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Napoli, chiudono le case per sieropositivi e ammalati di Aids

La presa di posizione di Giovanni Laino, dell’Associazione Quartieri Spagnoli

Chiudono le case per sieropositivi e ammalati di AIDS

di Giovanni Laino

A Napoli stanno chiudendo le due case alloggio per persone affette da Hiv-Aids. Non è solo un grave danno per un centinaio di persone che sono in condizioni di veri paria: affette da una patologia mortale se non ben trattata con farmaci e condizioni di vita decenti, spesso ex prostitute, eroinomani, immigrati clandestini, senza fissa dimora. In verità credo che il destino di queste persone sta a cuore a pochi, come pure quello di una dozzina di lavoratori che hanno perso un posto di lavoro nelle strutture di accoglienza. La questione però è irragionevole dal punto di vista dei costi e della sicurezza sociale della collettività.

A Napoli anche se in condizioni di grave vulnerabilità, per l’accoglienza di una persona sieropositiva o con AIDS conclamato e patologie correlate, le ASL riconoscono una retta di 80 euro al giorno. Quando queste persone non più ben assistite finiscono in ospedale, costano fino a 800 euro al giorno. Se abbandonate a loro stesse vivono in ambienti in cui cresce molto il rischio di diffusione del contagio. Se inviate in case di altre regioni costano molto di più. Quindi la cura ben fatta con una civile accoglienza è una politica di controllo della spesa e dei costi sociali prima e oltre che di rispetto per i nostri valori costituzionali. Credo che sia una storia emblematica della crisi delle politiche sociali e sociosanitarie in Campania.

In Italia esiste una Legge n.135/90 che destina dei fondi per questo tipo di case alloggio. Rispetto alle trenta case attive in Lombardia, di cui undici solo a Milano, differenziate per condizioni dei beneficiari con rette che vanno da 100 a 180 euro al giorno, a Napoli ne sono risultate accreditabili tre, ma ne sono state aperte due, Casa Sforza e Masseria Raucci, ciascuna per dieci ospiti. Hanno licenziato gli operatori e cercano una collocazione per i pochi pazienti rimasti. Queste strutture vantano crediti dalle ASL – soprattutto la Napoli 1- complessivamente per circa settecentomila euro. L’Opera Don Guanella che, con le Suore Vincenziane gestisce Casa Sforza, ha anticipato anche molti soldi per i semiconvitti che il Comune non paga da anni e sembra ormai esaurita la disponibilità alla sussidiarietà territoriale (le case del Nord non intendono più anticipare costi per quelle del Sud). Anche i fondi aggiuntivi che erano stati assicurati dalla Curia per questa struttura non sono stati erogati.

Le due case erano state messe a disposizione da privati. La prima dalla Curia di Napoli e dagli eredi Raucci l’altra. Hanno funzionato grazie al lavoro volontario di suore e altri operatori ma nonostante questo Caldoro, Giancane e il Commissario della ASL Napoli 1 pare abbiano deciso di dare a Napoli anche il primato della chiusura di questo servizio, per inviare anche questi pazienti fuori regione.

Dicevo che una legge dello Stato prevede un fondo dedicato per questi pazienti. Prima gli ammalati venivano considerati morti viventi. In realtà i progressi farmacologici consentono che con buone cure e buone condizioni di vita aumenta e non di poco la speranza e la qualità della vita. Ma per chi è spinto ai margini è facile non essere in condizioni di rispettare la farmacopea, essere esposti a malattie e infezioni e morire in poco tempo, ricorrendo comunque a frequenti e costosi ricoveri ospedalieri. Né le Regioni né le ASL hanno un fondo dedicato e quindi usano questi soldi anche per altre spese. Anche per questo servizio quindi sempre più viene caricato sulle spalle degli enti gestori i costi finanziari per le anticipazioni mentre talvolta con i fondi gli enti pubblici coprono altri debiti. In pratica occorre un serio e responsabile intervento del Presidente Caldoro che in questi giorni sblocchi i pagamenti della Ragioneria e apra anche la strada ad un diverso percorso che tuteli la destinazione dei fondi. Si tratta quindi di un caso emblematico della crisi del welfare in Campania. Le risorse pubbliche sono del tutto sottodimensionate, rispetto ai bisogni e al divario nord sud. Ma anche su quelle che ci sono alcuni politici e le burocrazie ci mettono le proprie inefficienze e quindi i paria restano poveri Cristi anonimi.

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