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Un bilancio della prima edizione di Cloud-Festival delle Giovani Generazioni

La pandemia ha costretto anche i giovani a chiudersi in casa. Un sacrificio pesantissimo per un’età che dovrebbe essere segnata dall’esplorazione del mondo esterno, dalle relazioni, dalle esperienze dirette. Il Covid li ha resi ancora più invisibili, in un paese che continua ad avere un bassissimo interesse per loro, a non capirne emozioni e domande, a non valorizzarne la partecipazione.

Per questo, quando abbiamo pensato a un evento rivolto ai giovani, abbiamo capito che non poteva essere la solita tavola rotonda in cui gli adulti presentano la loro opinione sul mondo giovanile. Occorreva rendere protagonisti i giovani stessi, fin dall’ideazione dell’evento.

Così è nata la prima edizione di “Cloud-Festival delle Giovani Generazioni”, che si è tenuta online il 24 marzo scorso in diretta streaming sulla pagina Facebook e il canale YouTube del CNCA (guarda la registrazione dell’evento). Un’edizione dedicata agli adolescenti tra i 13 e i 17 anni. Tre ore e un quarto in cui hanno preso la parola tantissimi ragazzi di tutta Italia, un’occasione di dialogo concreto tra generazioni diverse per riflettere assieme su questo tempo e sulle nuove sfide che ci riserva.

A dicembre 2020, in un incontro online dedicato, sono state individuate, con un gruppo ristretto di adolescenti, 26 parole chiave attraverso cui raccontare la propria esperienza in questi lunghi mesi di pandemia: amicizia, felicità, godersi la vita, vivere l’attimo, silenzio, rabbia, frustrazione, solitudine, aria, spazio, libertà, coraggio… Parole che sono diventate carte per un “Cloud Game” che ha coinvolto tanti ragazzi nelle settimane precedenti il Festival: scegli la carta e dici quali significati ed emozioni associ a quella parola.

È stato anche lanciata una call – intitolata “Tempo presente” – con la quale si è chiesto di inviare un breve video, di 2 minuti circa, in cui raccontare “una cosa che hai imparato, una cosa che hai capito o una cosa che senti importante o una cosa che ti manca in questo tempo presente.”

Il risultato è stato la raccolta di 62 video, che hanno coinvolto 221 ragazze e ragazzi e 25 diverse organizzazioni. In un tempo segnato dalla paura che blocca l’esistenza e interrompe le relazioni, è terapeutico esprimersi e sentirsi ascoltati. “La fiducia e l’ascolto sono cose potentissime”, ha detto uno degli ospiti del Festival, l’educatore Daniel Zaccaro.

Durante la diretta streaming dell’evento tanti ragazzi hanno commentato live ciò che stavano vedendo, per condividere quanto il senso di solitudine o la fatica raccontati dalle parole dei coetanei e vissuti in lockdown erano il loro stesso sentire, si sono fatti forza a vicenda oppure hanno scritto per fare domande, anche solo per un saluto e per dire “ci siamo anche noi”, “siamo connessi”.

Molti sono stati colpiti dalla potenza del racconto collettivo del video “Tempo presente” – che ha raccolto alcuni pezzi dei video inviati per la call – in cui si sono sentiti riconosciuti e valorizzati. Come ha ricordato Gabriele Salvatores nel suo intervento “nel momento in cui tu riprendi solo la realtà ne fai una copia, se invece il tuo sguardo diventa importante, allora non racconti solamente la realtà, ma racconti la tua visione della realtà ed è questo il passaggio importante da fare… Bravi e continuate così!”.

Un’educatrice di un centro giovanile a Catania ci ha detto al termine del Festival, riferendosi ai ragazzi coinvolti in Cloud dalla propria organizzazione: “I video realizzati da loro stessi e dagli altri ragazzi li hanno resi protagonisti e parte integrante di un sentire comune. Progettare e fare insieme i video della call e il Cloud Game è stata una grande opportunità per imparare a riflettere su cosa si sente in questo periodo così particolare”. Un’altra educatrice, invece, ci ha riportato quanto per M., il ragazzo da lei seguito, fosse stato terapeutico partecipare alla call, perché per la prima volta si era deciso a narrare la propria storia e lo aveva fatto scrivendo una canzone. Molte ragazze e ragazzi sono rimasti colpiti dalle testimonianze degli ospiti intervenuti, come la storia di Ivan Lombardi, atleta paralimpico, che ha saputo trasformare in opportunità un grave ostacolo nel proprio percorso di vita.

Il Cloud Festival è il tentativo di imparare dai ragazzi le parole, i sentimenti e gli apprendimenti di cui abbiamo bisogno. E ci pare significativo che i ragazzi abbiano scelto di raccontarsi ricorrendo alla poesia, alla canzone, alla musica, realizzando uno scarto rispetto al discorso degli adulti, che è stato invece segnato – in questo tempo di pandemia – dalla cronaca, dal linguaggio della scienza e da un sovraccarico di dati, come ha notato il sociologo Stefano Laffi. Usare la parola poetica dà la possibilità di tenere conto delle connessioni inattese e complesse, con la poesia si costruisce un progetto e il progetto si fa politica. I ragazzi sanno reagire creativamente alle circostanze e ai problemi che vivono e sanno usare il linguaggio della visione e del superamento del presente. I ragazzi ci sono e spetta a noi adulti il compito di riconoscerli. Occorre costruire un racconto dove, insieme, siano possibili nuove idee, nuovi percorsi, nuovi sogni, oggi “nel tempo presente” non domani, perché non ci si salva da soli. Con Cloud ci abbiamo provato e da li ri-partiamo e ri-apriamo.

La cabina di regia di Cloud – Festival delle Giovani Generazioni
composta da Valeria Anatrella, Liviana Marelli, Giorgia Olezzi, Alessia Pesci, Massimo Ruggeri,
con la collaborazione di Danilo De Biasio e l’agenzia Be Open

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