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Le condizioni per attivare progetti di inclusione sociale per persone senza fissa dimora in misura alternativa

CNCA e progetti di inclusione sociale per persone senza fissa dimora in misura alternativa

I gruppi adenti al CNCA, impegnati nell’ambito del carcere e dell’esecuzione penale esterna, si sono confrontati in merito ai bandi emessi dagli Uffici Interdistrettuali di Esecuzione Penale Esterna e sul Programma di intervento della Cassa delle Ammende per fronteggiare l’emergenza Covid 19 negli Istituti Penitenziari, al fine di condividerne le modalità di partecipazione e gli eventuali partenariati possibili.

Data per scontata la piena condivisione dell’obiettivo principale di tali programmi (favorire la fuoriuscita dal carcere delle persone che ne hanno diritto) che da sempre costituisce uno dei punti all’ordine del giorno del dibattito interno al CNCA e delle posizioni pubbliche assunte, è evidente che in questa fase di emergenza è necessaria un’accelerazione nel perseguimento di tale obiettivo, oltre che nell’individuazione di strumenti, metodologie e risorse inedite per affrontare un percorso complesso sia per la sua dimensione quantitativa e qualitativa, sia per i ristretti tempi a disposizione, considerato l’elevato numero di detenuti che si vorrebbero portare fuori dal carcere.

In questa ottica le iniziative della Direzione Generale per l’esecuzione penale esterna e della Cassa delle Ammende viste nella loro naturale ottica complementare ed integrata sono state accolte come importante sforzo nella giusta direzione e raccolgono pertanto la disponibilità di massima dei gruppi aderenti al CNCA.

Perplessità decisive sono invece sorte sulla praticabilità e sulla sostenibilità della dimensione operativa delle azioni richieste alle condizioni indicate negli inviti emessi dagli Uffici Interdistrettuali, quindi la riflessione dei gruppi si è concentrata sull’individuazione condivisa delle condizioni che sarà necessario assicurare affinché la partecipazione alla fase di coprogettazione possa condurre a concreti progetti condivisi e realizzabili:

1. La numerosità e complessità dei beneficiari e le ridotte risorse disponibili potrebbero non essere sufficienti per far emergere ovunque tra i partecipanti alla coprogettazione la immediata disponibilità di immobili dove ospitare i detenuti. In questo caso riteniamo sarà necessaria facilitare l’interlocuzione con quelle istituzioni (comuni, regioni, prefetture, enti pubblici) che possano supportare tale carenza tramite il coinvolgimento di tali enti/associazioni pubbliche e/o private che dispongono di tali beni adeguati (caserme, alberghi, associazioni di piccoli proprietari di case, cooperative edilizie, spazi a destinazione Housing sociale ecc) come in atto con il Comune di Milano per qualche decina di posti.

2. Prima dell’uscita dal carcere i detenuti devono essere sottoposti ai tamponi che garantiscano la loro negatività da ripetere in tempi brevissimi, per ridurre la possibilità di trasferire all’esterno persone positive ma asintomatiche inserendole in spazi collettivi di accoglienza a grave rischio incubazione collettiva (vedasi esempi Rsa lombarde) e deve essere invece garantito alle organizzazioni che accolgono un protocollo sanitario che assicuri modalità efficaci e veloci nel caso di positività, oltre al supporto nel caso di necessità di isolamento o quarantena (albergo Michelangelo a Milano ed altre situazioni simili).

3. L’urgenza e la necessità di applicazione delle misure durante tutta la fase della realizzazione delle accoglienze e dei percorsi di inclusione non può essere demandata esclusivamente agli enti del Terzo Settore disponibili, proponiamo quindi che la fase di coprogettazione possa essere integrata da tavoli territoriali di progettazione con la partecipazione delle Prefetture, dei Comuni e delle ASL competenti territorialmente.

4. Sin dall’inizio sarà necessario condividere nei tavoli progettuali le garanzie sui tempi di realizzazione dei progetti che non pensiamo possano essere correlati esclusivamente ai tempi dell’emergenza (30 giugno o i 6 mesi previsti) ma dovranno essere tempi medio lunghi come è inevitabile nei casi di accoglienza residenziale con persone prive spesso dei presupposti minimi di cittadinanza legale e residenzialità. Che destinazione avrebbero le persone alla scadenza del progetto, in particolare se l’esito del percorso fosse positivo? chi potrebbe farsene carico? Si rende quindi necessaria una previsione di progressiva trasformazione della misura della detenzione domiciliare in altre misure alternative più evolute dal punto di vista trattamentale, in tempi chiari e definiti. Quali potrebbero essere gli incentivi legali e di prospettiva nella possibile garanzia dei diritti che incentivino una partecipazione attiva e proficua dei destinatari di questi percorsi?

5. Considerato che le misure di contenimento del contagio limitano la possibilità di movimento di tutti i cittadini, è possibile che le prescrizioni indicate nei dispositivi di concessione dei benefici, a prescindere dall’istituto utilizzato, possano prevedere in una possibile fase 2 dell’emergenza la possibilità di uscire dalle strutture di destinazione per finalità di sviluppo dei progetti, pertanto sarà necessario avere garanzie di modifica delle prescrizioni appena le condizioni lo consentano in modo da poter avviare percorsi effettivi di inclusione nei territori.

6. Considerate le esigue risorse messe a disposizione pro capite deve essere esplicitamente consentita la sovrapposizione e la sinergia, pur nella massima trasparenza e verificabilità, con altre risorse disponibili da altri filoni di finanziamento complementari (Cassa Ammende, fondi regionali, fondi comunali, fondazioni private locali e risorse messe a disposizione dai Garanti dei Detenuti ecc.) in modo da coprire i costi, evidentemente di molto superiori a euro 20,00 pro capite pro die, sui diversi finanziamenti.

Le condizioni sopra esposte sono il risultato della nostra convinzione che le misure in atto siano estremamente utili e necessarie e che però la complessa situazione che si prospetta sia per la complessità delle situazioni previste, che la quantità delle situazioni coinvolgibili, sia affrontabile esclusivamente con progetti condivisi e cogestiti in una rete di attori pubblici e privati dove ognuno possa dare il suo contributo migliore in base alla propria specificità e natura: condizione che lo strumento della coprogettazione, intesa nella sua migliore interpretazione, di fatto consente.

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