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Arte ed empowerment nel progetto IEA! e nel CNCA

All’interno della progettazione inziale di IEA! si ipotizzava la sperimentezione e diffusione, attraverso laboratori teatrali e artistici ispirati alle metodologie del teatro di ricerca etnografico e al metodo del video partecipativo, la sperimentazione di attività e relazioni volte a sostenere e promuovere una maggiore consapevolezza di sé e opportunità di socializzazione. In altri termini si coniugava il tema complessivo del progetto (IEA! sta per Inclusione, emancipazione, agency per combattere le disuguaglianze) attraverso la sperimentazione di paradigmi, processi, metodologie che erano cresciute e si erano sviluppate nel lavoro sociale attraverso un processo di “traduzione” da campi non immediatamente riconducibili al lavoro sociale stesso.

Questa “traduzione” assume, correttamente, che l’arte (e le arti) – dando voce a chi voce non ha, attraverso processi di espressione del sé, di svilupo e consapevolezza delle proprie competenze e abilità di trasformazione del sé e del proprio ambiente, più o meno immediato – costruiscono e restituiscono potere (definito come “l’energia essenziale per intraprendere e sostenere l’azione che traduce l’intenzione in realtà”) e agency (cioè il sentimento di avere controllo sulle proprie azioni e le loro conseguenze) agli individui.

Quest’area del progetto, come le altre, si è avvalsa nelle fasi iniziali di una mappatura quantitativa e poi di un’analisi in profondità. Si è, in altre parole, misurato l’esistente all’interno del CNCA (il quanto questa pratica, dell’uso delle arti largamente definite, fosse presente tra i sistemi membri del CNCA) e poi, scegliendo esperienze significative, si è andati a ascoltare le organizzazioni, gli operatori e le pratiche (il come queste famiglie metodologiche venissero utilizzate sul campo).

Questo lavoro ha rivelato come il tema “arte e empowerment” o “arte e lavoro sociale” si presta a una declinazione plurima, ma al contempo a un’analisi e a uno sviluppo dinamico. Si vuole dire che dall’analisi qualitativa delle esperienze emerge come la rete interna del CNCA ha anche sviluppato coniugazioni del binomio in due ulteriori direzioni e livelli: quello organizzativo e dei gruppi di lavoro, e quello territoriale degli ecoosistemi e delle ralazioni di rete.

Emergono così tre livelli di esperienze e pratiche CNCA della coniugazione “arte e empowerment” (e quindi “arte e lavoro sociale”):

  • Il livello del caso (dimensione della relazione tra operatore/i e utenti/i)
  • Il livello organizzativo (dimensione della relazione tra professionisti nel gruppo di lavoro e tra loro e l’organizzazione)
  • Il livello ecosistemico (dimensione delle reti e territorio in cui si esplica la pratica).

Le finalità di autodeterminazione e autoefficacia del primo livello sono ampiamente studiate, sviluppate, applicate, documentate e quindi note. In questo il progetto conferma il già noto. L’arte nel lavoro con le persone offre, tra le altre, opportunità per apprendere nuove abillità, allargare gli orizzonti, sviluppare un senso del sé, di cosa sia benessere e un senso di appartenenza. Le storie degli operatori che usano le espressioni artistiche parlano di difficili successi e risultati appaganti.

Sono le finalità degli altri due livelli che rivelano la ricchezza innovativa delle esperienze e il potenziale contributo che il progetto può dare oltre il noto.

Il secondo livello parla della creatività del e nel lavoro sociale, non tanto come caratteristica metodologica dell’intervento, quanto come attributo organizzativo che ha ripercussioni sul benessere degli operatori così come sullo sviluppo della riflessività organizzativa, degli apprendimenti di processo e dell’innovazione di pratiche e modelli. Un contributo da competenze “soft” allo sviluppo dell’apprendimento coniugato all’innovazione come paradigma di lavoro per gruppi e organizzazioni.

Il terzo livello parla di come la collaborazione tra artisti, organizzazioni, operatori, persone in carico ai servizi, enti locali e pubblico – attraverso la creativa trasformazione degli spazi pubblici – inneschi processi di riconoscimento, accettazione e a volte, anche se difficile da provare, sembri contribuire a processi di cambiamento comunitario. La sua natura esperenziale e inclusiva consente di sperimentare, focalizzandosi sul processo creativo, relazioni tra stakeholder e uso degli spazi che altrimenti non sarebbero possibili. La collaborazione artistico-comunitaria in pubblico, oltre che contribuire al rafforzamento degli esiti dei precedenti due livelli, promuove, quindi, identità, condivisione delle preoccupazioni proprie del contesto, solidarietà e relazioni nuove tra attori che altrimenti non si sarebbero mai incontrati alla pari, fornisce e genera nuove forme di supporto e sostegno.

Antonio Samà, Università della Calabria

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