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IEA!, i perché di questo progetto

Le disuguaglianze socio-economiche in Italia hanno visto una crescita considerevole negli ultimi decenni. Quello che, dal dopoguerra e fino agli anni Ottanta, è sembrato un Paese ricco di speranze, opportunità, dinamismo e possibilità di benessere, si sta trasformando in un contesto che produce crescenti povertà, condizioni di impotenza, ingiustizia e necessità di emigrazione per tanti giovani che cercano un futuro migliore.

Dalla crisi finanziaria ed economica dal 2008 in poi si è gradualmente ampliato il divario nelle condizioni di vita tra le varie fasce sociali. La recente crisi pandemica del 2020 si è inserita come aggravante, mostrando la vulnerabilità di un sistema di protezione sociale e sanitaria nel quale le fasce di popolazione più deboli hanno pagato il conto più salato, in termini di costi economici, sociali e relazionali, producendo in generale e ancor più in quelle fasce di popolazione, una condizione di sfiducia di cui si possono solo iniziare a percepire i contorni.

A partire da queste premesse il progetto IEA! Inclusione, emancipazione, agency per combattere le disuguaglianze intende affrontare il problema delle crescenti disuguaglianze nel paese, che affliggono in particolare le fasce più vulnerabili della popolazione, le quali, anche a seguito della pandemia, sono risultate maggiormente esposte alle conseguenze negative della crisi.

Tra le tante cause delle disuguaglianze – che sono sia di tipo economico, relative ai redditi, alla disponibilità di mezzi e risorse, nella distribuzione della ricchezza prodotta, sia di tipo simbolico, riferite alla possibilità di essere riconosciuti come soggetti portatori di diritti, sia di tipo socio-ambientale, con le disparità di accesso ai servizi essenziali, come pure ad ambienti naturali/spazi di vita -, una delle principali su cui le organizzazioni partner del progetto – CNCA e Agevolando – in quanto enti del terzo settore possono agire con successo, riguarda quelle simboliche, relative alla passività e al senso di impotenza che sembra diffondersi in tutti gli individui che si sentono vinti e quasi ignorati dalla società, con un pericoloso ripiegamento su sé stessi.

Per questo il progetto intende agire consolidando il ruolo di agenti di prossimità delle organizzazioni del terzo settore, favorendo l’emancipazione e l’empowerment delle persone in difficoltà, promuovendo l’acquisizione di strumenti in grado di aumentare il loro benessere, libertà, senso di autoefficacia, riducendo in modo significativo lo squilibrio di potere fra chi lo possiede e chi no, e l’agency, intesa come facoltà di far accadere le cose intervenendo sulla realtà, sperimentando l’esercizio di un potere causale.

Più in generale, il quadro teorico di riferimento nel quale si iscrive il progetto è quello del paradigma della psicologia della liberazione. Oggi più che mai facendo lavoro sociale e di cura si rischia di trasformare i problemi sociali in problemi delle persone e i problemi politici in problemi di carattere individuale o di personalità. Perché l’approccio tradizionale e oggi corrente vede i problemi che il singolo produce nella società e non i problemi che la società produce nel singolo e, se non si fa attenzione a questa differenza, il lavoro sociale e di cura rischia di diventare strumento di controllo sociale. Il lavoro sociale non è un’officina nella quale si ripara ciò che non funziona e l’idea della neutralità delle operatrici e degli operatori è ingenua, infondata e per questo alla fine impraticabile. Compito del lavoro sociale e di cura è anche di contribuire a trasformare il mondo, poiché non è sufficiente tentare di aggiustarlo senza metterlo al contempo in discussione.

Il progetto ha preso avvio a maggio 2021 e terminerà nei primi mesi del 2023. Ad oggi sono state realizzate una mappatura degli interventi di promozione del contrasto delle disuguaglianze messi in campo nella rete degli associati di CNCA e Agevolando e una ricerca finalizzata a ricostruire il quadro di dati disponibili in materia di determinanti sociali delle disuguaglianze nel nostro paese. A questo lavoro di ricerca ha fatto seguito l’avvio di numerosi percorsi di intervento sociale, tutt’ora in corso di svolgimento e distribuiti in sedici regioni d’Italia, finalizzati a realizzare in 500 persone in condizioni di fragilità e vulnerabilità un miglioramento della loro condizione di vita, attraverso percorsi di formazione, affiancamento, sviluppo personale in diversi ambiti (educazione finanziaria, budget di salute, housing sociale, arte ed emancipazione, sviluppo di reti di sostegno prossime ai portatori di bisogno, in grado di intercettare e favorire adeguate forme di presa in carico).

Tutto questo è accompagnato poi da alcune azioni trasversali, finalizzate a tessere una rete di contatti con altri soggetti sia in Italia sia in Europa per costruire un fronte di lavoro comune per contrastare le disuguaglianze, per incrementare la consapevolezza nell’opinione pubblica circa gli effetti negativi del loro sviluppo, nonché a fornire ai decisori politici evidenze di misurazione circa l’impatto sociale degli interventi di contrasto messi in campo con il progetto.

I risultati del progetto saranno oggetto di diffusione attraverso una pubblicazione che è in corso di stesura e che sarà distribuita in occasione del convegno finale, previsto per la fine dell’anno.

Riccardo Poli

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