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Crisi in Europa, gli interventi di policy avrebbero dovuto avere una valutazione di impatto sociale

Documento del progetto RE-InVEST

REINVEST

Partito a marzo 2015, il progetto europeo RE-InVEST promosso dall’Alliances to fight poverty, a cui CNCA aderisce come partner, vuole contribuire alla costruzione di un’Europa più solidale e inclusiva, agendo sulle strategie europee di investimento sociale per renderle più forti, inclusive ed efficaci. Il progetto adotta una metodologia di ricerca-azione partecipativa che porta alla co-produzione di conoscenza tra accademici, operatori dei servizi e persone vulnerabili. Un approccio innovativo e incisivo che affianca a dati statistici e ricerca sociologica, il punto di vista e le testimonianze delle persone affette dalla crisi e un accompagnamento verso azioni mirate a far riguadagnare loro dignità e dar loro una voce rispetto ai decisori politici.

Di recente pubblicazione il “policy brief” del progetto che dà conto della ricerca condotta in 13 paesi europei (tra cui l’Italia, attraverso la Cooperativa sociale Alice, gruppo del CNCA con sede ad Alba) sull’impatto della crisi sui gruppi più vulnerabili. Il briefing coglie alcuni aspetti salienti della ricerca condotta in collaborazione con le reti locali di ricercatori e rappresentanti del Terzo settore che si occupano di persone in condizione di marginalità nei paesi europei coinvolti (NEET, pazienti di servizi di salute mentale, migranti, persone con disabilità, famiglie a rischio di sfratto…). Sottolinea in particolare il fatto che la crisi economica che ha colpito l’Europa dal 2008 abbia intaccato i diritti umani e le capabilities delle persone, con effetti drammatici e di lunga durata, impattando anche sul benessere psicofisico e sulle relazioni con le comunità di riferimento con esperienze che parlano di aumentato individualismo, stigma e riduzione della fiducia, nonché di indebolimento dei diritti sociali.

Gli autori del paper argomentano che la regressione negli investimenti sociali a cui abbiamo assistito in questi anni di crisi ha chiaramente violato uno dei principi fondamentali quando si parla di tutela dei diritti umani, quello della non regressione: i governi non possono adottare misure che costituiscano un passo indietro nel livello dei diritti umani ed economici della popolazione.

Questo avrebbe imposto – ed imporrebbe sempre – una valutazione dell’impatto sociale degli interventi di policy, che invece viene raramente fatto e di certo non sembra essere stato fatto in tempo di politiche di austerity.

L’Unione Europea dovrebbe anche interrogarsi sulle proprie politiche macro-economiche quali il Patto di Stabilità e di Crescita: le ricerche dimostrano infatti che buona parte della riduzione nell’investimento sociale degli ultimi anni sono state istigate se non imposte dall’Unione Europea nell’ambito di questi indirizzi di intervento.

La ricerca suggerisce quindi, quando si parla di Social Investement- termine molto caro alle recenti politiche della Commissione Europea di contrasto alla crisi – di poter valutare gli interventi alla luce di uno strumento di tutela dei diritti umani, quale l’European Pillar of Social Rights, che assicurerebbe la tutela del principio di non regressione nella protezione dei diritti sociali fondamentali.

All’ultimo meeting di progetto che si è tenuto a Parigi dal 22 al 24 febbraio, ci si è confrontati con i referenti di altri progetti europei che si occupano di investimento sociale e con gli stakeholders locali in una tavola rotonda con sindacalisti, rappresentanti delle municipalità, esperti del settore per parlare di una forma “arricchita di investimento sociale” che tenga conto della promozione dei diritti umani e delle capabilities delle persone.

Cinzia Brentari, project coordinator per CNCA
www.re-invest.eu
pagina facebook re-invest 

 

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