Non assistiti, ma protagonisti. I migranti nei progetti di accoglienza

Workshop organizzato a Roma, il 21 febbraio, dal Gruppo tematico nazionale del CNCA “Accoglienza migranti”

“Il protagonismo delle persone migranti”
Roma, 21 febbraio
Verbale del workshop organizzato dal Gruppo tematico “Accoglienza migranti” del CNCA

Ha introdotto Stefano Trovato referente gruppo migranti del CNCA e sono intervenuti Sasckia Loochkartt e Barbara Gala di UNHCR, Valentina Itri di Arci Immigrazione e Chiara Peri di Centro Astalli.

Stefano Trovato introduce il workshop che si inserisce nel percorso di riflessione ed elaborazione che il gruppo ad hoc “migranti” del CNCA ha avviato da molto tempo. Il tema del protagonismo dei migranti è uno dei focus di riflessione insieme alla qualità dei servizi che le organizzazioni socie offrono nell’accoglienza migranti e al tema del rapporto con i territori (comunità) nei quali i servizi si trovano.

 

Sasckia Loochkartt e Barbara Gala di UNHCR

L’UNHCR ha prodotto numerosi materiali sullo sviluppo di modalità di intervento a protezione dei rifugiati che possano valorizzare il loro protagonismo, in particolare ha pubblicato nel 2008 un manuale: “A Community-based Approach in UNHCR Operations” specifico sull’argomento. Un sistema di protezione con approccio sociale e di comunità che favorisca il diritto di partecipazione dei migranti, non solo quindi come persone che vengono essere ascoltate e rese visibili come destinatarie dell’intervento di protezione, ma come persone attive.

Esistono reti sociali che si sviluppano durante il viaggio del migrante, che sono quelle lo aiutano a sopravvivere alle situazioni peggiori e che di fatto gli permettono di completare il viaggio, sono queste reti che di fatto lo proteggono, molto più che le varie organizzazioni che sarebbero preposte a farlo, in primis la stessa UNHCR. La sua capacità di costruire un sistema collaborativo di alleanza sociale durante il percorso è la sua sopravvivenza.

La protezione è per i rifugiati la possibilità di avere garantiti i propri diritti, fra cui la possibilità di sviluppare la propria proposta per il processo di protezione che li riguarda. Uno dei sistemi di protezione più efficaci è quello della costruzione di comunità di rifugiati. Prima le comunità di migranti devono essere rafforzate, per sviluppare la propria proposta di protezione così le persone possono essere protagoniste di tutte le scelte che li riguardano.

In Italia le persone non sono protagoniste ma solo assistite. Ci sono buone pratiche ma non politiche che vadano verso la facilitazione del protagonismo dei rifugiati/migranti.
Assisiti ma non protagonisti. Sono visti come soggetti passivi , non attivi. Spesso si lavora per loro, ma con loro.

Un modo per attivare dei processi di protagonismo è quello di riconoscere quello che hanno costruito durante il loro viaggio, la rete sociale costruita nel viaggio che è stata per la loro fonte di resilienza; il sostegno delle persone incontrate durante il percorso è quello che ha permesso di sopravvivere e superare le violenze subite ed il viaggio. Uscire da una visione individualista ed occidentale, e cercare di sforzarsi per capire cosa significa anche in altre culture il diritto gestito in maniera comunitaria, collettiva, solidale in senso comunitario. Le comunità hanno misure di protezione, altrimenti non sarebbero comunità. I rifugiati/migranti sanno quali sono gli strumenti per proteggersi, quali le strategie utili per il proprio sviluppo ed integrazione. Dovrebbero essere ascoltati per definire come deve essere l’accoglienza. Il nostro sistema invece riduce a zero le attività di protagonismo, tiene le persone in attesa per 2-3 anni, in uno stato di attesa permanente, che riduce tutte le occupazioni ed i pensieri all’ottenimento del documento. Una situazione che prostra fortemente le persone e può portare al disturbo mentale.

Ci sono proposte ed iniziative territoriali che dovrebbero essere seguite per cambiare il sistema di asilo, che possono integrare iniziative di comunità del terzo settore. Ci sono Associazioni fatte da rifugiati e richiedenti asilo come Mosaico-Azioni per i rifugiati che esprimono proposte chiarissime di politiche pubbliche e per migliorare il sistema di asilo.
Vi è un aumento delle persone che vivono fuori dal sistema di accoglienza.

Oggi negli accampamenti ed alloggi informali ci sono moltissimi migranti ed anche rifugiati, perché hanno maggiore autonomia per esprimere se stessi, anche se in situazioni di degrado molto accentuate. Aver superato il viaggio, significa avere grande forza, riconoscere questa grande forza è anche un compito di chi si occupa di accoglienza. I migranti sono quasi tutti giovani: si sentono capaci di fare qualsiasi cosa. Arrivano spesso che il viaggio li ha costretti a maturare velocemente, sarebbe doveroso riconoscere le loro capacità ed i loro talenti. Uno degli indicatori potrebbe essere provare a favorire anche il rapporto diretto fra i rifugiati e richiedenti asilo con le autorità preposte.

