo di record c’è anche l’istituzione del Tribunale unico per le persone, le famiglie e i minori. Le associazioni lo definiscono un “blitz”. Il collegio di quattro giudici (di cui due esperti di discipline umanistiche) lascia il passo a un giudice monocratico. Ma quando si ha a che fare con i bambini la logica giuridica della vittima e del colpevole non basta: occorre trovare i percorsi per costruire il futuro

 

Nella corsa del PNRR, c’è un punto su cui fermare il treno sarebbe un atto di coraggio. Il punto è quello che riguarda l’istituzione del nuovo Tribunale unico per le persone, per i minorenni e per le famiglie: un Tribunale unico che tutti – giudici, avvocati e terzo settore – chiedevano da anni ma che ora, in una corsa contro il tempo senza audizioni e senza confronto con nessuno, in una manciata di giorni ha preso una forma inattesa, che rischia di tradursi di fatto in meno garanzie per i minori e di buttare al vento quello sguardo collegiale e multidisciplinare che la giustizia, quando ha a che fare con una persona in crescita, deve sempre avere. Il tutto con un iter a sorpresa che ha visto un emendamento comparire ed essere approvato in commissione e dopo due giorni arrivare all’Aula del Senato con voto di fiducia, con un impianto non poi così differente da quello tratteggiato nel 2016 dalla “riforma Orlando”, che aveva provocato una vera e propria levata di scudi a difesa dei Tribunali per i Minorenni.

L’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, l’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, l’Unione Nazionale Camere Minorili hanno espresso la loro «seria preoccupazione» per una riforma che «sembra ancora una volta prestare maggiore attenzione ai diritti degli adulti» mentre gli esponenti di cinque organizzazioni non profit impegnate quotidianamente con i minori (Frida Tonizzo di ANFAA-Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie, Liviana Marelli del CNCA-Coordinamento delle Comunità di Accoglienza, Federico Zullo di Agevolando, Gianni Fulvi del CNCM-Coordinamento Nazionale Comunità per Minori e Samantha Tedesco di SOS Villaggi dei Bambini) hanno inviato una lettera ai parlamentari dell’intergruppo Infanzia per chiedere di intervenire nel passaggio alla Camera, con la speranza che in accordo con il Senato e con il Governo si possa stralciare e rivedere il testo della legge.

«L’istituzione di un unico organo giudiziario è apprezzabile per superare l’attuale suddivisione di competenze, in parte sovrapponibili, tra i tribunali ordinari e quelli per i minorenni», dice Samantha Tedesco, Responsabile Programmi e Advocacy di SOS Villaggi dei Bambini Italia. Sì al Tribunale unico, quindi, «ma assolutamente è inaccettabile l’assegnazione delle delicatissime cause minorili a un giudice monocratico, penalizzando questioni molto delicate che un giudice secondo il disegno di legge dovrà affrontate magari frettolosamente perché essendo la riforma a spesa invariata ci sarà un sovraccarico di lavoro e certamente da solo, senza più quello sguardo collegiale e multidisciplinare che la presenza nel collegio dei giudici onorari – psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, psichiatri – oggi garantisce. In più, alcune situazioni verrebbero seguite a livello circondariale da un giudice per tutto ciò che riguarda gli allontanamenti e le limitazioni della responsabilità genitoriale che possono determinare un affidamento ma poi passerebbero a un altro giudice nel caso si arrivasse a dover valutare e decidere l’adottabilità dello stesso minore: che accompagnamento ci sarà?». Di fatto quindi la prossimità ricercata si traduce in realtà in una vicinanza geografica ma senza unitarietà del contesto, dal momento che ancora la separatezza di funzioni e ruoli resta.

Nel nuovo Tribunale unico infatti confluiranno gran parte delle procedure attualmente seguite dai Tribunali per i minorenni, cui resteranno solo la parte penale e le adozioni. I procedimenti de potestate, quelli cioè che limitano la responsabilità genitoriale, saranno trasferiti al giudice monocratico circondariale: sarà lui, da solo, a decidere dell’allontanamento di un minore dalla famiglia, del suo inserimento una famiglia affidataria o in una comunità mentre alle sedi distrettuali resterà la competenza sulla dichiarazione di adottabilità e sui procedimenti penali. La perdita della collegialità propria del Tribunale per i minorenni è il vulnus più preoccupante nella riforma della giustizia minorile prevista dal disegno legge AS 1662 approvato dal Senato con voto di fiducia lo scorso 21 settembre. Liviana Marelli, responsabile infanzia del CNCA- Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, parla esplicitamente di un «blitz»: «Un intervento sul procedurale era atteso, sull’ordinamentale nessuno se lo aspettava. L’esistente è discutibile, ma una riforma così importante non può essere fatta, come è stata fatta, senza alcun ascolto e confronto». Accanto all’assenza di collegialità e multidisciplinarietà, Marelli sottolinea come parlando di minori «la cornice del contraddittorio tipica delle battaglie legali, con una vittima e un colpevole» non sia «la cornice entro cui collocare le problematiche e le sofferenze delle persone. Una famiglia fragile si troverà ad avere a che fare con interlocutori che parlano solo il linguaggio giuridico, senza grosse possibilità di ascolto. Ma qui non c’è una parte contro l’altra, qui si tratta di individuare i processi migliori a sostegno dei diritti dei minori: è qualcosa che richiede necessariamente anche sguardi altri rispetto alla competenza giuridica». I giudici onorari – rispetto a cui già si è provveduto a sciogliere il nodo del conflitto di interessi – sono coloro che portano questo sguardo altro: il confinamento dei giudici onorari e dei servizi sociali appare invece più che altro come l’esito della accesa campagna denigratoria contro il sistema di tutela dei minori più vulnerabili, prima e dopo Bibbiano, con cinque disegni di legge in discussione per la riforma della legge 184 e una commissione d’inchiesta sull’accoglienza dei minori in comunità.

«E non diciamo che è l’Europa a chiedercelo, perché non è certo l’Europa a dirci cosa mettere nella riforma: all’Europa non interessa se a decidere è un giudice monocratico o un collegio di quattro giudici e non è vero che da questo dipende la possibilità di avere o non avere i finanziamenti del PNRR», afferma Frida Tonizzo, consigliere nazionale di Anfaa-Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie. «Chiediamo uno stralcio di questi contenuti dalla riforma, lasciando l’istituzione del Tribunale unico per le persone, per i minorenni e per le famiglie ma demandando a un confronto più articolato e aperto l’indicazione dei contenuti. Occorre aver chiaro che ciò che si intende cambiare oggi non è un piccolo passaggio di una singola procedura, ma stravolge l’intero sistema processuale. Con l’ovvia conseguenza che si va a modificare drasticamente anche tutta la sfera dei diritti dei minori. È una partita troppo delicata per essere giocata in solitaria. E di certo non si possono fare errori sulla pelle dei bambini».

Articolo tratto dal sito della rivista Vita

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