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Anche nella cura delle dipendenze il fine non giustifica i mezzi

COMUNICATO STAMPA

Anche nella cura delle dipendenze
il fine non giustifica i mezzi

Una società spaventata e incapace di affrontare la diffusione di eroina
negli anni 80 sembrava aver dato alle nascenti comunità un mandato amplissimo:
tutto, anche la violenza, sembrava per qualcuno
giustificabile di fronte al mostro della “droga”

Roma, 5 gennaio 2021

“A seguito delle polemiche sollevate dalla realizzazione della serie tv su una delle comunità per tossicodipendenti più controverse e discutibili del panorama italiano, prendiamo la parola a nome delle migliaia di operatori e dei tantissimi servizi che fanno capo alla nostra federazione” dichiara Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), la principale rete di cura delle dipendenze del terzo settore con circa 300 realtà sparse in tutta Italia. In primo luogo, ci preme sottolineare che, anche nella cura delle dipendenze, il fine non giustifica i mezzi, ancor più quando i mezzi utilizzati ledono i diritti basilari della persona e sono addirittura di tipo gravemente coercitivo e violento. Nel caso raccontato nella serie tv, una società spaventata e incapace di affrontare il fenomeno della diffusione di eroina ha avallato, facendone talvolta un simbolo, un approccio che prevede l’espulsione e isolamento delle persone dalla comunità di appartenenza, a qualunque costo, in virtù di un mandato che ha lasciato spazi amplissimi ­– fino ai fatti gravissimi riportati nella serie – a chi si proponeva come unico salvatore e il cui metodo doveva diventare legge. La ‘droga’ era il mostro che giustificava tutto.”

“La nostra federazione”, continua De Facci, “nel proprio lavoro ormai quarantennale, ha sempre contrastato un approccio alle droghe che finisce per colpire, inevitabilmente e pesantemente, le persone che consumano sostanze, invece di essere accanto alle persone in difficoltà e alle loro famiglie con un’azione educativa, di ascolto, di vicinanza e di cura complessiva. La campagna ‘Educare, non punire’, di cui siamo stati promotori negli anni 80 e 90, è nata proprio per contestare l’approccio repressivo della legge Jervolino-Vassalli, ispirato anche dal fondatore di San Patrignano. La campagna aveva l’obiettivo di rifiutare il condizionamento violento delle persone e il carcere come mezzo prioritario di induzione al cambiamento. Altri approcci erano invece possibili, come negli anni è stato dimostrato in modo inequivocabile dalla moltitudine di comunità e servizi di vario tipo, non solo del CNCA, che non hanno mai usato la violenza, fisica e psicologica, per sostenere le persone con problemi di dipendenza e accompagnarle con successo al cambiamento e al reinserimento nella società.”

“Infine,” conclude il presidente del CNCA, “non vorremmo che la questione droghe e le risposte alle tante domande che essa pone, vengano ancora letto attraverso la lente esclusiva proposta dalla comunità raccontata nella serie tv.  A fronte del migliaio circa di persone ospitate nella struttura fondata da Muccioli, sono almeno 16mila le persone accolte ogni anno nelle quasi 500 comunità e strutture di accoglienza sparse nel paese e circa 200mila le persone prese in carico dai servizi territoriali pubblici e del terzo settore. Quella raccontata nella serie tv è, perciò, solo una delle storie delle moltissime organizzazioni che oggi, in Italia, sono impegnate sul fronte dipendenze. Molte altre meriterebbero di essere raccontate.”

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