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Presentata alla stampa l’VIII edizione della Settimana dell’Accoglienza

Settimana dell’Accoglienza 2022
VIII edizione, 24 settembre – 3 ottobre 2022
Essere comunità: tutti i colori dell’accoglienza
Comunicato stampa

Qual è il significato di accoglienza oggi? Cosa vuol dire essere accoglienti? Come si concretizza l’accoglienza? Perché la capacità di essere accogliente è uno dei fondamenti che sostanzia e rende vitale una comunità?
Queste domande sono di attualità stringente, interrogano tutti noi cittadini, ci fanno discutere e ci mettono in discussione. Le risposte che siamo in grado di dare definiscono anche il modello di società che vogliamo, il tipo di comunità che desideriamo promuovere.

Intendiamo quindi proporre una nuova settimana di confronti, di analisi, di iniziative, di azioni, di buone pratiche: un contenitore che sappia coinvolgere e contaminare la comunità regionale attorno al significato della parola accoglienza e che sia in grado di ampliarne la conoscenza e di attivare coscienze ed azioni.
La guerra in Ucraina e l’arrivo di migliaia di profughi ha rimesso in gioco l’esigenza di un sistema funzionale di accoglienza che aiuti e supporti una generosa e grande mobilitazione spontanea della società civile. Riteniamo nostro dovere cogliere questo momento di generosità delle nostre comunità per accompagnarle in un processo di consapevolezza che riconosca in ogni persona che bussa alla nostra porta la comune appartenenza alla stessa famiglia umana.
E’ una necessità dettata da una distorta visione dell’accoglienza, che costruisce distinguo inaccettabili, che classificano, fanno categorie, marcano differenze fra profughi veri e altri definiti finti, fra guerre vere e altre definite inesistenti perché non conosciute, fra situazioni tutte altamente drammatiche.
Visioni che vanno superate attraverso il confronto ed il dialogo, per arrivare alla consapevolezza e a costruire una cultura dell’accoglienza che non lascia indietro nessuno.
Noi sappiamo che l’accoglienza ha mille colori. Ha i colori della fatica, della sofferenza, del conforto, dell’accettazione, della carezza, del riconoscimento, della valorizzazione, dell’affermazione. Categorie che non appartengono solo a chi chiede accoglienza e aiuto o si affaccia alle nostre strutture, ma che rappresentano anche concreti aspetti di chi l’accoglienza la offre, la pratica, ne fa quotidiano esercizio, che sia volontario o professionale non cambia.
Fare accoglienza significa crescere insieme, imparare a comprendere di cosa ha necessità chi si sta accogliendo, per riuscire a restituire visibilità, dignità e futuro a chi ne è stato privato. Il bambino che vive condizioni di disagio, l’anziano solo, chi è senza lavoro e conosce la povertà, la persona fragile o malata, chi fugge da terre martoriate da conflitti e miseria, chi ha perso la speranza. Ogni donna, ogni uomo che fa fatica.
Significa superare diffidenze, scavalcare muri, costruire rapporti, vincere l’individualismo che rende ostili, chiusi, senza riferimenti. Significa affermare nuovi modelli sociali, più equi, inclusivi, giusti, sostenibili, capaci di riconoscere e tutelare diritti inalienabili e di promuovere percorsi di pace.
Accoglienza, dunque, come costruzione di percorsi di pace: la pace non è la fine dei conflitti, non solo quelli armati, ma è soprattutto la presenza di diritti per tutti. È l’esito di un lavoro costante, continuo, faticoso, che ci deve vedere impegnati nella vicinanza, nell’aiuto, nel comprendere le speranze e i bisogni di chi ha necessità di essere ascoltato, considerato, accolto. Una accoglienza che non discrimina, non sceglie, non fa gerarchie, una accoglienza che parte dalla prossimità, da chi vive accanto a noi, con noi, e si estende, si amplifica, si allarga. E che allo stesso tempo deve vederci sempre più convinti nell’abbattere muri, costruire ponti, attivi nel contrastare col dialogo la radicalizzazione voluta e cercata da chi vede con fastidio il confronto sui contenuti, capaci di disarmare l’aggressività, disponibili nella ricerca di percorsi diversi per affrontare i conflitti, ad iniziare da quelli più prossimi a noi.

Ecco cosa vuole essere la Settimana dell’Accoglienza del 2022: un confronto aperto, plurale, coinvolgente, a partire da noi stessi, per ridefinire e restituire alla parola accoglienza quel significato e quell’importanza che merita e che per tanto tempo ha avuto.

Il Presidente CNCA del Trentino Alto Adige
Claudio Bassetti

Note aggiuntive

“Provate sempre a riparare il mondo.”
(Alex Langer)

Siamo arrivati alla ottava edizione, non ci siamo fermati neppure durante la pandemia,
tanto è il bisogno di poter parlare di accoglienza, di fare accoglienza.
Questa ottava edizione coincide con il quarantennale del CNCA nazionale
(tra i cui fondatori anche il nostro Dante Clauser) di cui rappresenterà uno degli eventi territoriali
per celebrare questo importante compleanno.

La Settima dell’accoglienza, nonostante i suoi numeri importanti e l’ampia diffusione territoriale a livello regionale, ha un budget molto contenuto, un solo soggetto finanziatore, la Fondazione Trentina per il Volontariato sociale, e si concretizza soprattutto grazie al lavoro di pensiero e a quello organizzativo e operativo di centinaia di volontari.

Lo scorso anno, segnato ancora dalla pandemia, più di centosessanta organizzazioni, fra istituzioni pubbliche e private, realtà associative e cooperative, movimenti e gruppi, hanno ideato, organizzato e promosso 49 eventi di una giornata distribuiti sull’intero territorio regionale, cinque eventi che sono durati l’intera settimana, due mostre.
Tutti coloro i quali hanno interesse, motivazione, desiderio di esserci, di partecipare attivamente, di fornire il proprio contributo, attraverso la promozione di eventi, spettacoli, dibattiti, incontri, manifestazioni, produzioni varie possono prendere contatto con la nostra segreteria segreteria.taa@cnca.it.

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