Vi è una mancanza di mediazione culturale, ci vorrebbe un intervento legislativo e la costituzione di un albo dei mediatori culturali. Si è costituita la Coalizione dei rifugiati d’Europa, adesso ci vorrebbe una spinta per promuovere una coalizione al livello italiano. Ed anche in merito a questo sarebbe fondamentale capire quali sono le opinioni delle associazioni di rifugiati in Italia per costruire questa coalizione italiana.

Una delle azioni che si potrebbero promuovere da subito sarebbero quelle di aprire a dei rapporti gestiti in maniera collettiva anche nella relazione dentro ai centri. Ed aprire uno spazio partecipativo nei centri di accoglienza.

 

Valentina Itri  di Arci immigrazione

Nei documenti Arci le persone che sono all’interno del sistema di accoglienza sono definite utenti e non beneficiari, un utente usa il nostro servizio. Arci ha elaborato le proprie linee guida nazionali sulle modalità di gestione dei centri di accoglienza, che ad oggi ospitano 6500 persone, in molti più SPRAR che CAS.

Il modello che promuove il protagonismo dei migranti sarebbe da applicare sia negli SPRAR che nei CAS, non dobbiamo dimenticare che siamo costretti nella cornice normativa che caratterizza l’accoglienza e che limita fortemente la nostra capacità di intervento e le possibilità di sviluppare protagonismo.

Arci lavora molto anche nella formazione e presa di coscienza dei propri operatori. Ci sono stati casi di revoche dell’accoglienza perché ospiti che erano nei centri hanno partecipato a sit in di protesta, o manifestazioni, oppure perché sono state segnalati dagli operatori atteggiamenti aggressivi o ritenuti violenti, quando magari erano state solo momenti di normale nervosismo o di maleducazione: dobbiamo riconoscere il diritto all’umore negativo del richiedente asilo, ed anche il diritto ad esprimere la propria opinione, tenendo presente che molti provengono da percorsi di opposizione politica anche nel loro paese. In questo senso è importante riflettere sul ruolo dell’operatore nelle segnalazioni alla Prefettura.

Uno degli strumenti che riteniamo abbia facilitato il protagonismo dei migranti e la qualità dell’accoglienza è stato quello di avere mediatori linguistici anche per lingue minori in modo da riuscire ad avere una comunicazione diretta con le persone accolte. Abbiamo 35 lingue coperte anche grazie all’investimento su vecchi utenti che si sono poi formati per il servizio. Stiamo anche lavorando ad un portale dedicato ai centri di accoglienza.
Arci ha alcuni circoli che sono gestiti da migranti.

La situazione italiana è caratterizzata da un numero sempre più alto di dinieghi rispetto alle richieste di protezione ed asilo, così aumentano le persone escluse dai percorsi. Una particolare attenzione andrebbe anche posta alla condizione delle donne che dimostrano una grandissima capacità di resilienza. L’interpretazione della normativa di fatto richiede alle vittime di tratta un protagonismo obbligatorio nel dover denunciare gli sfruttatori prima di poter accedere ad un percorso strutturato di protezione, invece la normativa prevedrebbe che prima ti proteggo poi denunci. Oggi le donne vittime di tratta hanno maggiore semplicità a dichiarare questa loro condizione rispetto al passato, ma la burocrazia ammazza con i tempi lunghi la possibilità di mantenerle agganciata.
Quanto abbiamo bisogno noi di essere dei volontari che aiutano esiste anche la contraddizione del volontariato obbligatorio per migranti che è una contraddizione.

 

Chiara Peri centro Astalli di Gesuiti per rifugiati

Il centro Astalli ha promosso da molto tempo la costruzione di reti di famiglie che accolgono rifugiati. L’iniziativa è nata in Francia, e nasce con una riflessione che era non tanto e solo dare un posto dove dormire, ma aiutare le famiglie francesi a conoscere i migranti/rifugiati.

Il progetto inizialmente faceva leva anche sull’orgoglio nazionale francese perché la Francia potesse offrire un’accoglienza adeguata alle persone.
Definizione dell’iniziativa: iniziative create dal basso (volontari e rifugiati) per fare insieme delle attività. È stata anche lanciata una mappatura on line, con una ricerca qualitativa sulle iniziative proposte (link) che contiene raccomandazioni e linee guida, video delle esperienze. Si tratta di attività che vanno oltre l’accoglienza, è anche più semplice lavorare su questi piani fuori dai centri.

