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Il budget della salute: un’opportunità per “abilitare alla vita attiva”

Negli ultimi anni diverse organizzazioni del CNCA stanno sperimentando il modello del budget di salute, come strumento di intervento integrato inserito in programmi rivolti in particolar modo a persone con problemi di salute mentale, disabilità, dipendenze e altre forme di fragilità. Le esperienze si diversificano a seconda dei contesti territoriali e delle normative regionali di riferimento. Si attende a tutt’oggi che venga approvata la proposta di legge presentata al Parlamento (Pdl “Introduzione sperimentale del metodo del budget di salute per la realizzazione di progetti terapeutici riabilitativi individualizzati”, AC 1752 del 9 aprile 2019). La nostra Federazione, nel documento politico di approfondimento del Pnrr, ha sottolineato l’esigenza che al più presto il governo regolamenti il budget della salute.

Alla base di questo modello vi sono cornici valoriali e culturali che tracciano il senso e la rilevanza della sua applicazione. Una prima cornice è dettata dai determinanti sociali di salute, che pongono l’accento su una visione della salute che va oltre i meri comparti sanitari poiché si riferiscono a ulteriori fattori che possono determinare benessere o messa a rischio della salute. Un altro riferimento culturale, elaborato da Martha Nussbaum, è l’approccio delle capacità, inteso come la possibilità per le persone di essere messe in grado di sviluppare le proprie capacità materiali, relazionali, di accesso (per quanto residuali). Nella nostra esperienza di lavoro sociale con persone vulnerabili, abbiamo sperimentato la necessità di approntare dispositivi e strumenti tesi ad abilitare alla vita attiva dentro contesti relazionali di partecipazione e di inclusione sociale. Si incentivano così le forme dell’abitare diffuso (appartamenti, case, condomini solidali, comunità leggere, housing sociale), le forme di inserimento socio-lavorativo, le reti sociali e affettive dentro le comunità territoriali che permettano di personalizzare il progetto di vita delle persone con problemi di salute mentale o altre fragilità. Essenzialmente si propone la cura della vita nella sua quotidianità, elaborando progettualità che non vadano a cristallizzare le opportunità di vita, ma quanto a promuovere percorsi sperimentali di inclusione, ricercando forme di soluzioni integrate nel territorio.

Il welfare generativo è l’altro paradigma culturale a cui si rifà il budget della salute. Il tema della generatività è una declinazione del welfare di comunità che si basa sulla capacità di una comunità “di cura” di poter fornire risposte ai bisogni sociali e assistenziali esistenti attivando i soggetti individuali e plurali esistenti nel suo contesto, tra cui: i rappresentanti dei servizi e delle istituzioni, le stesse persone fragili e le loro famiglie, le organizzazioni del terzo settore, le imprese profit, ecc. Dalle sinergie che si riusciranno a sviluppare tra i diversi attori sociali, si potranno costruire risposte capaci di rigenerare le persone e le diverse realtà che compongono la comunità territoriale e le sue istituzioni.

La governance territoriale per una co-progettazione personalizzata

Il budget di salute richiede la cooperazione di più soggetti per rendere applicabile questo strumento a partire dai bisogni di salute delle persone che richiedono risposte integrate. Bisogna operare affinché si costruisca una governance territoriale che possa assicurare l’integrazione gestionale e professionale tra dipartimenti e unità funzionali dell’azienda sanitaria e dei servizi sociali degli enti locali. Si costituisce un organismo unico in grado di attivare un sistema di valutazione integrata capace di utilizzare strumenti valutativi concernenti l’area sociale e sanitaria.

Accanto agli operatori pubblici dei servizi sociali e sanitari vi sono gli operatori del privato sociale, appartenenti a enti del Terzo settore. Questi hanno un ruolo sia nei processi di co-progettazione che di co-realizzazione. Nella gestione del budget di salute, al Terzo settore viene richiesta l’attivazione di interventi indispensabili per la messa in atto del progetto terapeutico riabilitativo individuale, con il coinvolgimento dei diversi soggetti che abitano una comunità territoriale.

Co-produrre

Per le organizzazioni del CNCA non vi può essere un intervento sociale efficace se non attraverso processi di co-produzione. Co-produrre significa erogare servizi in pari e reciproca relazione tra professionisti, persone che utilizzano i servizi, le loro famiglie e le reti sociali presenti in un territorio. Se le attività vengono co-prodotte, le persone, i servizi e i contesti territoriali diventano molto di più efficaci agenti di cambiamento. La co-produzione mobilita le enormi risorse inutilizzate che le persone e le comunità territoriali possiedono. Significa anche un altro modo di vedere le persone/i pazienti: solitamente consideriamo i professionisti come fornitori di servizi e le persone/i pazienti in quanto portatori di bisogni/bisognosi. La coproduzione rappresenta una trasformazione culturale fondamentale dei servizi pubblici e non solo. Le persone destinatarie delle prestazioni e dei servizi vanno incoraggiate a lavorare insieme agli operatori socio-sanitari, ai professionisti, ai caregiver, così come i cosiddetti “utenti esperti” debbono essere inclusi nei team di lavoro multidisciplinari.

Il budget di salute si basa sulla centralità della persona ed è questa che deve orientare il progetto individuale e gli obiettivi a esso connessi. È fondamentale la diretta partecipazione della persona interessata e, se necessario, della sua famiglia proprio perché al centro della progettazione deve esserci la persona soggetto e non oggetto di intervento. È un processo di riconoscimento alla persona del proprio empowerment e delle sue capacità ancora inespresse, valorizzandone le risorse seppur residue. Spesso le persone-utenti rimangono “intrappolate” nelle logiche paternalistiche di taluni operatori sociosanitari (e a volte anche delle loro rispettive famiglie). Richiamare le persone alla “vita attiva” non è sempre facile, specie quando sono state da anni sottoposte a logiche “assistenzialiste” e a modelli prestazionali.  Riteniamo che il budget di salute possa promuovere e attivare nuove forme organizzative e gestionali dei servizi e degli interventi sociali per determinare e tutelare la co-produzione, che impatterà sulla fiducia mutualistica e reciprocità tra professionisti, utenti, servizi, istituzioni e la comunità nel suo insieme.

Marina Galati

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