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Il budget di salute come strumento del patto costituzionale

Il budget di salute è nato come metodo attuativo della Legge regionale del Friuli Venezia Giulia n. 72/80 a seguito della Legge nazionale quadro n. 180/78, che ispirò l’impianto della prima vera legge istitutiva del sistema sanitario nazionale, la n. 833/78. Fu così che l’Italia passò dal sistema sanitario più arretrato e retrivo d’Europa a una delle esperienze più avanzate e radicali di superamento degli ospedali psichiatrici e di ogni esclusione sociale dei poveri con il pretesto della malattia.

Ma, soprattutto, contrastò le prassi delle culture escludenti imperniate sul pericolo sociale che verrebbe dalle diversità, dalle malattie mentali, dalla fragilità, dalla povertà, dall’etnia, dalle disuguaglianze, spacciate per paradigma scientifico immutabile, a cui le scienze umane e la psichiatria fornivano (per potere e danaro) strumenti di conquista ed esercizio del potere sospendendo selettivamente l’habeas corpus e disseminando la cultura dei corpi sbagliati da estirpare.

Quella cultura di dominio pregiudiziale aggressivo era presente e rigogliosa negli Usa e in Europa (con particolare intensità statuale in Germania) già dalla prima metà del Novecento, e venne messa al servizio della discriminazione razziale, dell’eugenetica, dell’eutanasia selettiva e dell’etica della guerra. A corollario fanatico della quale produsse in Germania il diabolico dettaglio dell’Ausmerzen, con 220mila matti e disabili sacrificati perché ritenuti dispendiosi e inutili.

Il contesto storico, culturale e politico dei budget di salute è nell’aumento dei poteri e delle possibilità dei soggetti, da riequilibrare rispetto al potere delle istituzioni. Un amorevole e tenace rapporto tra corpi-persona/istituzioni/ambiente, che è cocciuta utopia di ricerca-azione di metodi e pratiche di personalizzazione della cura. Nasce dai diritti positivi che provengono dalla fonte generativa del diritto primigenio che tutti li riassume, che è il diritto di ciascuno e di tutti a occuparsi degli altri senza finalità di potere e di danaro. Nasce dalla Costituzione Italiana, dai movimenti giovanili degli anni Sessanta, dal Concilio Vaticano II.

Solo a partire dagli anni Settanta cambiano le leggi sull’habeas corpus istituzionale. La legge n. 431/68 e la legge n. 180/78 fanno in Italia da battistrada ai timidi cambiamenti europei e occidentali. Irrompe la cultura scientifica della prevenzione primaria, secondaria e terziaria delle malattie. La critica del modello infettivologico e positivista (linearità causa/effetto) si estende a tutte le malattie, comprese quelle a causa non nota e decorso lungo e/o inesauribile, con impossibilità di guarigione e produttive di disabilità sociale (non autosufficienza, invalidità, cronicità, ipofunzionamento delle aree vitali, mortalità e morbilità maggiore della media della popolazione). Nascono e si diffondono il pensiero complesso, il pensiero critico, la medicina sociale di comunità.

La radicalità della proposta italiana di chiusura dell’accesso ai manicomi, ai brefotrofi e a ogni sostituzione reclusiva della cura personalizzata di comunità e di restituzione dei diritti negati, ha ricostruito il diritto alla cura per i poveri e gli oppressi con l’obiettivo di rendere concreto il patto costituzionale. Comincia allora, alla fine degli anni Sessanta, la costruzione dei servizi socio-sanitari di comunità e la ricostruzione dei diritti alla cura inclusiva.

Nucleo portante della metodologia del budget di salute, che è uno strumento fondamentale di tale approccio, è il progetto personalizzato. Il budget di salute è il processo di ri-costruzione partecipe, incessante dei diritti al lavoro, alla casa, all’affettività (socialità) di ciascuno e di tutti rimuovendo gli ostacoli di natura bio-psico-sociale, culturale, di habitat, economica e istituzionale, che rendono difficile la piena partecipazione della persona alla vita politica e umana della propria comunità. È un progetto terapeutico-riabilitativo personalizzante di comunità. È trasformazione dei costi prestativi socio-sanitari in investimenti per lo sviluppo umano ed economico personalizzante e nell’incremento del capitale sociale della comunità.

Le forme pre-statuali del welfare produttivo sono il solido riferimento del budget di salute. In particolare, il lavoro fatto da Anselmo da Cividale (poi da Nonantola) nella seconda metà del Settecento d.C. Anselmo, ultimo principe longobardo, aveva organizzato l’accoglienza come stile organizzativo e produttivo di ricchezza delle comunità nel contesto dei diritti di uso della terra, delle acque, degli alberi e delle case, dando vita a un sistema di benessere sociale (welfare) produttivo di ricchezza umana ed economica contestualmente redistributiva.

La perdita di memoria storico-critica rendeva e rende urgente, per i nuovi servizi socio-sanitari, il ricorso a forme di accoglienza e presa in carico di comunità dei pazienti, la maggior parte dei quali invischiati nelle forme di cura reclusive, alienate/diagnostiche, somatiche, produttive di stigma, da sostituire con pratiche personalizzate a bassa connotazione etichettante.

Le forme statuali dei diritti di obbligata solidarietà costituzionale e le forme pre-statuali di obbligata donatività pongono entrambe al centro di ogni interesse la persona umana (fondamento dei diritti statuali gli uni e espressione di sacralità pre e post statuale gli altri). Entrambe convenivano che l’amore senza giustizia sociale è vuoto precetto e che il bene comune/capitale sociale è a fondamento del patto di convivenza. Per questo il budget di salute è un progetto personalizzato (un volto, un nome) di comunità. Ha come obiettivo la manutenzione e l’incremento del bene comune/capitale sociale di salute della comunità.

La co-programmazione e la co-gestione tra amministrazione e programmazione pubbliche, Terzo settore e la responsabilità sociale d’impresa del Secondo settore, configurano la massima possibilità di costruzione dei diritti al lavoro, alla casa, alla affettività. Il budget di salute non parla di assistenza come assorbente la cura, perché la trasforma in ri-abilitazione e capacitazione personalizzante ed è ispirato dall’art. 3 della Costituzione Italiana. Non parla di costo dell’assistenza, ma sempre e comunque di trasformazione dei costi in investimento sulle opportunità e le capacitazioni. Attinge a un paradigma economico sociale altruistico e riorienta alle plurime opportunità il paradigma economico dominante basato sulla ricerca competitiva di equilibrio tra opposti e globali egoismi. Mostrando e dimostrando che quel necessario equilibrio è il dovere costituzionale dell’economia solidale con le persone, le comunità, l’ambiente.

Angelo Righetti

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