A fine 2025 si è conclusa per la seconda annualità l’attività del progetto Mappa per comunità accoglienti sostenuto dalla Conferenza episcopale Italiana con i fondi dell’8×1000. La Mappa per comunità accoglienti rappresenta il progetto strategico del CNCA per il periodo 2023-2026, elaborato dal Consiglio nazionale, organo di indirizzo politico eletto dall’Assemblea dei soci del CNCA.
La Mappa intende fornire una rappresentazione visiva dei luoghi e delle direzioni di lavoro che il CNCA si è dato, attraverso uno sguardo attento sia alla specificità dei bisogni di accoglienza delle persone fragili e vulnerabili, sia alle trasversalità di cui occorre avere consapevolezza per affrontare in modo efficace la complessità di una domanda d’intervento in risposta a tali bisogni.
Gli itinerari di lavoro che si stanno sviluppando a partire dalle indicazioni contenute nella Mappa, assumono come necessarie due posture, una politica e una culturale. La prima è intesa come esperienza di partecipazione, paritaria, plurale, favorita da contesti che sappiano mettere in relazione la persona, le comunità e i territori con le loro possibilità creative. Assumere una postura politica implica costante impegno, capacità di stare in una dimensione di complessità, tensione a comprendere e al tempo stesso ad agire per trasformare la realtà. La postura culturale ci richiama invece a quella necessaria dote di attenzione e cura nell’agire, se si vogliono garantire sensibilità e spessore alla realtà. Le posture informano le macro direzioni di lavoro denominate “questioni generative” e “traiettorie interne”, distinte per il fatto di essere le prime più focalizzate sull’operato del CNCA nel contesto di immersione esterno, la società tutta quindi, le seconde invece sul versante interno all’organizzazione.
Nel complesso il sostegno che da anni la CEI offre al CNCA per le sue iniziative di aiuto alle persone più fragili e vulnerabili, al di là delle evidenze in termini rendicontativi rispetto alle specifiche iniziative progettuali di anno in anno sostenute, costituisce un importante supporto alla realizzazione di un programma d’intervento ampio e articolato, che comprende tutte le finalità d’azione del CNCA, concorrendo così al raggiungimento di significativi risultati per tanti destinatari in condizione di bisogno e di necessità.
Nel corso del 2025, grazie al sostegno della CEI, il CNCA si è attivato per dare attuazione a tutte le dimensioni di lavoro richiamate nel piano di attività progettuale a suo tempo presentato alla CEI. In particolare si segnala il lavoro su 2 delle 4 questioni generative della Mappa per comunità accoglienti che hanno caratterizzato le 2 Assemblee nazionali che si sono realizzate tra giugno e dicembre 2025, alle quali hanno preso parte complessivamente oltre 300 operatori appartenenti a 95 organizzazioni associate al CNCA, provenienti da 15 regioni d’Italia.
L’assemblea del 5-6 giugno 2025 a Trento ha avuto per titolo TERRA. PIÙ LENTƏ, PIÙ PROFONDƏ, PIÙ DOLCI. Custodire per anticipare un mondo migliore per tutti gli esseri viventi. La Terra non è soltanto il luogo che abitiamo, ma presenza viva che ci accoglie, ci sostiene e, sempre più spesso, ci interpella. Custodire la Terra non significa trattenerla immobile, ma renderla abitabile per chi verrà dopo di noi: rigenerarla, anziché consumarla. Questa prospettiva chiede lentezza, ascolto, profondità, consapevolezza dell’interdipendenza che lega ogni forma di vita, e la volontà di costruire comunità resilienti, capaci di trasformarsi insieme al mondo che abitano. Viviamo infatti un tempo attraversato da due forze parallele e distruttive: l’“effetto serra” e l’“effetto guerra”. Entrambe nascono da un modello di sviluppo che divora risorse, alimenta disuguaglianze e smarrisce il senso del limite. In questo scenario occorre tornare ad abitare l’utopia, riconoscendo che l’essere umano è parte di un groviglio di connessioni in continua evoluzione. L’utopia non è un sogno irrealizzabile, ma la mappa per orientare l’azione, per pensare l’impossibile e fare il necessario. Occorre abitare il territorio relazionale dove la politica torna umana, perché fatta di ascolto, cura e partecipazione. È lì, in questo spazio sottile e vitale, che si intrecciano relazioni, diritti, comunità e futuro. La relazione e la cura sono infatti atti politici oltre che strumenti di rigenerazione sociale e di ricomposizione dei margini.
