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Libro Verde, il Cantiere Welfare preparerà un proprio documento

Si è tenuto oggi a Roma il seminario sul nuovo modello sociale a partire dal testo presentato dal ministero del Welfare


Si è tenuto oggi a Roma il seminario sul Libro Verde sul Welfare organizzato dal Cantiere Welfare, iniziativa promossa dalla Casa della Carità di Milano e dal Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e a cui aderiscono oltre 200 organizzazioni del terzo settore italiano, nazionali e locali, tra cui ACLI, Antigone, CGM, ERIT, FeDerSerD, FICT, FISH, Forum Droghe, LILA, Lunaria, MOVI.
L’incontro è stato aperto da una relazione introduttiva di Salvatore Esposito (Dipartimento Welfare dell’Ires Campania) ed è proseguito con gli interventi di Flavia Franzoni (Università di Bologna), Vittoria Boni (ACLI), Lucio Babolin (CNCA).
Al termine dell’incontro è stato deciso di mettere a punto, entro dieci giorni, un testo in cui presentare gli obiettivi politici che le organizzazioni aderenti ritengono ineludibili rispetto alla definizione di un nuovo modello sociale. Tale testo verrà successivamente sottoposto non solo al ministro del Welfare, ma anche agli organismi di rappresentanza del terzo settore, in primis il Forum del Terzo Settore, perché lo facciano proprio, come un contributo, in vista dell’interlocuzione con il Governo.

Leggi qui sotto il lancio dell’Agenzia Redattore sociale dedicato all’intervento di Salvatore Esposito:

“E’ necessario organizzare in Italia una grande inchiesta sociale. Dobbiamo capire come funziona davvero il welfare nei territori e solo in base a una conoscenza diretta dei problemi riusciremo ad elaborare una nuova proposta all’altezza della situazione. Con il ministro Sacconi vogliamo confrontarci sulla base del suo Libro Verde, ma dobbiamo dire con chiarezza ciò che non ci piace. E io dico subito che ritengo sbagliata una impostazione da welfare caritatevole mercantile. Al centro ci devono invece essere i diritti e la loro esigibilità in base ai dettami della Costituzione e della Carta europea”. Così oggi Salvatore Esposito, ex dirigente dell’assessorato alle Politiche sociali della Campania e ora rappresentante del Dipartimento Welfare dell’Ires della stessa regione, ha voluto inquadrare il suo lavoro di analisi del libro Verde presentato dal ministro Sacconi. L’analisi e le proposte di Esposito a tutto il variegato mondo del Terzo settore sono state di fatto la base introduttiva del seminario organizzato dal Cantiere Welfare a Roma sul welfare a cui hanno partecipato anche politici e rappresentanti della società civile (tra gli altri Flavia Franzoni dell’Università di Bologna). Si è trattato della seconda tappa del Cantiere del Welfare che era stato lanciato prima delle ferie estive dal CNCA insieme a decine di organizzazioni e associazioni del Terzo settore e del mondo del volontariato.

Secondo Esposito, vista la grande confusione del momento, è necessario ricostruire prima di tutto un quadro informativo, un grande disegno generale sul welfare in Italia che è sempre più diversificato per regioni, prima ancora che si arrivi al federalismo fiscale. Insieme al lavoro di inchiesta (gli operatori sociali non hanno tempo di fare ricerca e i ricercatori non hanno mai visitato un servizio sociale), è necessario cominciare a preparare le risposte che dovranno essere date al ministro Sacconi all’interno del percorso di consultazione delle associazioni verso il Libro Bianco.

L’analisi di Esposito del Libro Verde è stata molto approfondita e ha portato lo stesso a definire il documento di Sacconi “una torta con tante ciliegine avvelenate”. Il pericolo culturale e politico che Esposito riscontra nelle proposte del ministro riquadra la sua visione di un welfare della “buona vita” che delega però un grande spazio al mercato. “Si tratta – ha detto Esposito – di un welfare caritatevole che non offre vere opportunità per i giovani (viene per esempio totalmente negato il reddito minimo di inserimento) e scarica molto sui fondi privati, fondi pensione e fondi assicurativi sanitari privati”. La prospettiva generale che si evince sarebbe dunque una prospettiva di privatizzazione. Il Terzo settore, al contrario, deve – sempre secondo Esposito – assumersi fino in fondo la sua responsabilità pubblica (ogni operatore sociale ha la sua responsabilità) e proporre (contro la visione privatistica e individuale) un nuovo punto di vista generale e “universalistico” dei diritti. “Il ministro Sacconi, con il suo Libro Verde – spiega ancora Esposito – ci propone un set di indicatori di riferimento, mentre al contrario è necessario ripartire dalla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, secondo la filosofia dell’articolo 3 della Costituzione che prevede il superamento di tutti gli ostacoli alla effettiva eguaglianza”.

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