 

Le riflessioni nate:

  • Primo cosa significa community? Vivere insieme è molto diverso da zona a zona in Italia. Ma ci sono anche diversità forti fra i rifugiati e migranti anche a seconda dello stato sociale ma anche dalla comunità di provenienza, e dell’età.
  • Importanza della lingua. Lingua è fondamentale nelle relazioni, i migranti non parlano italiano, mentre spesso parlano delle lingue che si usano in Europa (francese, inglese); l’italiano è un limite, e la lingua è comunque un classificatore sociale.
  • Lo spazio disponibile per fare le attività. Senza spazi dedicati non è possibile attivare niente. In fondo il Centro di accoglienza è uno spazio condiviso con regole non condivise. Minimo migrante passa un anno e mezzo in un centro di accoglienza, comunità nei centri di accoglienza sono fatte di diversissime provenienze e modalità e abitudini di vita. Avere nei centri anche solo uno spazio che possa essere usato per invitare un amico a prendere un thè .
  • Il tempo vuoto anche non finalizzato. Che rimanga disponibile per fare altro dalle attività abituali.
  • Accoglienza è un servizio. Il servizio può essere più consapevole di fare il suo ruolo in una maniera migliore possibile, ma rimane vincolato anche ai regolamenti.

Quello che può essere utile è cercare di spingere per costruire una rete anche dal centro di accoglienza. Di fatto spesso il rifugiato/migrante soffre una certa solitudine, le comunità straniere in Italia sono deboli e poche. Attenzione alla specializzazione dei ruoli, che impediscono a volte di lavorare sulla relazione, cura relazionale della convivenza forzata. Ed una certa attenzione deve anche essere posta alla standardizzazione stretta dei servizi, anche se promossa in termini di qualità, potrebbe limitare le capacità relazionali.

In Italia in questo momento storico le iniziative di cittadinanza attiva sono in forte difficoltà. Anche la redazione del Piano integrazione del Ministero parte con la definizione dei cd principi non negoziabili della cultura italiana: laicità dello Stato (ma molti non sanno nemmeno cosa è) e poi la parità fra uomo e donna; questi principi però spesso non sono tutelati effettivamente nel paese.

 

Argomenti trattati durante il dibattito:

  • Si segnala quanto sarebbe necessario che ci fosse un dialogo fra le commissioni ed i servizi anti tratta, spesso le vittime di tratta sono giovanissime, non istruite e con delle difficoltà a capire ance quale sia per loro il miglior percorso, ed anche a riconoscersi come vittime di tratta. Nel Decreto legislativo n.286 viene valorizzato il percorso sociale e distinto dall’aspetto del percorso giuridico, la legge non è nata come premiale, invece il percorso sociale spesso non è riconosciuto da parte delle Questure. Sistema tratta ha pochi fondi mentre viene richiesto sempre più agli operatori di fare anche da consulenti per le istituzioni.
  • Importanza di sviluppare le relazioni fra organizzazioni e persone che lavorano nell’accoglienza mettendo in comune anche le difficoltà. Questo crea solidarietà, e aumenta la fiducia nel proprio lavoro. Mettersi in rete fra reti che accolgono.
  • Esiste anche il tema della impreparazione degli operatori, ad esempio per coloro che lavorano in centri con complessità elevate come gli SPRAR per minori. Lavorare con i minori sulla partecipazione è molto difficile, ci sono poche risorse anche per creare comunità. Spesso arrivano ragazzi con più difficoltà, e più traumi, e il grosso lavoro è anche quello di evitare di essere indentificati come poliziotti al controllo invece che come operatori o educatori.
  • Importanza di cercare di rispettare le aspirazioni anche dei minori.
  • Capire come promuovere la costruzione di comunità protagoniste nel territorio, e provare a dare continuità e mantenere una relazione con queste comunità da parte dei centri di accoglienza, anche in considerazione delle difficoltà dettate dalle gare d’appalto e delle continue riduzioni economiche proposte.
  • Valorizzare il protagonismo dei migranti anche in relazione alle loro capacità di dare informazioni dirette sulle procedure e leggi sull’accoglienza alle persone che parlano la stessa lingua e anche parlare delle difficoltà che potranno avere nel percorso in Italia. Promuovere anche un rapporto diretto con i rappresentanti del governo italiano. Un protagonismo per sostenere il percorso di coloro che arrivano dopo, e che valorizza le esperienze e le competenze acquisite.
  • Promuovere le associazioni di migranti, esistono iniziative locali che hanno però bisogno di un riconoscimento. Associazione di giovani migranti senza distinzione fra richiedenti, rifugiati e migranti economici. Provare ad ascoltare e sostenere il diritto alla partecipazione così come declinato in diverse espressioni da diverse persone e comunità. In alcuni paesi i nuovi bandi contengono azioni pensate per sostenere le iniziative di rifugiati/migranti e possibili ed autonome.
  • Spesso i migranti hanno già un progetto chiaro, in tal caso chiedono solo lavoro e permesso, questo non aiuta a renderci in grado di promuovere il loro protagonismo.
  • Attenzione a non dividere tutto in categorie rigide.
  • La società fuori dai centri di accoglienza è in crisi e tale malessere si riverbera inevitabilmente anche dentro ai centri, che sono un pezzo della società.
  • Trovare una non lingua comune che magari non è né italiano né quella del paese di origine.

 

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