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Il CNCA chiede giustizia per Aldo Bianzino

IL CNCA CHIEDE GIUSTIZIA PER ALDO BIANZINO. Il 12 ottobre 2007 è venerdì; Aldo Bianzino, un uomo di 44 anni, viene arrestato, insieme alla sua compagna, in virtù della Legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti, perché coltiva piante di marijuana nel suo campo, in località Pietralunga, fra Umbertide e Città di Castello e, conseguentemente, ne detiene una parte in casa, al centro della sempre meno bucolica Umbria.

 

Il 14 ottobre è domenica; alle prime luci dell’alba, Aldo Bianzino viene rinvenuto cadavere nella sua cella di isolamento del carcere perugino di Capanne, nel quale era stato rinchiuso poco più di ventiquattro ore prima.

Le indagini sono in corso, nel silenzio assordante delle istituzioni cittadine, che pure tanto si sono spese e si stanno spendendo per chiedere verità e giustizia per l’altro fatto di sangue, raccapricciante, che qualche giorno dopo ha riportato Perugia all’onore della cronaca nera, ovvero l’omicidio della giovane studentessa inglese.

Il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) dell’Umbria ritiene che non esistano morti di serie A e morti di serie B, e, soprattutto, ritiene che in carcere e di carcere non si debba né si possa morire.

Verità e giustizia in tempi brevi, con colpevoli e pene certe, in nome di quella legalità di cui si sente sempre di più il bisogno e che istituzioni come il carcere debbono garantire, visto che esistono per ricordarcela.

Il CNCA dell’Umbria ritiene, inoltre, che anche la legalità, come la morte, non debba essere di serie A e di serie B e non si possa invocare solo per proteggere i confini della patria e la purezza della razza, per cui sono proprio coloro che rappresentano la Legge e lo Stato quelli che per primi devono esserne i rispettosi garanti.

Il CNCA dell’Umbria, unitamente al CNCA nazionale, ripropone, infine, a questo Governo la cancellazione o, quanto meno, una rapida e vigorosa riforma di questa pessima legge, ossia la Fini-Giovanardi, alla quale comunque va ascritta anche quest’ultima, almeno così ci auguriamo che sia, tragedia.

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