Partito un percorso di riflessione e operativo condiviso
Il 20 aprile 2016 il CNCA Lombardia, nelle figure del presidente regionale Paolo Cattaneo e della referente per il gruppo Accoglienza Migranti, Carola Molteni, ha incontrato l’ACILW (Associazione Cooperative Italiane Lombardia Welfare) nelle figure del referente regionale Federsolidarietà Pierluca Castelnovo e del referente immigrazione Omar Piazza, per un confronto tra pratiche, potenzialità e criticità dei percorsi di accoglienza dei profughi e richiedenti asilo in Lombardia.
Lo spunto nasce dalla necessità di condividere i contenuti e le elaborazioni presenti nei due documenti redatti nell’autunno scorso dalle due federazioni: “Restare Umani” (CNCA) e “Codice della buona accoglienza dei migranti” (ACIWL).
Entrambi sono il prodotto di quanto le 70 organizzazioni aderenti alle due federazioni hanno praticato negli ultimi anni in tema di accoglienza dei migranti, costruendo percorsi e processi di accoglienza, che superano il concetto di emergenza e aprono a reali percorsi di inclusione.
Pratiche e riflessioni che si poggiano su numeri e parole chiave importanti:
– 9.000 i profughi accolti nelle strutture gestite dalle due federazioni in Lombardia a fronte di 14.000 profughi giunti nella nostra regione
– rivisitazione degli strumenti giuridici nazionali e internazionali per il fenomeno migratorio,
– contrasto di ogni forma di discriminazione,
– coinvolgimento del territorio,
– impegno delle cooperative sociali a garantire standard di qualità dell’accoglienza che segnino una netta distanza da pratiche legate al malaffare e allo sfruttamento.
A partire da questa esperienza e certi dei principi che proponiamo, CNCA Lombardia e ACIWL intendono tracciare un percorso comune articolato in tre direzioni:
1. Costruire un documento unico, che possa interloquire con la politica e con le prefetture, ma che sia anche in grado di uscire dal confronto tra addetti ai lavori e proporre una riflessione culturale e sociale che si apra alla cittadinanza e alle comunità territoriali
2. Dotarsi di un sistema di mappatura, controllo e valorizzazione delle buone prassi che permetta alle singole organizzazioni e alle federazioni di procedere nella riflessione condivisa con la forza della coerenza delle azioni
3. Costruire un percorso di formazione comune rivolto agli operatori, in modo da poter garantire un comune quadro di riferimento dentro il quale agire concretamente processi di accoglienza e inclusione sociale per tutti i profughi in fuga dalle guerre, dalla miseria e dalle condizioni ambientali intollerabili per una vita dignitosa.
(articolo di Paolo Cattaneo)

