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Il Pacchetto sicurezza va nella direzione sbagliata

Un’impostazione che crea e punisce capri espiatori. Si invita il Parlamento a introdurre modifiche su alcuni punti cruciali

 

Roma – Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime il proprio giudizio negativo sul “Pacchetto sicurezza” varato ieri in Consiglio dei Ministri.

Riservandosi un ulteriore approfondimento appena saranno disponibili gli articolati di legge, la Federazione avanza una prima valutazione sulla base delle informazioni diffuse ieri dall’Esecutivo e delle prese di posizione di diversi esponenti politici.

Innanzitutto, il CNCA ribadisce ancora una volta il proprio rifiuto per un’impostazione della questione sicurezza che è centrata, prioritariamente, sulla repressione nei confronti di figure deboli – trasformate in capri espiatori – e su una risposta demagogica alle paure diffuse nel corpo sociale.

Entrando nel merito dei provvedimenti licenziati ieri in Consiglio dei ministri, il CNCA sottolinea in particolare i seguenti punti critici:

– il riconoscimento ai sindaci dei poteri di ordinanza anche in materia di “sicurezza urbana” apre la strada a decisioni che potrebbero comportare conseguenze gravissime per alcune fasce di persone – italiane e straniere – etichettate in questi mesi come pericolose per la sicurezza dei cittadini. La pressione che i sindaci avvertono su questi temi da parte dell’elettorato è tale che, in alcune situazioni, la tentazione di colpire soggetti deboli in risposta a reali o immaginari allarmi sociali potrebbe prendere il sopravvento su valutazioni più razionali ed equilibrate. Inoltre, se non vengono ben chiariti – e circoscritti – i casi in cui tali poteri sono attivabili, si rischia fortemente di creare “sindaci-sceriffi” impegnati nelle più diverse crociate;

– si sceglie di inasprire le pene per i nuovi “reati di grave allarme sociale”, prevedendo per essi il solo carcere – senza accesso alle misure alternative – e un tempo di prescrizione più ampio. Un accanimento che sembra in continuità con la linea del “più carcere” per i soggetti marginali. È noto, invece, che il carcere difficilmente favorisce il recupero del detenuto mentre i dati confermano che proprio il ricorso alle misure alternative abbassa notevolmente il rischio di recidiva. Il fatto che tali provvedimenti vengano “controbilanciati” dalle modifiche introdotte per il falso in bilancio – che la Federazione ritiene positive e doverose – non rende quelle misure più accettabili;

– risulta incomprensibile l’accanimento contro i venditori ambulanti, nei confronti dei quali sono previste misure sia per il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico sia per lo smercio di prodotti contraffatti. Ci chiediamo quale allarme sociale abbiano mai provocato e, dunque, quali interessi si stiano tutelando con la scusa della “sicurezza sociale”;

– la disposizione che prevede l’arresto per chi – cittadino comunitario, allontanato dal territorio nazionale per il solo fatto di risultare privo di mezzi di sostentamento – non ha consegnato al consolato italiano presente nel suo Stato di nazionalità un’attestazione di ottemperanza all’allontanamento, appare un segno grave di vessazione nei confronti di chi ha la sola colpa di non riuscire nemmeno a procurarsi da vivere. E che si ritroverebbe così in uno dei tanti CPT esistenti, che ripetutamente la nostra Federazione ha chiesto di chiudere;

– va valutato con attenzione quanto è previsto nell’articolato sulla sicurezza urbana in merito ai “reati di danneggiamento e di deturpamento e imbrattamento di cose altrui”, in particolare per quanto concerne le pene previste per la “condotta criminosa” dei giovani graffitari.

La Federazione esprime, invece, il proprio apprezzamento per le misure introdotte per contrastare la violenza sui minori e sulle donne.

In conclusione, il CNCA invita il Parlamento, su tutti questi punti, ad apportare quelle modiche che appaiono necessarie e opportune per non far pagare a soggetti deboli e marginali, difficoltà e problemi di ben più ampia complessità e che chiamano in causa le responsabilità di tutti i soggetti della collettività, classe politica per prima.

Roma, 31 ottobre 2007

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