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Il futuro del servizio civile: le richieste delle associazioni

Confronto con il governo al convegno organizzato dalla Cnesc in collaborazione con il Forum del terzo settore

Un contingente minimo di 40 mila giovani l’anno e l’apertura del servizio civile nazionale ai ragazzi stranieri residenti da almeno 3 anni in Italia. Sono queste le richieste avanzate dal Cnesc (Coordinamento nazionale enti per il servizio civile) nel documento per la riforma del quadro normativo e non accolte dal disegno di legge elaborato dal sottosegretario Carlo Giovanardi che delega il governo a elaborare una specie di testo unico in materia di servizio civile nazionale. Il documento è stato presentato oggi a Roma durante il convegno “Il futuro del Servizio civile. Il servizio civile del futuro”, organizzato dal Cnesc insieme al Forum nazionale del Terzo settore.

Se sul resto del testo c’è “una sostanziale vicinanza, sia per il richiamo alla finalità del servizio civile, ossia la difesa del Paese non armata e non violenta, sia per la visione unitaria e nazionale – spiega Primo Di Blasio, presidente del Cnesc -. Nella bozza Giovanardi manca però tanto il riferimento a un numero minimo di giovani da avviare al servizio civile ogni anno quanto l’apertura ai ragazzi immigrati”. Altro punto della discordia la flessibilità del monte ore: se per il sottosegretario di Stato – intervenuto al convegno sul futuro del servizio civile – potrebbe essere un modo per tagliare i costi, per il Cnesc “introducendo il criterio di proporzionalità tra orario settimanale e assegno mensile si finirebbe per avvicinare l’istituto al lavoro retribuito”.

Ma il Cnesc si dice preoccupato anche per il taglio dei fondi e per il rischio che il servizio civile diventi uno strumento di welfare regionale, se dovessero passare le due nuove proposte di legge in materia (una presentata dall’onorevole Enrico Farinone del Pd e l’altra dal deputano della Lega Nord Erica Rivolta). “Assistiamo a un trend in discesa sia delle risorse sia dei posti disponibili: dai 170 milioni di euro per il 2010 si è passati ai 127 milioni previsti per il 2011 – commenta Di Blasio – e dai 34 mila posti che erano l’anno scorso si è arrivati ai 27 mila di quest’anno”. Per reperire finanziamenti, il Cnesc propone di fare in modo che il Fondo nazionale per il servizio civile sia integrato dalle regioni – idea che trova d’accordo anche Giovanardi – e di attingere a una parte dell’8 per mille destinato allo Stato, mentre per il Forum del Terzo settore si potrebbero tagliare i fondi alla difesa. Soluzione, questa, non condivisa dal sottosegretario di Stato in quanto le spese militari sono “già ridotte all’osso”.

Tra i temi caldi del convegno anche lo status giuridico del volontario in servizio civile – per quanto riguarda il ruolo, la previdenza e la sicurezza sul “luogo di lavoro”- e la differenza tra Nord e Sud. “In genere nel Mezzogiorno ci sono molte più richieste – dice Di Blasio -. Quest’anno però, a causa della crisi economica, abbiamo avuto parecchie domande anche dal Nord”. Per cercare di ridurre lo squilibrio tra le due parti d’Italia “il ddl ha pensato di introdurre la mobilità geografica dei giovani in servizio civile”, spiega Giovanardi. “E se le regioni vogliono avere anche loro dei ragazzi in servizio civile devono contribuire al Fondo: prima si darà la priorità ai progetti migliori presentanti a livello nazionale, poi si darà spazio a posti e progetti aggiuntivi in base alle esigenze locali”.

(30 settembre 2009. Fonte: Redattore sociale)

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