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Appello del Comitato don Peppe Diana e di Libera Caserta

Creare nel casertano un Distretto di economia sociale. Il CNCA tra gli aderenti al Comitato

COMUNICATO STAMPA

 9 gennaio 2013


APPELLO ALL’IMPRENDITORIA, AI SINDACATI, AI PROFESSIONISTI, AI POLITICI

IL COMITATO DON DIANA E LIBERA: ALLE PAROLE FACCIAMO SEGUIRE I FATTI

Ad una settimana dalla pubblica assemblea tenutasi in via Po a San Cipriano D’Aversa, presso il ristorante pizzeria sociale NCO contro il cui cancello la notte del 31 dicembre sono stati sparati quattro colpi di arma da fuoco, il Comitato don Diana ed il coordinamento provinciale di Libera Caserta lanciano un nuovo appello.  

Scarica il testo dell’appello.                                                                                     

L’obiettivo è costruire sviluppo ed offrire opportunità di lavoro ai giovani e ai cittadini del territorio fino a questo momento conosciuto come terre di camorra ma pronto per diventare Terre di don Peppe Diana ed evitare, per il futuro, passerelle politiche ed istituzionali che non lasciano segno tangibile richiamando tutti, politici, sindacati, rappresentanti istituzionali ed imprenditori sani alla responsabilità dell’impegno.

Alle tante parole spese da molte autorevoli persone per la provincia di Caserta, è giunto il momento di far seguire fatti concreti per la creazione di un ‘Distretto di economia sociale’ che prenda le mosse dal riutilizzo sociale dei beni confiscati alla camorra. Per combattere la camorra e trasformare il territorio in Terre di Don Diana, sano, libero e normale, è necessario offrire ai cittadini di questa Provincia un’alternativa reale.

I punti nodali dell’appello che il Comitato don Diana e Libera rivolgono al mondo sano dell’imprenditoria casertana, del  sindacato e delle professioni, sono cinque:

1) Riutilizzare tutti i beni confiscati alla camorra in provincia di Caserta;

2) Mettere in rete le cooperative sociali con gli imprenditori sani della provincia di Caserta;

3) Promuovere nuovi progetti d’imprenditorialità sociale;

4) Adottare almeno 10 beni confiscati (immobili e/o aziende) e su di essi creare e rafforzare altrettante cooperative sociali che abbiano come soci sovventori le imprese sane del territorio in grado di realizzare progetti sostenibili innovativi e capaci di affrontare questioni cruciali per il territorio (tutela dell’ambiente, salute pubblica, sicurezza alimentare, valorizzazione del patrimonio culturale, inclusione sociale di persone svantaggiate, educazione dei giovani, efficienza e trasparenza della PA);

5) Sostenere i giovani della provincia di Caserta, che vogliono usare i beni confiscati, con un “network di opportunità”, che solo il mondo dell’imprenditoria sana può fornire;

Le manifestazioni di solidarietà non costruiscono ma solo operando si potrà veramente dire di aver contribuito al cambiamento.

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