La seconda Assemblea che si è svolta a dicembre 2025 a Spello (PG), ha avuto per titolo PACE. Indignatə, Disobbedienti, Disarmanti. Essere operatori sociali, oggi, significa stare in mezzo alle fratture del mondo. Significa indignarsi davanti all’ingiustizia, disobbedire alle logiche che normalizzano esclusione e sfruttamento, essere disarmanti nei rapporti di potere e nelle relazioni di accoglienza e di cura. Siamo indignatə perché rifiutiamo l’ingiustizia come normalità. Siamo disobbedienti perché vogliamo spezzare l’anestesia dell’abitudine. Siamo disarmanti perché scegliamo la relazione come atto politico. La pace è presenza di giustizia. È un lavoro collettivo, quotidiano, ostinato. È la scelta di abitare il mondo non con rassegnazione, ma con una speranza organizzata. Pace non è una parola gentile. È un’azione concreta. Radicata. Collettiva. La pace non si conquista una volta per tutte. È fragile, intermittente, spesso invisibile. Ma proprio per questo è potente: perché si ricostruisce ogni giorno, con gesti che sembrano piccoli e invece cambiano il mondo. Contro gli effetti e le derive delle crisi contemporanee, vogliamo praticare una resistenza umanistica e costruire alternative. Ogni giorno. Dove, nel nostro agire, siamo già disarmanti? Dove abbiamo praticato accoglienza, cura, giustizia? E da dove possiamo ricominciare per generare anticipazioni di futuro? Abbiamo bisogno di una nuova complicità resistente. Una complicità che unisca soggetti diversi, visioni differenti, pratiche quotidiane e trasformazioni collettive. Resistere oggi significa non solo opporsi agli effetti della crisi, ma anche anticipare nuove possibilità: immaginare insieme ciò che ancora non c’è e provare a dargli forma. Questo vuol dire intrecciare generazioni, mettere in dialogo culture, condividere risorse sociali ed economiche, anche se scarse. Vuol dire assumersi una responsabilità civile e politica che guarda avanti, al futuro di tutti e tutte. E allora, costruire alternative diventa un esercizio quotidiano. Comincia dal riconoscere i luoghi e i momenti in cui siamo già riusciti a disarmare, ad accogliere, a prenderci cura. Continua nel chiederci, insieme, da dove ripartire. E si rinnova ogni volta che liberiamo le nostre aspirazioni e le trasformiamo in anticipazioni concrete di futuro.
Nello specifico il contributo della CEI nel corso del 2025 è andato a complementare le risorse del CNCA messe in campo a titolo di cofinanziamento, relative a due progetti: “Giovani VoCi – Volontari Cittadini” e “FootOn. Contesti, cammini e spazi per costruire insieme un futuro desiderabile”, entrambe finanziati dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Sul piano operativo le risorse per le attività sono state assegnate a CNCA odv, associata al CNCA.
I progetti in questione hanno preso rispettivamente avvio nel maggio del 2024 (con termine attività ad inizio 2026) e luglio 2025 (con termine attività previsto per inizio 2027).
Le attività sul progetto Giovani VoCi hanno raggiunto 268 persone, attivando 15 progetti locali di intervento con sperimentazioni territoriali, realizzando 9 pratiche innovative di coinvolgimento giovanile negli enti del terzo settore. Grazie alle attività del progetto tra i destinatari si è registrato un aumento del protagonismo giovanile e della partecipazione civica attiva, il rafforzamento del senso di appartenenza al territorio e delle relazioni sociali, un miglioramento del benessere emotivo e della qualità della vita dei giovani coinvolti, lo sviluppo di competenze trasversali (comunicazione, collaborazione, autonomia) e operative. Tra gli enti partner attuatori si è sviluppata altresì una maggiore consapevolezza delle opportunità e delle criticità connesse all’impegno del volontariato giovanile, si sono rafforzate le loro capacità di attivare e coinvolgere giovani attraverso pratiche innovative, si sono sperimentati modelli educativi e partecipativi replicabili nei servizi e nel più ampio contesto delle politiche giovanili.
Il progetto FootOn si pone in ideale continuità con Giovani VoCi, proponendo di approfondire e consolidare ulteriormente i risultati in termini di promozione della dimensione del volontariato e della partecipazione tra i giovani e della capacità degli enti del terzo settore di fare spazio e incentivare questa partecipazione. Le attività realizzate nel corso del 2025 hanno coperto un terzo del cronoprogramma generale di progetto. Rispetto alle attività operative sono state definite le modalità di redazione del documento di analisi e ricerca che avrà la forma di una raccolta d’interviste sul tema del progetto ad almeno tre esperti del tema dei modelli di partecipazione giovanile. Questa modalità si affianca alla raccolta desk di riferimenti bibliografici che arricchisce la precedente ricerca svolta con Giovani VoCi. Per le attività di accompagnamento e formazione a dicembre 2025 si è svolta a Foligno una giornata di approfondimento, scambio ed incontro con i referenti delle organizzazioni ed i giovani coinvolti nel progetto. In quell’occasione sono stati presentati i risultati del progetto Giovani Voci e le prospettive di sviluppo e continuità offerte da FootOn. Sono stati poi programmati i primi 2 giorni del Festival la cui realizzazione è prevista a maggio 2026, mentre nel giugno 2026 è previsto un ulteriore incontro di approfondimento sulla partecipazione ed il volontariato come forma di espressione di democrazia. Le azioni hanno finora raggiunto 71 giovani tra i 15 e 29 anni sui 500 previsti.

